Godzilla (2014) - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.20/5

Godzilla

RANKING
1841° su 2562 in Generale
90° su 133 in Fantascienza
20142 h 03 min
Trama

I test nucleari del 1954 effettuati dagli americani nell’Oceano Pacifico risvegliano un’enorme creatura anfibia, ritenuta leggendaria dalla mitologia orientale, chiamata Gojira. Quando la marina americana tenta di ucciderla con un’esplosione atomica nel Pacifico, definendola un ulteriore test, la creatura gigante inizia a vagare nelle profondità dell’oceano fino a quando un antico nemico, chiamato Muto, comincia a minacciare la sua sopravvivenza, costringendo il mostruoso essere a riapparire, portando distruzione ovunque vada.

Metadata
Regista Gareth Edwards
Titolo originale Godzilla
Data di uscita 15 Maggio 2014
Nazione Stati UnitiGiappone
Durata 2 h 03 min
Attori
Cast: Aaron Taylor-Johnson, CJ Adams, Ken Watanabe, Bryan Cranston, Elizabeth Olsen, Carson Bolde, Sally Hawkins, Juliette Binoche, David Strathairn, Richard T. Jones, Victor Rasuk, Patrick Sabongui, Jared Keeso, Luc Roderique, James Pizzinato, Al Sapienza, Brian Markinson, Yuki Morita, Chris Shields, Catherine Lough Haggquist, Eric Keenleyside, Ken Yamamura, Hiro Kanagawa, James D. Dever, Ty Olsson, Kurt Max Runte, Jill Teed, Anthony Konechny
Trailer
Godzilla (2014)

Godzilla è da sempre un monito, la sintesi di una mostruosità sbattuta in faccia a un’umanità miope. Un essere che può e deve arrivare ovunque perché affetto da un gigantismo che non può e non deve lasciare superstiti o conoscere ostacoli. Godzilla è un kaiju, uno degli originalissimi mostri della tradizione nipponica, sorto per ricordare al mondo le devastazioni senza ritorno di Hiroshima e Nagasaki. Anche se più che dalla cortina mortifera di un fungo atomico Godzilla pare generato dalla colata lavica solidificata di uno di quei vulcani tanto cari alla sua ultra-sismica terra d’origine (in realtà, però, non è affatto secondario il fatto che siano proprio delle radiazioni nucleari a imprimergli la consistenza imponente che assume). Nella nuova versione di Gareth Edwards, che tira a lucido un’intera fetta d’immaginario e prova a restituirgli forza e vigore, la genesi che sta alle spalle del disastro conta eccome: perché quella del regista di “Monsters”, che era una sorprendente opera di fantascienza a basso budget con una miriade di soluzioni notevoli, è a tutti gli effetti una modernizzazione estetica e concettuale dei tanti “Godzilla movie” che si sono susseguiti negli anni. Con un piglio più maturo, forse più coeso, ma non necessariamente più accattivante o riuscito.

Il parto dell’immaginazione di Ishiro Honda nelle mani di Edwards diventa un “one-creature show” simile a una grande tragedia moderna, che dopo una prima parte più preparatoria sfodera nella seconda un crescendo piuttosto stabile e monotono di catastrofi rutilanti. La coscienza buona dell’umanità è sottoposta così a una minaccia trasversale, aerea e acquatica, oltre che terrestre. Ed è in questa invasività orientata su più fronti che l’uomo comune deve reinventare se stesso, ridefinire il suo quotidiano, specchiarsi negli abissi dei propri sensi di colpa, tra l’altro condivisi con i suoi simili. Senza sottovalutare il paradosso di fondo: può una macchina di morte così esemplare essere depositaria di una speranza, di una salvezza? Edwards muove da queste interessanti premesse, ma in parte smarrisce la via maestra lasciandosi offuscare lo sguardo e la lungimiranza dalle logiche del film concepito in studio, molto meccanicamente e alla larga da un’identità artistica che vada oltre la semplice cognizione di un cinema artigianale di altissimo livello. Il regista britannico amplifica l’idea di un mostro punitivo e rabbioso per poi giustamente smembrarla in un finale in cui l’uomo – il protagonista Ford Brody, interpretato da Aaron Taylor-Johnson – scruta gli occhi del gigante abbattuto scorgendovi, forse, le sue medesime debolezze.

E la stessa carcassa di Godzilla giace su delle macerie simili, come colpo d’occhio, a quelle dell’11 settembre, a riprova di una rifondazione che eticamente ci riguarda tutti da vicinissimo e che non può che richiedere l’estirpazione del cancro delle colpe del passato. Sono aspetti che però trascolorano e perdono un po’ di peso al cospetto della ripetizione ossessiva, scialba e perfino un po’ anonima di dinamiche da “disaster movie” fin troppo radicalizzate e risapute. La seconda metà del film somiglia di fatto a una specie di sinfonia spettacolare sullo sfaldamento totale di ciò che abbiamo intorno e sull’origine addirittura matriarcale e uterina dell’orrore, interno già agli esseri umani forse prima ancora che ai mostri. Non è poco, anzi. Però la forma attraverso cui tutto ciò è portato avanti è purtroppo sterile e allitterante; come se a Gareth Edwards, che nella sua carriera ha sempre lavorato in autonomia agli effetti speciali, vincendo anche un BAFTA per un documentario intitolato “Hiroshima” (non a caso!), fosse partita la mano con la dimensione del “gioco” produttivo, oltretutto da poter sciorinare finalmente su scala esponenziale. Alla maniera di uno scolaro talentuoso ma evasivo, che cerca scappatoie ludiche per sottrarsi all’obbligo dei compiti veri.

Voto dell’autore:2.7 / 5

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