Grisbì - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
4.00/5

Grisbì

RANKING
324° su 2514 in Generale
6° su 23 in Noir
19541 h 34 min
Trama

Max e Ritojn, due gangster legati da una solida amicizia, hanno fatto un grosso colpo. Un rivale della malavita, Angelo, lo viene a sapere e, per impadronirsi del bottino, assolda dei killer per eliminare i due uomini.

Metadata
Regista Jacques Becker
Titolo originale Touchez pas au grisbi
Data di uscita 19 settembre 2018
Nazione FranciaItalia
Durata 1 h 34 min
Attori
Cast: Jean Gabin, René Dary, Dora Doll, Vittorio Sanipoli, Marilyn Buferd, Gaby Basset, Lino Ventura, Jeanne Moreau, Paul Frankeur, Alain Bouvette, Daniel Cauchy, Paul Barge, Denise Clair, Angelo Dessy, Michel Jourdan, Paul Oettly, Jean Riveyre, Delia Scala, Charles Bayard, Jean Clarieux, Jean Daurand, René Hell, Dominique Davray, Robert Le Fort, Pierre Moncorbier
Trailer

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Grisbì

I grisbì sono dei biscotti a forma rotonda ripieni di crema alla nocciola, al cacao, o al limone; ma se inseriamo questa parola in un noir abitato dalla malavita e da gangster, allora possono diventare il nome in codice del malloppo, della refurtiva, insomma del frutto di una rapina compiuta da malavitosi francesi. È il loro gergo, l’argot, utilizzato per camuffare, nascondere, depistare: gergo di cui il romanzo “Touchez pas au grisbì” di Albert Simonin è infarcito, ma che il film da cui è tratto, in italiano solamente “Grisbì”, appunto, perde a favore di un lessico più agevole, più comprensibile; e quindi di un cinema di genere ben impiantato, forte e con tanta personalità. In “Grisbì”, opera firmata da Jacques Becker e uscita nel 1954, troviamo gli elementi tipici del noir: ci sono i locali notturni ad uso esclusivo dei malavitosi, locali che coprono e occultano la loro attività; ci sono i giradischi e le serate danzanti con donne bellissime; ci sono i colpi e i malloppi che hanno la forma di lingotti d’oro pesanti, da nascondere e dividersi; ci sono persone che origliano, altre che scelgono il silenzio, altre che tradiscono; ci sono anche le armi e le sparatorie, le ferite e i morti.

C’è tutta l’atmosfera rarefatta, chiaroscurale ed evocativa che la regia sapiente ed asciutta di Becker, la fotografia regolare e metodica di Pierre Montazel, la scenografia di una Parigi tanto fosca quanto caratteristica, e la colonna sonora composta da Jean Wiener, con quel motivetto d’armonica che pare quasi “fischiettato” ed è diventato celebre nella musica francese, creano nei modi e nei tempi giusti. Ma “Grisbì” riesce anche ad essere un noir atipico: perché è un film di nomi, di volti, di sguardi, di corpi e di persone, soprattutto. Un film che predilige l’azione, non tanto quella creata con il montaggio, ma quella che avviene all’interno dell’inquadratura; e non tanto quella tipica del noir, cioè l’azione intesa come attività criminale, quanto piuttosto le azioni quotidiane, abituali, normali. La macchina da presa di Becker si attarda spesso a mostrare i suoi personaggi intenti a lavarsi i denti, a preparare un letto per la notte, a mettersi il pigiama, a fare colazione con fette biscottate e paté, a fumare; o ad amoreggiare senza parole, con i soli sguardi e sfregamenti di corpi.

Ecco perché “Grisbì” sfugge ad una catalogazione di genere per diventare qualcosa di più. Il protagonista Max, interpretato magistralmente nei suoi particolari da Jean Gabin, sembra un precursore del Neil McCauley di Robert De Niro in “Heat – La sfida” di Michael Mann (1995): perché è un uomo ormai troppo vecchio per quel tipo di vita, che vuole chiudere con il passato, godersi l’amicizia del fido complice Riton (René Dary) e l’amore di Betty (Marilyn Buferd), con tutti quei lingotti d’oro del grisbì; quasi ad inizio film, afferma: “Dopo mezzanotte mi sento come un impiegato che fa gli straordinari”. È l’animo di questo personaggio e degli altri comprimari, tra i quali ricordiamo Angelo (l’esordio cinematografico del pugile Lino Ventura), l’antagonista che vuole impossessarsi del grisbì, a creare il vero fulcro narrativo del film, la sua spinta, la sua forza. François Truffaut nei “Cahiers du cinéma” scrisse: “Il vero soggetto di “Grisbì” è l’invecchiare e l’amicizia… è un film sulla cinquantina”.

Dunque “Grisbì” si certifica come un noir cadenzato, orchestrato in situazioni e momenti che compongono un quadro complessivo poetico e lontano dal didascalismo; un’opera di smorfie e sorrisi, di sguardi torbidi e malinconici, di movimenti crepuscolari. CG Entertainment distribuisce l’opera in una nuova edizione Dvd, impreziosita nei contenuti extra dal racconto “Giù le zampe dal malloppo!” di Valentina Pattavina, che ripercorre le vicende anche produttive del film, svelando a questo proposito alcuni aneddoti interessanti. Avere questo Dvd è il modo migliore per impreziosire la propria collezione con uno dei noir più importanti del cinema francese, così dentro e fuori dal genere, così suggestivo nelle atmosfere tipiche del genere, quanto in quelle che si agitano invece dentro l’animo dei protagonisti.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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