Heart of the sea - Le origini di Moby Dick - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.50/5

Heart of the sea - Le origini di Moby Dick

RANKING
1376° su 2562 in Generale
27° su 43 in Avventura
20152 h 01 min
Trama

Nel 1820 l’abile marinaio Owen Chase, in procinto di diventare padre, viene nominato primo ufficiale della nave Essex, inviata fra le acque dell’Atlantico per procurarsi olio di balena sotto il comando del capitano George Pollard Jr, un uomo di alto lignaggio, ma giovane e di scarsa esperienza. Fin dall’inizio del viaggio, funestato da una terribile tempesta, i rapporti fra Chase e Pollard si rivelano estremamente tesi.

Metadata
Regista Ron Howard
Titolo originale In the Heart of the Sea
Data di uscita 3 Dicembre 2015
Nazione Stati Uniti
Durata 2 h 01 min
Attori
Cast: Chris Hemsworth, Cillian Murphy, Benjamin Walker, Ben Whishaw, Tom Holland, Brendan Gleeson, Donald Sumpter, Frank Dillane, Joseph Mawle, Charlotte Riley, Paul Anderson, Michelle Fairley, Jordi Mollà, Sam Keeley, Jamie Sives, Andrew Crayford, Claudia Newman, Daniel Westwood, osy ikhile, Edward Ashley, Hayley Joanne Bacon
Trailer
Heart of the sea - Le origini di Moby Dick

Se il primo decennio e oltre della sua produzione dietro la macchina da presa è stato votato quasi esclusivamente al genere della commedia, a partire dal 1992, con “Cuori ribelli”, Ron Howard ha rivelato anche un’altra declinazione della sua vena registica: la propensione per un cinema profondamente “classico”, tanto nello spirito quanto nelle modalità di messa in scena, confermata negli anni successivi da film di genere differente quali “Apollo 13”, “A beautiful mind”, “Cinderella man” e, più di recente, l’ottimo “Rush”. Naturale, dunque, pensare a Ron Howard per un progetto come “Heart of the sea – Le origini di Moby Dick”, in cui l’ampio respiro di un film ricalcato sui modelli del racconto epico (basti pensare alle analogie fra il romanzo “Moby Dick” e l’“Odissea” di Omero) incontra la spettacolarità di un’avventura d’altri tempi, con il confronto impari fra l’uomo e la natura.

Alla radice di “Heart of the sea” vi è il libro di Nathaniel Philbrick che ricostruisce la reale vicenda della Essex, la baleniera il cui sventurato viaggio avrebbe ispirato lo scrittore Herman Melville per la stesura del suo capolavoro. Ed è proprio Melville, impersonato dall’attore Ben Whishaw, il destinatario della dolorosa rievocazione di Thomas Nickerson (Brendan Gleeson), che a trent’anni di distanza accetta di ripercorrere i ricordi di quella prima esperienza in mare aperto, da ragazzo appena adolescente (e con il volto del futuro Spider-Man, il diciannovenne Tom Holland). Una cornice narrativa che, nel finale, assume i contorni di un’apologia del potere liberatorio e salvifico della parola, della scrittura e di conseguenza della creazione romanzesca (inevitabili gli echi di “Vita di Pi” di Ang Lee), genuino spunto d’interesse di un film in cui i maggiori motivi di fascino rimangono le suggestioni visive nelle sequenze dell’oceano in tempesta e dello scontro con la gigantesca balena bianca nel cuore dell’Atlantico.

Laddove però “Heart of the sea” riscontra il suo maggiore limite è invece nella caratterizzazione stereotipata dei personaggi principali, che faticano a tenere sulle proprie spalle il peso della tensione epica scaturita dal tema al cuore del film: l’ambizione dell’essere umano di ottenere il sopravvento su una natura dai connotati sublimi (la balena è un “mostro” smisurato), un’ambizione che tracima in autentica “hubris”. Una “hubris” sintetizzata nella figura dell’Owen Chase di un carismatico Chris Hemsworth, simulacro del Capitano Achab, non sfruttato appieno però dalla sceneggiatura fin troppo convenzionale di Charles Leavitt: uno script che banalizza il conflitto fra Chase e il Capitano George Pollard Jr (Benjamin Walker), e che risulta piuttosto formulaico nella rappresentazione della lotta per la sopravvivenza dei naufraghi. Se dunque il lavoro di Howard si fa apprezzare per la sua dimensione di puro film d’avventura e d’intrattenimento, rimane tuttavia un certo rimpianto per la scelta di percorrere “sentieri” già ben noti, anziché trascinare lo spettatore verso abissi ben più profondi e minacciosi.

Voto dell’autore:3.5 / 5

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