Heimat - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.50/5

Heimat

RANKING
20° su 2562 in Generale
6° su 732 in Drammatico
198415 h 24 min
Trama

Germania, 1919. Dopo la fine della guerra il giovane Paul Simon, che aveva prestato servizio nell’esercito tedesco, ritorna a Schabbach, il suo villaggio natale. Figlio del fabbro Matthias e di Katharina Schirmer, Paul ha una relazione sentimentale con Maria Wiegand, figlia del sindaco Alois e di sua moglie Martha. Nel 1922 Paul e Maria si sposano e danno alla luce due figli, Anton ed Ernst; intanto Paul inizia a condurre degli esperimenti con la radio senza fili. Un giorno Paul esce di casa e scompare misteriosamente, senza lasciare notizia di sé; Maria si ritrova così ad occuparsi della famiglia da sola. Nel frattempo Eduard, il fratello maggiore di Paul, si reca a Berlino; qui conosce Lucie Hardtke, un’ambiziosa socialite che lavora in un bordello, e la porta con sé a Schabbach. Sua sorella Pauline, invece, si sposa con l’orologiaio Robert Kröber, dal quale avrà due figli.

Metadata
Regista Edgar Reitz
Titolo originale Heimat 1: Eine deutsche Chronik
Data di uscita 26 Giugno 2019
Nazione Germania
Durata 15 h 24 min
Trailer

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Heimat

Frutto di oltre tre anni di lavoro fra riprese, montaggio e post-produzione, “Heimat” di Edgar Reitz rappresenta uno dei più importanti eventi culturali degli Anni ’80. Proiettato fuori concorso al Festival di Venezia del 1984, dove ha ricevuto le ovazioni dei critici, e trasmesso per la prima volta fra il 16 settembre e il 14 novembre dello stesso anno sulla Tv tedesca, “Heimat” è il risultato di un progetto colossale perseguito con impegno e determinazione dal regista Edgar Reitz: ripercorrere la storia della Germania dalla fine della Prima Guerra Mondiale all’epoca contemporanea attraverso le vicende private degli abitanti di Schabbach, un immaginario villaggio dell’Hunsrück. Le storie di questi personaggi sono raccontate in uno sceneggiato televisivo di undici puntate, per una durata complessiva di quindici ore e mezza: “Nostalgia di terre lontane”, “Il centro del mondo”, “Natale come mai fino allora”, “Via delle alture del Reich”, “Scappato via e ritornato”, “Fronte interno”, “L’amore dei soldati”, “L’americano”, “Hermännchen”, “Gli anni ruggenti”, “La festa dei vivi e dei morti”. Undici film che, intrecciando le esistenze di tre generazioni differenti, arrivano a comporre uno straordinario mosaico sul popolo tedesco, ritratto nelle sue radici rurali e contadine, e al contempo costituiscono una suggestiva cronaca della storia della Germania fra il 1919 e il 1982.

Il film, sceneggiato da Edgar Reitz insieme a Peter Steinbach, prende spunto dalla parola “heimat”, che in tedesco significa “patria” intesa come terra d’origine e di residenza di un popolo: in altre parole, il luogo dove si svolge la storia quotidiana, quel “piccolo passato” che corrisponde all’entroterra familiare di ciascun essere umano. Ed è sullo sfondo di questa “patria”, la cittadina di Schabbach, che Reitz orchestra come in una vasta sinfonia le innumerevoli storie di tre famiglie: i Simon, i Wiegand e gli Schirmer. Il nucleo del film rimane sempre la figura di Maria Wiegand (interpretata dall’attrice tedesca Marita Breuer), vero e proprio centro focale dell’opera, attorno al quale gravitano tutti gli altri personaggi: “Heimat”, infatti, segue la vita di Maria a partire dal suo matrimonio con Paul Simon (Michael Lesch), che all’improvviso la abbandonerà per trasferirsi in America, fino alla morte della donna, ormai anziana, nel 1982. Maria, “calendario vivente” di un’intera comunità, diventa così il punto fermo che simboleggia il legame inscindibile con la terra d’origine: una “madre”, la patria / heimat, che invariabilmente richiama a sé tutti i propri figli, anche quelli – come Paul Simon o Hermann Simon – che a un certo punto decidono di abbandonarla per seguire la loro vocazione.

I grandi avvenimenti storici del ventesimo secolo sono dunque filtrati mediante la prospettiva privata e personalissima della gente comune, in quella che è stata definita “una epica del quotidiano di puntiglioso realismo” (Morando Morandini). Reitz non manca di confrontarsi anche con il “trauma” non rimosso del nazismo, descrivendone la scalata al potere e la progressiva accettazione da parte del popolo tedesco: emblematici, a tal proposito, i personaggi di Eduard Simon (Rüdiger Weigang), sindaco di Rhaunen, e di sua moglie Lucie Hardtke (Karin Rasenack), affascinata dal nazismo in quanto potenziale strumento di ascesa sociale; o il sindaco Alois Wiegand (Johannes Lobewein) e suo figlio Wilfried (Hans-Jürgen Schatz), membro delle SS. I primi sette episodi di “Heimat” coprono gli anni compresi fra il 1919 e il 1944, riportando gli effetti del nazismo e della Seconda Guerra Mondiale sulla placida esistenza della comunità di Schabbach; l’ottavo episodio, “L’americano”, racconta invece il periodo dell’immediato dopoguerra e l’atteso ritorno di Paul Simon (Dieter Schaad), che nel frattempo ha fatto fortuna negli Stati Uniti.

Dopo una narrazione sostanzialmente omogenea dal punto di vista cronologico, gli ultimi tre episodi vengono collocati a una distanza temporale assai maggiore, con delle ampie ellissi fra una puntata e l’altra. Il nono episodio, “Hermännchen”, può essere considerato quasi un film a sé. Protagonista assoluto della pellicola è Hermann Simon (Jörg Richter), adolescente dal talento precoce che si innamora, ricambiato, di una ragazza molto più grande di lui, Klärchen Sisse (Gudrun Landgrebe); il loro rapporto viene però osteggiato dalla famiglia di Hermann, e di conseguenza Klärchen verrà allontanata da Schabbach. Il personaggio di Hermann, che ritornerà nelle ultime due puntate (interpretato, in età adulta, da Peter Harting), assumerà un’importanza fondamentale all’interno della saga di “Heimat”: Hermann, che lascia la sua città-natale per andare a Monaco a studiare musica, sarà infatti il protagonista delle due successive opere realizzate da Edgar Reitz ed appartenenti al ciclo di “Heimat”: “Heimat 2 – Cronaca di una giovinezza”, del 1992, ed “Heimat 3 – Cronaca di un cambiamento epocale”, del 2004; in entrambi i casi, il ruolo di Hermann sarà affidato all’attore Henry Arnold.

Il caleidoscopico affresco dipinto da Reitz giunge a conclusione con “La festa dei vivi e dei morti”, un episodio ambientato nel 1982 (tredici anni dopo il penultimo) che si apre con la morte di Maria, matriarca delle famiglie Simon e Wiegand, le cui esequie richiamano a Schabbach tutti i personaggi ancora in vita. È l’episodio in cui, più di ogni altro, Reitz fa uso di analessi e di sequenze dal carattere onirico: inclusa una scena surreale in cui, durante una grande festa di paese, all’interno di un capannone si materializzano gli spiriti di tutti i defunti del villaggio (da qui il titolo dell’episodio), come a suggellare un’ideale continuità fra passato e presente, fra vecchie e nuove generazioni. “Heimat” si riafferma così come un fluviale “film della memoria”, in cui la consapevolezza di un’infrangibile senso di comunità e di patria si confronta – e si scontra – costantemente con le esigenze individuali, e dove la memoria costituisce il veicolo privilegiato per aprire nuovi punti di vista tanto sulla Storia, quanto sulle infinite piccole storie che la compongono. “Nonostante affronti temi nodali sia per il singolo che per la collettività, “Heimat” non è un film a tesi: non vuole dimostrare nulla, ma si propone piuttosto come cronaca di un tempo perduto e – proprio perché perduto – in qualche misura mitico” (Paolo Mereghetti).

La fotografia di Gernot Roll alterna sequenze in bianco e nero e sequenze a colori, con una prevalenza del bianco e nero nella prima metà dell’opera e del colore nella seconda metà. La colonna sonora è del musicista greco Nikos Mamangakis. Il cast è composto in larga parte da attori dilettanti, scelti soprattutto per la propria aderenza ai ruoli, in modo da garantire una profonda mimesi con la realtà locale descritta nel film. Tale effetto di realismo è accentuato, nella versione originale, dalle scelte linguistiche di Reitz, che fa parlare i vari personaggi nei rispettivi dialetti tedeschi (contaminando talvolta il linguaggio con l’inglese e il francese), al punto da creare anche una “storia linguistica” della comunità di Schabbach. Imprescindibile pietra miliare della cinematografia europea, “Heimat” rappresenta una delle più ispirate e coinvolgenti testimonianze sulla storia della Germania, oltre che un’esperienza pressoché unica nell’ambito della fiction televisiva. Oltre ai due capitoli successivi, “Heimat 2” (1992) ed “Heimat 3” (2004), Edgar Reitz ha firmato anche un prologo, “Geschichten aus den Hunsrückdörfern”, del 1981, ed un epilogo, “Heimat-Fragmente: Die Frauen”, del 2006.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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