I racconti dell'orso - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.70/5

I racconti dell'orso

RANKING
966° su 2477 in Generale
36° su 119 in Fantastico
20151 h 07 min
Trama

In un mondo abbandonato dagli uomini, un monaco meccanico insegue uno strano omino rosso. Dopo aver attraversato boschi, città morte e lande desolate, i due buffi personaggi raggiungono la cima di una collina magica. Il ritrovamento di un vecchio peluche d’orso ormai malandato li farà riconciliare. Uniranno così le forze, nella speranza di poter dare vita al giocattolo inanimato e sfuggire al vuoto che li circonda.

Metadata
Titolo originale I racconti dell'orso
Data di uscita 12 marzo 2018
Nazione Italia
Durata 1 h 07 min
Trailer
I racconti dell'orso

“I racconti dell’orso” di Samuele Sestieri ed Olmo Amato è un esperimento cinematografico che si lascia apprezzare prima di tutto per come è stato concepito e poi realizzato, cioè per tutto ciò che sta a monte dell’opera d’arte, ciò che sta dietro, ciò che sta prima: per le necessità tecniche che sono diventate poi virtù, per l’essenzialità del soggetto e della narrazione che si è fatta magia, per la semplicità del contenuto e del messaggio, che è diventata poesia. L’idea dei due giovani autori è stata quella di rendere un tipico filmino da viaggio, cosa di per sé facile e banale, e di pratica comune soprattutto nell’era degli smartphone, qualcosa di cinematografico, che avesse un suo afflato artistico e rivelasse uno spessore qualitativo. Sestieri ed Amato, oltre che registi, interpretano gli unici due personaggi del film: un omino rosso e un monaco meccanico, creature simil-umane che vagano perse in un mondo solitario, post-apocalittico, senza altri esseri viventi se non loro due. Hanno un rapporto strano, di vicinanza e lontananza, di bisogno e rifiuto, comunicato soprattutto attraverso i gesti e i movimenti, perché parlano una lingua gutturale e metallica, fatta di suoni e versi, antica, quasi primitiva ed animalesca.

Si cercano e poi si incontrano in queste lande desolate e desolanti, tra le strade di paesini disabitati, boschi, laghi e sterminati paesaggi che mostrano segni di una civiltà passata: è un mondo abitato dalla loro fantasia fanciullesca, che al loro passaggio si trasforma. È la stessa fantasia dei due autori che ha permesso a questo film embrionale di crescere e diventare creatura in modo lento e casuale, durante il loro viaggio nel Nord Europa (soprattutto in Finlandia). “I racconti dell’orso” si è strutturato mano a mano, e lo ha fatto entrando in perfetta simbiosi con i paesaggi: qui la scenografia non solo è protagonista, ma diventa sceneggiatura. Questi luoghi, anche evocativi e misteriosi, che i due autori hanno incontrato inconsapevolmente durante il loro cammino, si sono sposati provvidenzialmente con la loro idea di film, intercettando forse un’intuizione latente nella loro mente. Non si avvertono forzature, in un film che proprio per un approccio così pratico e quasi improvvisato poteva correre il rischio di cadere in esagerazioni, soprattutto di montaggio, o in stonature e ridondanze.

È una storia invece lineare, molto semplice, di due anime che si cercano, che si trovano e che aspettano un terzo: moderni Vladimiro ed Estragone in attesa dell’orsacchiotto-Godot che si trova al margine dell’inquadratura, in campo lungo, come simbolo di una sperata riunificazione, una nuova intimità che il fumo di un comignolo e due tazze di tè già avevano fortemente preannunciato. “I racconti dell’orso” è una fiaba dagli echi fantascientifici, curata da un punto di vista visivo, con una fotografia che spinge alla saturazione e che gioca molto sui colori e il loro contrasto energico. Denuncia talvolta una mancanza di mezzi, di troupe, di set, mascherata però molto bene, con idee che non osano travalicare il senso semplice dell’opera, ma che lo sposano continuamente; che abbracciano l’embrione-soggetto originale, tenendolo stretto e bene a mente, senza rischiare di farlo cadere o di perderlo. Un gioiellino cinematografico nella sua originalità, da riscoprire e vedere, anche per l’accessibile durata; da difendere e a cui lasciarsi andare, abbandonati ma confortati dalla bellezza dei paesaggi mostrati e da questa ricerca dell’amicizia, fondata su mani che si stringono e sguardi proiettati lontano, che è alla base della vita. E riguarda tutti.

Voto dell’autore:3.7 / 5

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