I segreti di Wind River - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
4.15/5

I segreti di Wind River

RANKING
205° su 2514 in Generale
15° su 148 in Thriller
20171 h 47 min
Trama

Cory Lambert, esperto inseguitore e cacciatore, scopre il corpo congelato di una ragazza adolescente, Natalie Hanson; fa allora squadra con Jane Banner, nuova agente dell'FBI, per capire cosa sia accaduto alla giovane e chi sia il responsabile di un così macabro crimine. Man mano che l'indagine si approfondisce, la vita dei due investigatori sarà sempre più a rischio.

Metadata
Regista Taylor Sheridan
Titolo originale Wind River
Data di uscita 5 aprile 2018
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 47 min
Attori
Cast: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Gil Birmingham, Kelsey Asbille, Jon Bernthal, Graham Greene, Julia Jones, Martin Sensmeier, Tyler Laracca, Tokala Clifford, James Jordan, Eric Lange, Ian Bohen, Hugh Dillon, Matthew Del Negro, Teo Briones, Tantoo Cardinal, Apesanahkwat, Althea Sam, Blake Robbins, Austin R. Grant, Norman Lehnert, Shayne J. Cullen, Dallin Tusieseina, Gabe Casdorph, Mason D. Davis, Chris Romrell, Ian Roylance, Gus Sheridan, Dana Anquoe, Duy Beck, David Cardona, Teresa Duran-Norvick, Devin Hansen, Tara Karsian, Tara Karsian
Trailer
I segreti di Wind River

“I segreti di Wind River” è un messaggio consolatorio che ci arriva direttamente dall’interno della sala cinematografica; un messaggio appagante, che mitiga con una luce bellissima ogni zona d’ombra del nostro animo, che ci riconcilia con il cinema e con l’arte in generale, quella capace di avvolgerti in un abbraccio multiplo che contiene bellezza, purezza, potenza. Oppure audacia e genio: le caratteristiche che stanno rendendo grande e sempre più ingombrante Taylor Sheridan, sceneggiatore e regista del film, che aveva già lavorato alle sceneggiature di “Sicario” (2015) di Denis Villeneuve e “Hell or high water” (2016) di David Mackenzie. Due film che è doveroso citare perché, insieme a “I segreti di Wind River”, chiudono un’ideale trilogia “geografica” sull’America di frontiera: su un’umanità rude e forte, passionale ed impulsiva, ma anche lontana e sconosciuta, spesso abbandonata e ferita. Taylor Sheridan crea un dispositivo cinematografico pressoché perfetto: “I segreti di Wind River” è un film solido, robusto, muscolare e vigoroso, capace di cavalcare i generi senza cadere a terra o scivolare in modo innocuo, anzi dimostrando di conoscerli a fondo, di saperli padroneggiare ed addomesticare con intelligenza, ma anche destrezza e forza.

Vi diranno che è un thriller, e non è sbagliato. Ma prima di tutto “I segreti di Wind River” è un western, genere principe del cinema, western contemporaneo certamente: un western che si addentra nella periferia americana di oggi, habitat naturale della poetica del suo autore, laddove ogni sua storia si struttura e ha il suo innesco. Perché è l’ambiente che forma i personaggi e le loro psicologie, perché è in quello spazio di confine che prendono sostanza e nutrimento le sue tematiche e le riflessioni a queste annesse; un mondo in cui le donne scompaiono senza che se ne renda nota; dove girano pistoleri con berrette e pesanti cappotti, disposti ad usare le armi per risolvere i conflitti; un mondo in cui si attua una giustizia personale; un mondo, in definitiva, popolato da cacciatori, che cavalcano motoslitte al posto di cavalli, e da prede. È un cacciatore esperto Cory Lambert (Jeremy Renner), uomo che la vita ha segnato con ferite profonde che ritornano a pulsare, vive e fresche, quando davanti a lui si manifesta il cadavere di una ragazza, Natalie Hanson, riversa nella neve nella riserva indiana di Wind River. Insieme all’agente dell’FBI Jane Banner (Elizabeth Olsen), chiamata per far luce sulla vicenda, Lambert andrà alla caccia del predatore che ha commesso il crimine.

E così il western di Sheridan indossa l’abito del thriller e diventa bellissimo nel suo fascino misterioso; gioca con la suspense e l’attesa, e aspetta, si prende le dovute pause, trovando nella tensione statica di certe sequenze dei punti di forza inusuali, piazzando tutte le prerogative necessarie per arrivare alla climax carico come un fucile in attesa di sparare il colpo. Quando sembra allentare di nuovo la tensione, Sheridan sistema invece nel suo dispositivo un flashback, l’unico del film, puntuale e calcolato, che innerva la narrazione, prepara il terreno alla risoluzione finale ed esalta la potenza del linguaggio cinematografico. “I segreti di Wind River” è un film di geografia, di frontiera. La frontiera fisica, vera e propria, magnificamente fotografata dalle inquadrature di Sheridan e dalle luci di Ben Richardson; ma anche quella dell’animo umano, margine di un mondo che spinge ai margini e costringe alla solitudine, all’indifferenza, alla lotta per emergere. La frontiera è quella dell’uomo che mette ai margini il dolore, decidendo di conviverci, ma senza affrontarlo per la paura di dimenticarne la causa, e con la speranza di tenere viva la costituzione di gioia che lo ha generato e lo alimenta; che mette ai margini le proprie capacità e volontà, impacciandosi in un’inettitudine e un disadattamento che sono segni di debolezza; che mette ai margini la civiltà, costretta dentro riti ed usanze antiche; che mette ai margini il bene.

E allora, quando anche il margine diventa violenza, quando il candore della neve si imbratta di sangue, l’immensità del paesaggio si restringe ad una scia o a delle impronte da seguire, quando si popola di bestie istintive senza più umanità, non resta che fuggire. Fuggire anche dalla frontiera, scappare oltre il confine, oltre il margine, oltre ogni linea di equilibrio che non c’è più. “I segreti di Wind River”, al pari di “Dunkirk” di Christopher Nolan, è un film che parla di sopravvivenza, ma che attraverso la bellezza e la potenza cinematografica di cui è costituito diventa esso stesso film-guerriero: che corre nell’oscurità della notte in cui spesso scivola il cinema a favore del fagocitante mostro televisivo, nel freddo gelido di certe produzioni cinematografiche “seriali” imbastite solo per soldi; a piedi nudi, perché spesso spogliato del suo vero valore, corre e si allontana anche dalla frontiera in cui viene spinto, per resistere. E sopravvivere: perché dell’abbraccio di questo cinema qua, che “I segreti di Wind River” incarna alla perfezione, non ne avremo mai abbastanza.

Voto dell’autore:4.3 / 5

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