Il cigno nero - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 6 voto/i
3.87/5

Il cigno nero

RANKING
641° su 2562 in Generale
33° su 153 in Thriller
20101 h 48 min
Trama

Nina Sayers è una ballerina in una compagnia di New York in procinto di mettere in scena “Il lago dei cigni” di Cajkovskij. Il regista dello spettacolo, Thomas Leroy, decide di assegnare a Nina il ruolo principale nel balletto, affidandole la duplice parte di Odette e di Odile. Ma mentre la ragazza, candida e ingenua, risulta perfetta nel ruolo del cigno bianco, allo stesso tempo ha difficoltà ad impersonare il cigno nero…

Metadata
Titolo originale Black Swan
Data di uscita 18 Febbraio 2011
Nazione U.S.A.
Durata 1 h 48 min
Attori
Cast: Natalie Portman, Vincent Cassel, Barbara Hershey, Mila Kunis, Winona Ryder, Chris Gartin, Ksenia Solo, Toby Hemingway, Janet Montgomery, Kristina Anapau, Marcia Jean Kurtz, Deborah Offner, Adriene Couvillion, Shaun O'Hagan, Sebastian Stan, Benjamin Millepied, Sergio Torrado, Mark Margolis, Tina Sloan, Abraham Aronofsky, Charlotte Aronofsky, Sarah Hay, Stanley B. Herman, Leslie Lyles, John Epperson, Patrick Heusinger, Anne Bergstedt Jordanova, Daralina Komar, Tim Lacatena
Trailer
Il cigno nero

Immaginate “Scarpette rosse”, il classico di Powell e Pressburger, rielaborato in salsa horror come un film di Roman Polanski; oppure una rivisitazione di “Eva contro Eva” con sdoppiamenti di personalità che rievocano titoli quali “Mulholland Drive” o il bergmaniano “Persona”. “Il cigno nero” contiene in sé tutti questi ingredienti, miscelati dal regista Darren Aronofsky in un formidabile amalgama che risulta tanto originale quanto sorprendente. Presentato al Festival di Venezia del 2010, il film di Aronofsky si è rivelato uno di quei rari fenomeni cinematografici in grado di generare reazioni diametralmente opposte, ma al contempo ha suscitato l’entusiasmo di gran parte di critica e di pubblico, imponendosi fra i nuovi cult-movie del cinema contemporaneo. A sorreggere sulle proprie spalle tutto il peso della pellicola è una Natalie Portman di straordinaria intensità espressiva, che grazie alla sua trascinante interpretazione ha ricevuto il premio Oscar e il Golden Globe come miglior attrice.

La storia del film, firmata da Andres Heinz, Mark Heyman e John McLaughlin, è costruita attorno ad una rappresentazione de “Il lago dei cigni”, il celebre balletto di Pëtr Cajkovskij. A mettere in scena lo spettacolo è una compagnia di New York di cui fa parte Nina Sayers (Natalie Portman), giovane étoile dal perfezionismo quasi maniacale, che finalmente sta per coronare il sogno di una vita quando il regista Thomas Leroy (Vincent Cassel) le affida il duplice ruolo di Odette, il cigno bianco, e del suo opposto malvagio, Odile. Come nel precedente “The wrestler”, dunque, anche in questo caso lo spettacolo (lì il ring, qui il palcoscenico) diventa l’unico veicolo di realizzazione di se stessi, l’unica realtà che davvero conti qualcosa. E la specularità fra le due pellicole risiede proprio nelle analogie che uniscono il lottatore di Mickey Rourke, con un corpo devastato da lividi e cicatrici, e la ballerina di Natalie Portman, che in virtù della propria “vocazione” è disposta a sottoporsi a sofferenze fisiche altrettanto lancinanti (i piedi martoriati dagli esercizi, la pelle lacerata dai tagli, la magrezza che rasenta l’anoressia).

Se il prologo del film è incentrato per l’appunto sui sacrifici e gli sforzi necessari per conseguire la perfezione tanto agognata, ben presto Aronofsky abbandona la strada del realismo per calare lo spettatore nell’atmosfera morbosa e sottilmente perversa della psiche di Nina. Oppressa dalla madre Erica (Barbara Hershey), a sua volta ex-ballerina, che esercita una soffocante possessività nei confronti della figlia, la ragazza dedica tutta se stessa all’obiettivo prefissato: incarnare i due diversi poli dell’animo femminile, l’innocenza e la sensualità, il cigno bianco e il cigno nero. E per riuscirci, Nina sarà costretta ad intraprendere una pericolosa esplorazione del proprio lato oscuro, scontrandosi con il suo minaccioso alter-ego: Lily (Mila Kunis), ballerina dotata di un’intrigante sfrontatezza tale da renderla un personaggio complementare a quello di Nina, oltre che una temibile rivale. Ma il confronto fra le due donne farà emergere un lato nascosto della personalità di Nina, con un progressivo allentamento delle sue inibizioni, innanzitutto sessuali, suggellato da una sequenza di selvaggio erotismo saffico.

La macchina da presa di Aronofsky non cessa per un solo istante di incalzare la protagonista, descrivendo in presa diretta la sua inarrestabile discesa verso la follia, costellata da visioni raccapriccianti e sinistre proiezioni di un subconscio malato. “Il cigno nero” si tramuta così in un angoscioso film dell’orrore calato in una dimensione da incubo, accentuata ancor di più dalla cupa fotografia di Matthew Libatique e dal commento musicale di Clint Mansell. L’ardita commistione fra melodramma e thriller psicologico rievoca certe suggestioni del cinema di David Lynch (“Mulholland Drive”, “Inland Empire”) e soprattutto del primo Roman Polanski (“Repulsion”, “Rosemary’s baby”, “L’inquilino del terzo piano”), mentre lo spettatore si ritrova immerso suo malgrado in una spaventosa allucinazione ad occhi aperti, senza alcuna via d’uscita… per terminare infine con una sconvolgente apoteosi in cui realtà e finzione arriveranno a coincidere perfettamente sulle note di Cajkovskij, in una compenetrazione assoluta fra arte e vita: la trasformazione in cigno nero è ormai compiuta.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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