Il grande Gatsby (2013) - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 5 voto/i
3.96/5

Il grande Gatsby

RANKING
499° su 2562 in Generale
213° su 732 in Drammatico
20132 h 23 min
Trama

Il misterioso e inquieto milionario Jay Gatsby, con le sue feste stravaganti, il lusso e la mondanità di cui si circonda, attira ben presto la curiosità del suo nuovo vicino di casa, Nick Carraway; ma in verità Gatsby non mira che a ritrovare l’amore della bella cugina di quest’ultimo, Daisy, sposata con Tom Buchanan.

Metadata
Regista Baz Luhrmann
Titolo originale The Great Gatsby
Data di uscita 16 Maggio 2013
Nazione U.S.A.Australia
Durata 2 h 23 min
Attori
Cast: Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Elizabeth Debicki, Isla Fisher, Jason Clarke, Amitabh Bachchan, Callan McAuliffe, Adelaide Clemens, Steve Bisley, Richard Carter, Vince Colosimo, Max Cullen, Mal Day, Charlize Skinner, Brendan Maclean, Kate Mulvany, Kahlia Greksa, Garrett William Fountain, David Furlong, Danniel Gill, Iota, Barry Otto, John O'Connell
Trailer
Il grande Gatsby (2013)

Adattamento cinematografico dell’omonimo classico di Francis Scott Fitzgerald, “Il grande Gatsby” di Baz Luhrmann ci trascina direttamente nei frenetici anni ’20, dei quali il desiderio di Gatsby stesso diventa emblema, col suo sogno di assolutezza che una realtà ubriaca di alcol e avidità frantuma e disperde. Osservandolo dalla panchina o giocando sul campo; dentro o fuori: è così che l’uomo impara a conoscere il mondo. Per Nick Carraway, tuttavia, l’alternativa non si pone, dacché lui è sempre sia dentro che fuori tutto ciò che gli accade. Con la certezza di ritrovarci nelle mani dell’alter-ego dello scrittore Francis Scott Fitzgerald, ci viene quindi concesso di sbirciare da una porta semichiusa, e di ascoltare di sottecchi, mentre sorseggiamo pigramente dello champagne di autentica qualità, i brevi istanti di vita degli estranei nell’intimità di una grande festa alla quale nessuno è stato davvero invitato, e senza poter mai conoscere veramente il padrone di casa che si è preso la briga di organizzarla.

Ad alzare la punta del naso in direzione della finestra dalla quale s’affaccia l’enigmatico signor Gatsby, abbagliati dalla luce della sua villa e dalla nitidezza di ciascuna inquadratura che ci porta ad abbracciare tanto fuggevolmente l’ombra della sua potente figura, non possiamo che pensare perciò a come Baz Luhrmann debba essersi sentito proprio così: piccolo, incantato e sperduto quanto noi. Regista (e non solo) di questo quarto adattamento cinematografico dell’omonimo libro di Fitzgerald, Luhrmann non si è limitato a cogliere la bellezza estetica di uno dei più grandi romanzi americani di sempre, ma l’ha fatto pienamente suo: deve averlo letto e riletto e di nuovo riletto, finché lo stesso Gatsby, ancora di più del Nick Carraway protagonista, non gli è entrato nell’anima catturandone il cuore e facendolo a pezzi. Ecco quindi che alla sua personale versione dell’uomo possiamo aggiungere in tutta certezza le parole “Il grande”, un po’ come avviene alla fine di una pellicola che ti lascia inevitabilmente il segno (quello infrequente di un cambiamento interiore) per la sua maestosità.

Una maestosità, lo sottoliniamo, che non è né apparenza né grandiosità di artificio, e che è invero soltanto umiltà, sentimento e sincera, incorruttibile passione per un sogno ben custodito. Dopo una versione muta del 1926 andata persa, “Il grande Gatsby” del 1949 e “Il grande Gatsby” del 1974, quest’ultimo il più apprezzato perché interpretato da un magistrale Robert Redford e da una giovane Mia Farrow, il romanzo di Francis Scott Fitzgerald trova finalmente la sua trasposizione finale e più completa: quella che, se lo scrittore fosse ancora in vita, apprezzerebbe di più per fedeltà e coraggio. Il Jay Gatsby di Baz Luhrmann, che è poi anche il Jay Gatsby di Leonardo DiCaprio, acquista infatti e in ultimo il fascino perfetto del dinamismo manieristico del film, che scaturisce dalla contrapposizione scenografica e musicale tra una storia ambientata nell’era jazz degli anni ’20 americani e lo scintillio di uno stile in chiave moderna altrettanto decadente, eccessivo ed esaltato. Il suo grande uomo è lo stesso che, se vivesse al nostro tempo, si costruirebbe una villa accessoriata con tutte le ultime novità dal mondo della tecnologia, forse addirittura immerso in un’atmosfera d’impronta futuristicamente ecologista.

Ma per fortuna il regista non ha avuto bisogno di traportare Gatsby nel futuro per farcelo apparire più vicino al nostro millennio: tra le musiche della nostra era “hip-hop”, composte appositamente per questo adattamento cinematografico da importanti artisti quali Jay-Z, will.i.am, Lana Del Rey e Florence + The Machine, e l’uso vertiginoso della telecamera, il carismatico miliardario acquista l’attenzione sufficiente perché si dichiari allo spettatore nella sua meravigliosa, unica e irripetibile forza vitale, intensificando uno sguardo già speranzoso attraverso il febbrile desiderio di chi è completamente sbilanciato in avanti pur restando con un piede incatenato al proprio passato. E in tal contesto, spalleggiato da un sublime Tobey Maguire nonché da un carosello di bravissimi attori composto da Carey Mulligan, Joel Edgerton, Isla Fisher, Jason Clarke ed Elizabeth Debicki, Leonardo DiCaprio ha il sorriso giusto che non potremo più immaginare su nessun altro: quello di un uomo che ti apprezza e ha fiducia in te almeno quanto tu vorresti essere apprezzato e instillare fiducia in lui. Un sorriso che vedi quattro o cinque volte nel corso di un’intera esistenza. Se sei abbastanza fortunato.

Voto dell’autore:4.8 / 5

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