Il Grinta (2010) - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 5 voto/i
4.10/5

Il Grinta

RANKING
239° su 2562 in Generale
4° su 17 in Western
20101 h 50 min
Trama

Mattie Ross, nonostante la giovanissima età, è disposta a tutto per farsi giustizia di quel brutto ceffo di Tom Chaney, un balordo che per un cavallo ha ucciso il suo papà. Soltanto Reuben J. “Rooster” Cogburn, il più spietato sceriffo del West, può aiutarla nel suo intento; specialmente se ai due si unisce anche il fiero Texas Ranger LaBoeuf, da tempo sulle tracce del pistolero fuggiasco.

Metadata
Titolo originale True Grit
Data di uscita 18 Febbraio 2011
Nazione U.S.A.
Durata 1 h 50 min
Attori
Cast: Jeff Bridges, Hailee Steinfeld, Matt Damon, Josh Brolin, Barry Pepper, Dakin Matthews, Jarlath Conroy, Paul Rae, Domhnall Gleeson, Elizabeth Marvel, Roy Lee Jones, Ed Lee Corbin, Leon Russom, Bruce Green, Candyce Hinkle, Peter Leung, Don Pirl, Joe Stevens, David Lipman, Jake Walker, Orlando Smart, Ty Mitchell, Nicholas Sadler, Scott Sowers, Jonathan Joss, Maggie A. Goodman, Brandon Sanderson, Ruben Nakai Campana, J.K. Simmons
Trailer
Il Grinta (2010)

Ci vogliono pochi ingredienti per fare un western. Basterebbero un cattivo cattivo che abbia fatto qualcosa di ripugnante: e ce l’abbiamo. E poi ci vuole un eroe buono, che non abbia paura di nulla e nessuno, possibilmente tracannatore di whisky: e abbiamo pure quello. E poi ci mettiamo qualche cavallo e una buona dose di praterie sconfinate: c’è tutto. Ma così sembrerebbe di guardare il remake di tanta roba già vista. Ed in effetti, di remake si tratta. Chiedere al westernofilo Henry Hathaway, che un “Grinta” celeberrimo ce lo raccontò già nel 1969, e poi gustarsi questo rifacimento capolavoro. Ma allora? Allora, signori, avete dimenticato di metterci dentro due geni della macchina da presa: lasciate che vi presentino i fratelli Coen, e lasciatevi cullare senza pregiudizi filologici nell’epopea anomala di una piccola combriccola di eroi, che si mette alle spalle il fantasma di John Wayne e corre sulle piste di una sporca mezza dozzina di fuorilegge brutti e cattivi, come volevasi dimostrare.

Una ragazzina, la splendida esordiente Hailee Steinfeld, in odore di Oscar, piccola come un chicco di pannocchia; un vaccaro texano, che ha il volto amabile di Matt Damon; e lo straripante vecchio segugio da whisky, Jeff “Il Grinta” Bridges, entrano nel cuore e negli occhi, paladini di una storia dai lineamenti semplici, come da canone western, ma al contempo meravigliosamente sbiadita nei contorni tra i Buoni e i Cattivi. Tolta forse la piccola Mattie, tenerissima nella sua sprezzante rincorsa a ‘guadagnarsi gli speroni’, tutti gli altri sono pallottole spuntate, tanto eroi quanto furfanti, sospesi sulla sottile linea di demarcazione di un’epica sgarrupata fatta di uomini con la pistola che incontrano uomini col fucile. Proprio come in un vecchio carillon cowboy. La giustizia profumata di epica piace irresistibilmente agli spettatori di ogni età, e questo i Coen lo sanno bene, come lo sapevano i predecessori che hanno cavalcato i sentieri cinematografici del vecchio West. Ma qui c’è dell’altro: c’è un empatia straordinaria tra i volti e la storia, tra la regia e i luoghi, tra le colt e le distese infinite dell’ostile nazione indiana. Nei luoghi e nei topos di quel western balordo che fu l’apprezzatissimo “Fargo”.

Non sono pennellate finite là per caso le meraviglie visive del galoppo notturno tra le stelle, con Cogburn che sembra prima la sagoma sgangherata di un donchisciottesco cavaliere vanamente impavido, e poi si accascia con Mattie stremata tra le sue braccia, come nell’eco country di una dolente Pietà di Michelangelo. Né sono casuali le scheletriche ombre sul finale crepuscolare, sparate in controluce verso l’orizzonte, come ombre cinesi che sistemano i conti con un passato che va a farsi fottere. Le facce sporche e sparacchiate dei protagonisti sono tutte ancelle memorabili del volto guercio di un Jeff Bridges iconico, avatar ancora più ‘grintoso’ del precursore wayniano, che fu Oscar per l’Academy e per la memoria visiva dei posteri. Un viaggio al galoppo, alla ricerca di una giustizia, equidistante e biblica, come ci ricordano i versetti di ouverture. Carter Burwell ne scandisce l’incedere di ironica dolenza, accampandoci su una colonna sonora meravigliosa, con la perla simbiotica tra storia, suoni e visioni di quella corsa nella notte che è il teletrasporto emotivo più memorabile del film. Se all’inossidabile Rooster Cogburn basterà una sola pupilla da ciclope per tener testa a fucilate agli otto occhi della banda del lurido Ned “Gambale di Pecora”, state pur certi che i quattro occhi vispi e geniali di Ethan e Joel Coen sapranno reggere con altrettanta spavalderia lo sguardo ammirato degli occhi del mondo. Magari fuggendo anche loro, perché qualcuno li insegue. Per applaudire un capolavoro.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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