Interiors - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.80/5

Interiors

RANKING
728° su 2562 in Generale
1° su 0 in
19781 h 33 min
Trama

Eve, arredatrice d’interni, è una donna psicologicamente instabile che non ha mai superato il trauma di essere stata lasciata dal marito Arthur. Eve e Arthur hanno tre figlie: Renata, un’apprezzata poetessa, Joey, una donna nevrotica indecisa sul proprio futuro, e Flyn, attrice di film televisivi. Il fragile equilibrio familiare va definitivamente in pezzi nel momento in cui Arthur annuncia di volersi risposare…

Metadata
Regista Woody Allen
Titolo originale Interiors
Data di uscita 14 Dicembre 2019
Nazione U.S.A.
Durata 1 h 33 min
Trailer

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Interiors

Nel 1978, subito dopo il trionfo riportato con il pluripremiato “Io e Annie”, Woody Allen ha spiazzato critica e pubblico con il film che ha segnato la sua inaspettata svolta drammatica, “Interiors”. Per la prima volta nella sua carriera, Allen rinuncia a recitare in prima persona per dedicarsi interamente al proprio ruolo di regista, prendendo come modello di riferimento il cinema cerebrale e introspettivo di Ingmar Bergman. Al centro della vicenda, la disgregazione di un nucleo familiare dell’alta borghesia americana e i conflittuali rapporti che legano fra loro tre sorelle, Renata (Diane Keaton), Joey (Mary Beth Hurt) e Flyn (Kristin Griffith), ciascuna delle quali ricerca nell’arte una via di fuga dalle difficoltà della vita.

Figura dominante di questo serissimo dramma da camera che si rifà al teatro di Cechov e Strindbergh è il personaggio di Eve (Geraldine Page), che ha sempre controllato le esistenze del marito e delle figlie, tentando di plasmarle con la stessa austera eleganza con cui svolge il proprio lavoro di arredatrice d’interni (da qui l’ambivalenza del titolo “Interiors”). L’abbandono del marito Arthur (E.G. Marshall) e la sua conseguente decisione di risposarsi con la vitale ed esuberante Pearl (Maureen Stapleton) scateneranno una serie di reazioni a catena che influiranno anche sui legami fra le tre figlie. Gli spazi del film (specialmente gli interni), illuminati dalla fotografia invernale di Gordon Willis, non solo rievocano le atmosfere nordiche delle pellicole di Bergman, ma si trasfigurano nelle concrete rappresentazioni degli stati d’animo dei personaggi e del loro disagio esistenziale. E non pare casuale la contrapposizione fra il “palazzo di ghiaccio” eretto da Eve, con le sue pareti spoglie e gli arredi freddi e severi, e le onde impetuose di quell’oceano che, nel finale, suggellerà una tragedia incombente ma in qualche modo necessaria.

Adottando uno stile narrativo rigoroso e misurato, che non teme il confronto con l’altissimo magistero bergmaniano, Woody Allen firma un film intenso e struggente, gravido di sfumature, di simbolismi (si veda appunto la duplice valenza dell’acqua, dispensatrice allo stesso tempo di vita e di morte) e di suggestioni che affondano le proprie radici nella cultura nord-europea. E si conferma un magistrale direttore di attori, capace di ricavare il meglio da un cast in stato di grazia: dove, oltre alla sua fedele partner Diane Keaton, a risaltare sono soprattutto la tormentata matriarca di Geraldine Page, nominata all’Oscar come miglior attrice, e la pimpante vedova ebrea interpretata da Maureen Stapleton.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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