Io sono l'amore - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.80/5

Io sono l'amore

RANKING
728° su 2562 in Generale
296° su 732 in Drammatico
20092 h 00 min
Trama

Emma, una donna di origine russa, è la moglie di Tancredi Recchi, membro di primo piano della borghesia industriale di Milano, e ha tre figli: Edoardo, Gianluca ed Elisabetta. Il compleanno del padre di Tancredi, Edoardo, è l’occasione per riunire l’intero clan dei Recchi; nel corso della serata, l’anziano patriarca annuncia che intende lasciare la direzione dell’azienda al figlio Tancredi e al nipote Edoardo.

Metadata
Regista Luca Guadagnino
Titolo originale Io sono l'amore
Data di uscita 19 Marzo 2010
Nazione Italia
Durata 2 h 00 min
Trailer

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Io sono l'amore

Il regista siciliano Luca Guadagnino, dopo il passo falso di “Melissa P.”, firma e dirige il suo terzo lungometraggio cinematografico, “Io sono l’amore”. Per l’occasione Guadagnino ritrova la sua attrice-musa, Tilda Swinton, che aveva già lavorato con lui nel 1999 in “The protagonists” (ed alla quale aveva dedicato il documentario “The love factory”), qui nel ruolo di Emma Recchi, gran dama dell’alta borghesia industriale che si è trasferita dalla natia Russia in una Milano ammantata di neve. Uscito in sordina in Italia, dove è stato pressoché ignorato dal pubblico, “Io sono l’amore” (il titolo è ripreso da un verso dell’opera lirica “Andrea Chénier” di Umberto Giordano) ha ottenuto in compenso un notevole successo negli Stati Uniti, con cinque milioni di dollari d’incasso al botteghino americano (un risultato di tutto rispetto per una pellicola straniera).

L’ambientazione milanese e l’inappuntabile eleganza formale che caratterizza il film sembrano derivare direttamente dal cinema di Luchino Visconti: soprattutto la parte iniziale, con la riunione di famiglia nella maestosa villa di Emma e di suo marito Tancredi (Pippo Delbono), riecheggia in qualche modo l’incipit del viscontiano “La caduta degli dei”, passando indirettamente attraverso Thomas Mann. “Io sono l’amore” si propone in effetti come il ritratto di un gruppo di famiglia in un interno, del quale Guadagnino mette in scena i rituali mondani, le sottili ipocrisie e le tensioni latenti. E proprio la lunga sequenza della cena per il compleanno del patriarca Edoardo (Gabriele Ferzetti), allestita dentro una cornice di sfibrante opulenza, costituisce l’emblematico “canto del cigno” di una potentissima dinastia dei nostri tempi, segnata da un ambiguo passato (i rapporti del “nonno” Edoardo con il regime fascista) e avviata verso l’imminente declino del proprio impero finanziario.

Ma questa atmosfera di gelida perfezione verrà turbata dall’improvviso irrompere del turbine dei sentimenti nelle vite dei protagonisti, con la conseguente ed inevitabile trasgressione delle rigide regole del clan. Accade così che l’ingresso nella villa dello chef Antonio (Edoardo Gabbriellini), intimo amico del primogenito Edoardo (Flavio Parenti), risvegli i sensi assopiti della padrona di casa, trascinandola in un tripudio estatico basato sul classico binomio di cibo ed eros, ed inneschi una serie di conflitti antinomici (borghesia e proletariato, la fredda metropoli milanese contrapposta all’idilliaca campagna ligure) destinati a sfociare in un epilogo tragico quanto inatteso. Guadagnino fa del manierismo la propria cifra stilistica, dipingendo un sapiente melodramma in cui l’esasperata raffinatezza estetica si coniuga e si scontra con la forza dirompente delle passioni. Tilda Swinton incanta la macchina da presa con il suo fascino diafano, ma fra i personaggi del film vanno ricordate anche la giovane Elisabetta di Alba Rohrwacher, timorosa di rivelare la propria omosessualità, ed Allegra, la matriarca algida e snob interpretata da Marisa Berenson. La colonna sonora è composta da John Adams.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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