Io sono un campione - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.60/5

Io sono un campione

RANKING
11° su 2562 in Generale
2° su 732 in Drammatico
19632 h 14 min
Trama

Frank Machin, minatore dello Yorkshire, diventa un giocatore di rugby di successo e accumula sufficiente denaro per mantenere una vedova, Margaret Hammond, della quale si è perdutamente innamorato ma che non sa trattare con le giuste maniere; la donna, madre di due bambini, del resto non riesce ad aprirsi e, rinchiusa nel suo glaciale silenzio, prende la parola solo per provocarlo e farlo sentire una nullità. Anche la carriera sportiva ha un contraccolpo, a seguito di un incidente sul terreno da gioco, e Frank non riesce a mantenere saldo il polso della propria esistenza, fra le delusioni e le ingiustizie, a prova della sua dissociazione dallo zelante “strisciare” dei vicini.

Metadata
Titolo originale This Sporting Life
Data di uscita 16 Giugno 2019
Nazione Gran Bretagna
Durata 2 h 14 min
Trailer

No trailer added for this movie.

Io sono un campione

L’esordio di Lindsay Anderson, uno dei maggiori talenti della scuola britannica del Free Cinema (gli altri degni di nota sono Karel Reisz, Tony Richardson e, leggermente a margine del movimento, John Schlesinger, poi più fortunato e longevo in America), “Io sono un campione”, è un dramma di grande impatto e di realistica crudezza, tratto dall’omonimo romanzo di David Storey e da lui stesso sceneggiato. Interpretato magnificamente da Richard Harris, premiato come miglior attore al Festival di Cannes del 1963, e meticolosamente, nel suo contenutismo, da Rachel Roberts, “Io sono un campione” è una pellicola robusta quanto il suo antieroe, giocatore di rugby, massiccio come una roccia e al contempo sgretolabile nella sua sostanza di uomo soggiogato dalle turbe emotive di una donna traumatizzata dalla precedente esperienza sentimentale.

Il rapporto tra Frank e Margaret è il cuore pulsante di tutto il film, il quale rivela poco a poco, dentro una struttura di montaggio ardita, il suo senso cardinale: abbrancarsi alla follia del melodramma, senza sospingersi sugli stereotipi, vibrando piuttosto sulle corde intime di un dramma realista sulla “working class” e lo “show business”. Il dramma è vivido proprio in virtù della sua forma, prima ancora che nella sostanza emotiva, temprata sulle forme stesse del montaggio, accordato sulla medesima tempra di Frank. Salta all’occhio la struttura portante del film, in cui il montaggio destruttura la densità del dramma in una forma irregolare, suddiviso fra il passato da operaio di Frank Machin, il suo presente post-incidente, le sedute dal dentista per ovviare alla perdita di parte dei denti dell’arcata superiore, il privato del rapporto con la donna amata, le relazioni contrastanti e ambigue con i superiori e le confessioni con i compagni di squadra, oltre a ritagli di sprazzi di rugby.

Titolo originale piuttosto lungimirante, a voler significare una vita sportiva anche al di fuori del campo da gioco, dove una continua corsa ad ostacoli miete vittime meno illustri. Lindsay Anderson, di lì a pochi anni, farà un altro film importante, benché non al livello del suo solido esordio: “Se…”, anarchico e fin troppo liberale, astutamente e semplicisticamente associato alla ribellione giovanile del Sessantotto, su un gruppo di studenti di un collegio che si ribellano all’ordine costituito, in omaggio allo “Zero in condotta” di Jean Vigo. La ribellione è il vero e proprio filo conduttore di tutta la carriera (sono più i cortometraggi e i documentari che i lungometraggi) del dissidente regista inglese, in seguito emigrato in America giusto a fine carriera (suo è il tenero e senile “Le balene d’agosto” del 1987).

Voto dell’autore:4.6 / 5

The following two tabs change content below.

Ultimi post di Federico Mattioni (vedi tutti)

Loading...