Kill me please - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.50/5

Kill Me Please

RANKING
1376° su 2562 in Generale
196° su 453 in Commedia
20101 h 35 min
Trama

Fra le montagne della Svizzera, il dottor Kruger gestisce una clinica per aspiranti suicidi all’interno della quale lui e i suoi infermieri assistono le persone che hanno deciso di porre fine alla propria vita. Fra i pazienti del dottor Kruger ci sono il signor Breiman, un canadese con un tumore al cervello, il signor Vidal, che ha perso sua moglie, e Madame Rachel, una ex-cantante lirica ormai priva della voce.

Metadata
Regista Olias Barco
Titolo originale Kill Me Please
Data di uscita 14 Gennaio 2011
Nazione FranciaBelgio
Durata 1 h 35 min
Trailer
Kill me please

Il regista belga Olias Barco, al suo secondo lungometraggio, firma e dirige “Kill me please”, singolare commedia dai toni nerissimi, tutta incentrata su un tema estremamente controverso quale il suicidio assistito. Il film, scritto da Barco insieme a Virgile Bramly e Stéphane Malandrin, è ambientato infatti all’interno di una clinica svizzera dove, con l’autorizzazione e il sussidio dello Stato (forse l’unico elemento di fantasia fra i presupposti della storia), il serafico dottor Kruger (Aurélien Recoing) assiste i pazienti che, per un motivo o l’altro, hanno deciso di non voler più continuare a vivere, fornendo loro il fatidico bicchiere con poche ma sufficienti gocce di veleno.

In principio, il film di Barco sembra assumere uno stile decisamente realistico (basti vedere il suicidio iniziale, messo in atto nel bel mezzo di un amplesso rappresentato con assoluto verismo), per poi lasciare il posto ai toni della commedia, grazie anche all’introduzione di personaggi stravaganti e un po’ bizzarri (c’è lo psicotico ossessionato dalla Guerra del Vietnam e l’infermiera ipersensibile incline alle crisi di pianto). Il regista Barco, quindi, sceglie di trattare il tema della morte con forti dosi di ironia e di humor, puntando anche sull’effetto provocato dal contrasto fra la comicità surreale e grottesca del film e l’eleganza quasi classica della messa in scena, fotografata in un rigoroso bianco e nero (e non a caso il bianco immacolato della neve e la placida atmosfera della natura sembrano costituire una sorta di “anticamera” della pace eterna a cui aspirano i pazienti della clinica).

Finché all’improvviso, poco dopo la metà del film, il registro stilistico muta improvvisamente, ed una repentina esplosione di violenza sconvolge in pochi istanti tutte le certezze dello spettatore. Quella che fino a poco prima appariva una commedia dai risvolti drammatici si trasforma così in un’efferata sagra del grand-guignol, che abbandona qualunque pretesa realistica per lasciare il posto ad un surrealismo grottesco vicino a certi film di Luis Buñuel. Ma è proprio in questa fase, tuttavia, che la pellicola stenta a convincere del tutto, esibendo una sgradevolezza fin troppo programmatica ed un gusto per la provocazione che scivola nel parossismo (oltre a dimostrare una sostanziale ambiguità ideologica rispetto al tema dell’eutanasia).

“Kill me please” è un film dunque non per tutti i gusti, ma in cui non mancano sequenze originali e assai riuscite: l’esilarante telefonata fra il signor Vidal (Bouli Lanners) e la moglie del canadese Breiman (Saul Rubinek), seguita dal divertente resoconto di come Vidal abbia perso la propria consorte al poker; il monologo del dottor Kruger a proposito delle conseguenze dei suicidi sul bilancio economico mondiale; e il dissacrante epilogo sulle note della Marsigliese, cantata da Madame Rachel (Zazie De Paris) in uno scenario di raggelante desolazione.

Voto dell’autore:3.5 / 5

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