La battaglia di Hacksaw Ridge - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.65/5

La battaglia di Hacksaw Ridge

RANKING
1001° su 2198 in Generale
6° su 16 in Guerra
20162 h 19 min
Trama

Durante la Seconda Guerra Mondiale un soldato soccorritore dell'esercito americano, Desmond T. Doss, combatte la battaglia di Okinawa rifiutandosi di uccidere, ma pensando solo a salvare più vite possibile. Diventerà così il primo uomo nella storia americana a ricevere la medaglia d'onore senza aver sparato un solo colpo.

Metadata
Regista Mel Gibson
Titolo originale Hacksaw Ridge
Data di uscita 2 febbraio 2017
Nazione AustraliaStati Uniti
Durata 2 h 19 min
Attori
Cast: Andrew Garfield, Sam Worthington, Luke Bracey, Teresa Palmer, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Vince Vaughn, Ryan Corr, Richard Roxburgh, Luke Pegler, Firass Dirani, Goran D. Kleut, Nathaniel Buzolic, Ori Pfeffer, Matthew Nable, Jacob Warner, Richard Pyros, Ben Mingay, Harry Greenwood, Damien Thomlinson, Robert Morgan, Milo Gibson, John Batziolas, John Cannon, Mikael Koski, Charles Jacobs, Ben O'Toole, James Lugton, Tim McGarry, Tyler Coppin, Dennis Kreusler, Nico Cortez, Helmut Bakaitis, Bill Young, Benedict Hardie, Philip Quast, James Mackay, Sam Parsonson, Sean Lynch, Thomas Unger, Hayden Geens, Tim Potter, Santo Tripodi, Laurence Brewer, Nobuaki Shimamoto, Hiroshi Kasuga, Yuki Nagashima, Taki Abe, Taka Uematsu, Yoji Tatsuta, Milan Pulvermacher
Trailer

La storia vera di Desmond Doss (Andrew Garfield), primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia d’onore per aver combattuto in una battaglia insistita, dispendiosa e massacrante come quella di Okinawa, nel fronte del Pacifico, durante la Seconda Guerra Mondiale, senza l’utilizzo di alcuna arma da fuoco, ma saldamente aggrappato alla sua Bibbia tascabile e alla volontà, intaccabile e incrollabile, di salvare vite piuttosto che di annientarle, non poteva che prestarsi e sposarsi in modo perfetto al cinema di Mel Gibson. Un cinema di eroi “pazzi”, di imprese sproporzionate e di valori innalzati, intriso di fede e di un amore vero: quello testimoniato dal dono di sé, dal sangue, dalle lacerazioni della pelle, dalle mutilazioni. “La battaglia di Hacksaw Ridge” è un film di pieno stampo filo-americano, che spesso si dimentica di dettagli importanti e che non lesina su momenti carichi di retorica ed enfasi, di cui si serve però non per ricattare il suo pubblico o per raccattare consensi ed empatia, quanto piuttosto per narrare l’eccezionalità dentro un’impresa reale e l’eccezione di una vita strappata alla morte.

Cresciuto a guardare e fronteggiare la violenza che il padre Tom (un intenso Hugo Weaving), un reduce di guerra attaccato alla bottiglia, inferisce contro di lui e suo fratello, ma soprattutto contro la loro madre, Desmond Doss si affida fin da piccolo a Dio e i suoi comandamenti: soprattutto il sesto, “non uccidere”, lo folgora, dopo che con un mattone aveva colpito in testa il fratello durante una zuffa, rischiando di ucciderlo. Innamoratosi poi di Dorothy, l’infermiera che ha il viso bellissimo dell’attrice australiana Teresa Palmer, Desmond scopre una vocazione verso la medicina e decide di arruolarsi, con la chiara intenzione di fare il medico e il soldato soccorritore, ma senza impugnare alcuna arma. Deriso dai suoi compagni di addestramento per quella che pare a tutti gli effetti codardia, e dai suoi superiori che tenteranno in ogni modo, anche in maniera meschina, di fargli ritrattare la propria posizione ed obbligarlo a tornare a casa, Desmond il “fuscello” non si piega, ben consapevole che nella sua volontà sia celata quella più importante e decisiva di Dio; ed è in questo allineamento che trova la propria identità, un “sé” che perciò non intende rinnegare.

Vince la sua prima battaglia ideale e politica, solo contro tutti. Parte per la guerra imbracciando la sua fede in Dio e impugnando la Bibbia, principio e fine della sua vocazione, al cui interno è nascosta a mo’ di segnalibro la foto di Dorothy, l’amore a cui deve tornare: l’amore necessario per salvare lui, salvatore di altre vite. La battaglia si scatena e Mel Gibson scrive pagine memorabili di cinema bellico, memore da un lato di quanto era riuscito a fare Steven Spielberg in quei 30 minuti iniziali ed iconici di “Salvate il soldato Ryan”, ma ben inquadrato dall’altro in una modernità cinematografica asservita ad una gamma più vasta di espedienti e tecniche linguistiche. La macchina da presa del regista di “Apocalypto” ci porta dentro il clamore del conflitto e non risparmia nulla allo spettatore, tra budella, pallottole che trapassano crani e carni, corpi che si spezzano, tra le offensive e le ritirate dell’esercito americano di fronte allo sbarramento e l’abnegazione totale alla causa dei giapponesi (un sacrificio, il loro, che il film sottovaluta e sminuisce fin troppo, dipingendoli come un nemico perfido e “da odiare”).

In questa ordalia di bestialità Desmond schiva pallottole e bombe e, frastornato, cerca di trovare compromessi con la voce di Dio, fino ad allora così forte e chiara, ma ora silenziosa, quasi indifferente di fronte a tanto massacro. Così, mentre gli altri si ritirano, lui decide di rimanere in cima alla scarpata; ritorna, ancora una volta da solo, dentro al conflitto alla ricerca di tutti i soldati, amici e nemici, che ancora respirano, per portarli in salvo. Mentre la guerra distrugge, Desmond rimette insieme i pezzi, in nome della sacralità della vita umana: il disegno divino, la Storia, se stesso collimano e riescono a fondersi. Coraggio, sacrificio, mani che sanguinano e corpi vivi legati ad una fune, calati dall’alto come deposizioni, sono le coordinate per ricercare i miracoli che dopo quello della croce, raccontato ne “La passione di Cristo”, continuano a ripetersi, a segnare la Storia. A bagnare di misericordia i suoi errori e rivestire di luce i suoi orrori.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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