La felicità è un sistema complesso - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.85/5

La felicità è un sistema complesso

RANKING
656° su 2562 in Generale
272° su 732 in Drammatico
20151 h 57 min
Trama

Enrico Giusti è un tagliatore di teste che avvicina dirigenti incompetenti e irresponsabili che rischiano di mandare in rovina le imprese da loro gestite: li frequenta, diventa loro amico e infine li persuade ad andarsene prima che la loro incapacità provochi la fine delle aziende e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. È il più bravo nel suo lavoro ma il caso di Filippo e Camilla, due fratelli di 18 e 13 anni rimasti orfani di un’importante coppia di imprenditori, rivoluzionerà la sua vita. La situzione viene ulteriormente complicata dall'ex fidanzata straniera di suo fratello, che lo introdurrà a nuove prospettive. È il caso che Enrico aspettava da tanto tempo: quello che cambierà tutto per sempre e che lo riscatterà dal suo passato.

Metadata
Regista Gianni Zanasi
Titolo originale La felicità è un sistema complesso
Data di uscita 26 Novembre 2015
Nazione Italia
Durata 1 h 57 min
Trailer

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La felicità è un sistema complesso

Gianni Zanasi presenta al 33° Festival di Torino “La felicità è un sistema complesso”, con Valerio Mastandrea e Giuseppe Battiston, gli stessi attori del precedente successo “Non pensarci”. Una tragicommedia o una commedia tragica, un film di non facile lettura per i molteplici sottotesti, a volte sfuggente per la natura della sceneggiatura complicata e sfilacciata, difetto contenuto però dai punti di forza dell’opera: l’attenta caratterizzazione dei personaggi, l’efficacia del montaggio e la costruzione delle scene con la componente musicale. Mastandrea interpreta il protagonista e “cartina tornasole” del film, imbrigliato in un personaggio estremamente umano e umorale, a tratti grottesco, molto spesso comico; Enrico ha infatti una storia familiare che non vorrebbe raccontare e svolge il suo lavoro con la stessa tenacia e dedizione impiegati in una missione. Nel corso della narrazione lo spettatore verrà a conoscenza della ragione per cui Enrico ha sviluppato un forte senso della responsabilità e il bisogno di espiare un “peccato” non suo.

Ma quando si trova a dover lavorare per Filippo e Camilla Lievi (Filippo De Carli e Camilla Martini), giovani ereditieri colpiti troppo precocemente dal lutto per la perdita di entrambi i genitori, Enrico è costretto a mettere in discussione i suoi metodi a volte discutibili, anche se efficaci; con questi ragazzi non può fingere di essergli amico, perché non sono i figli di papà con cui è abituato a trattare, che spendono soldi non guadagnati. Filippo non vuole fuggire dalle sue responsabilità nei confronti delle migliaia di dipendenti che potrebbero perdere il posto di lavoro a causa delle manovre finanziarie che il consiglio d’amministrazione vorrebbe attuare in questo caso d’emergenza. A portare ancora più scompiglio sarà l’ex fidanzata istraeliana del fratello minore, apparsa in casa di Enrico all’inizio del film e suo “angelo custode”: Achinoam (Hadas Yaron) sposta i punti cardinali delle sue priorità, lo costringe a chiedersi che tipo di persona è e vuole essere e lo introduce ad una nuova sensibilità, tanto dolorosa quanto salvifica. Il riferimento al quadro politico ed economico è evidente: dirigenti intoccabili, corrotti, autoreferenziali, sperperatori; spesso irrisolti come il collega Carlo Bernini (Giuseppe Battiston), che annaffia con l’eroina l’infelicità per il mancato rapporto con il padre.

L’incapacità degli adulti viene colmata dalla genuinità degli intenti dei due giovani ereditieri, tenaci nel preservare l’integrità e l’etica con cui i genitori hanno portato avanti l’azienda. “You told me everything by saying nothing. Give me the words that tell me nothing, give me the words that tell me everything”: rieccheggiano le note di “A manner of speaking” dei Nouvelle Vague a suggerire la chiave di lettura dell’intero film, in cui i personaggi si barcamenano fra il dire e il non dire, fra quello che si vuole e quello che si deve, fra quello che si può e che non si può fare. Ricco e complesso, strabordante di temi, “La felicità è un sistema complesso” di lampante ha solo il titolo; apprezzabile per un film che ribalta completamente il luogo comune di felicità come sentimento spontaneo e momentaneo. Il sottobosco della narrazione si intreccia, i dialoghi drammatici si intersecano alle gag, alle scene di assoluto realismo se ne aggiungono altre oniriche accompagnate e sostenute dal sodalizio fra immagini e musica, gli stati d’animo sembrano intrappolati nel cuore dei personaggi, incapaci di esternarli se non attraverso gesti titanici.

Voto dell’autore:3.7 / 5

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