La leggenda del cacciatore di vampiri - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
2.80/5

La leggenda del cacciatore di vampiri

RANKING
2187° su 2562 in Generale
105° su 126 in Fantastico
20121 h 45 min
Trama

Nel 1818, il piccolo Abraham Lincoln vive in Indiana con i suoi genitori, Thomas e Nancy, vessati dal perfido latifondista Jack Barts. Una notte, Abraham scorge Barts mentre si introduce nella loro casa e si china sul collo della madre; il giorno seguente la donna si sveglia in preda a un grave malore e si spegne nel suo letto. Nel proprio cuore, Abraham si ripromette di vendicare l’assassinio della madre…

Metadata
Titolo originale Abraham Lincoln: Vampire Hunter
Data di uscita 20 Luglio 2012
Nazione U.S.A.
Durata 1 h 45 min
Attori
Cast: Benjamin Walker, Dominic Cooper, Anthony Mackie, Mary Elizabeth Winstead, Rufus Sewell, John Rothman, Marton Csokas, Alex Lombard, Jimmi Simpson, Teri Wyble, Cameron M. Brown, Frank Brennan, John Neisler, Meade Patton, Simeon Sjöberg, James Rawlings, Alan Tudyk, Robin McLeavy, Erin Wasson, Jaqueline Fleming, Laura Cayouette, Joseph Mawle, Lux Haney-Jardine, Curtis Harris, Bill Martin Williams
Trailer
La leggenda del cacciatore di vampiri

Prerogativa del cinema, come per qualsiasi altra forma d’arte, è quella di poter rivisitare la Storia (con la S maiuscola); di appropriarsi di figure dell’immaginario collettivo per rielaborarle, inserirle in un nuovo contesto, utilizzarle ai fini dell’intrattenimento. È un’operazione già compiuta in anni recenti, e con risultati ammirevoli, da Quentin Tarantino, che nel suo “Bastardi senza gloria” rileggeva la Seconda Guerra Mondiale arrivando addirittura a riscrivere la fine di Adolf Hitler. Un altro personaggio e un’altra guerra sono invece al centro del film “La leggenda del cacciatore di vampiri”, adattamento di un romanzo epistolare di Seth Grahame-Smith (che firma anche la sceneggiatura): Abraham Lincoln, sedicesimo Presidente degli Stati Uniti, figura iconografica della storia americana, e la Guerra di Secessione, che vide contrapposti Stati del Nord e Stati del Sud in un sanguinoso conflitto a proposito della legittimità della schiavitù.

Alla regia e alla produzione de “La leggenda del cacciatore di vampiri” troviamo il kazako Timur Bekmambetov, già regista di un blockbuster rozzo e fracassone quale “Wanted”, al quale stavolta però non è riuscito di replicare il successo del suo film precedente (i modesti incassi della pellicola non sono arrivati nemmeno a coprire il budget speso). Bekmambetov, del resto, non è Tarantino: se l’amalgama postmoderno di generi e di influenze, nell’opera tarantiniana, è il frutto di una grande capacità di scrittura e di messa in scena unita ad un’intelligente gusto cinefilo, “La leggenda del cacciatore di vampiri” si rivela piuttosto un’accozzaglia di elementi disparati che convivono con evidente difficoltà senza mai combinarsi in un’autentica fusione. Protagonista delle vicende è il futuro Presidente Abraham Lincoln, che nell’Illinois di metà Ottocento è un giovanotto in cerca di vendetta, con una doppia vita notturna come cacciatore di vampiri, che uccide – da bravo taglialegna – con la sua poderosa ascia laminata d’argento.

Ad interpretare il barbuto Presidente che si batté per l’abolizione della schiavitù è l’attore Benjamin Walker (la cui illustre suocera, nella vita reale, è nientemeno che Meryl Streep). Il film lo segue nel corso della sua vita “parallela”: l’addestramento come cacciatore di vampiri (con echi involontariamente comici da “Karate kid”); le scorribande notturne impegnato a decapitare o impalare i non-morti succhiasangue, all’insaputa dell’amorevole moglie Mary Todd (Mary Elizabeth Winstead); e poi, con un repentino quanto stridente cambio di registro, la discesa in politica, la Guerra di Secessione, tragedie familiari, ricongiungimenti, rivelazioni e colpi di scena. Il tutto spiattellato in quattro e quattr’otto al malcapitato spettatore, che magari prenderà per buona (beata sospensione dell’incredulità!) l’idea che i Confederati fossero in realtà un esercito di vampiri, o che la schiavitù dei neri non servisse ad altro che a dissetare i non-morti (e per carità, inutile mettersi a cercare potenziali sottotesti politici…); ma che difficilmente potrà trattenere un moto di scettica impazienza davanti a un forsennato combattimento corpo a corpo consumato saltellando sulle groppe di una mandria di cavalli al galoppo (tanto per citare la più palese delle assurdità).

Perché proprio qui risiede il vero, insormontabile problema del film di Bekmambetov, un problema estetico più che concettuale: se lo spettatore accetta di buon grado i massacri di Tarantino, eseguiti con una sopraffina padronanza dello stile, ne “La leggenda del cacciatore di vampiri” non c’è altro che una stanca riproposizione delle lotte acrobatiche già viste in precedenza – e meglio – in film come “Matrix” o “La tigre e il dragone”, alle quali non basta uno scadente 3D per risultare davvero tese e coinvolgenti. Senza contare che, dopo l’elezione di Lincoln alla Casa Bianca, il film compie il più imperdonabile degli errori che una pellicola di questo genere possa commettere: si prende sul serio (per quanto sia consentito prendersi sul serio per un film in cui gli Unionisti vanno in guerra con delle forchette d’argento al posto delle baionette). E c’è da sperare se non altro che il buon Lincoln (quello vero) ci perdonerà per il colpevole sospiro di sollievo durante la scena che anticipa l’infausta serata a teatro: se non altro, una buona assicurazione che non ci sarà spazio per una nuova saga pseudo-vampiresca, né tantomeno per un singolo sequel!

Voto dell’autore:2.7 / 5

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