La Leggenda di Kaspar Hauser - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 1 voto/i
3.00/5

La leggenda di Kaspar Hauser

RANKING
2000° su 2562 in Generale
94° su 126 in Fantastico
20131 h 35 min
Trama

Il principe Kaspar Hauser (Silvia Calderoni), dopo essere stato fatto scomparire dai nemici in tenera età per evitare che potesse salire al trono, appare improvvisamente su una spiaggia della Sardegna, in un lembo di terra popolato solo da pochissime persone. Qui vivono infatti la sguaiata Granduchessa (Claudia Gerini) divenuta nel frattempo regina, il suo umile servo Drago (Marco Lampis), lo spacciatore Dark Man (Vincent Gallo) che ha una relazione con la Granduchessa, il Prete (Fabrizio Gifuni), la Veggente (Elisa Sednaoui) e lo Sceriffo (Vincent Gallo). Preso in custodia da quest'ultimo nel suo fortino, Kaspar imparerà sulla sua pelle chi tra i cinque gli è amico e chi invece non desidera altro che la sua morte.

Metadata
Regista Davide Manuli
Titolo originale La leggenda di Kaspar Hauser
Data di uscita 13 Giugno 2013
Nazione Italy
Durata 1 h 35 min
Trailer
La Leggenda di Kaspar Hauser

“Hai detto che tornavi, e sei tornato. Ma dove sei stato se non c’è altro posto che qui?”

Un cult lo riconosci quando un film ti rimane dentro e lavora lasciandoti la voglia di condividerne contenuti e impressioni, è questo il caso di “La leggenda di Kaspar Hauser” di Davide Manuli.

La vicenda notissima del “Fanciullo d’Europa” è stata oggetto d’innumerevoli scritti e rappresentazioni tra le quali il film Kaspar Hauser di Kurt Matull (1915) e il più famoso “L’enigma di Kaspar Hauser” di Werner Herzog (1974). Con questo film del 2012, Davide Manuli rivisita la storia in chiave postmoderna ambientando la vicenda in un non-luogo, un’isola, la splendida e selvaggia Sardegna, in una società ipotetica e surreale nella quale gli unici personaggi sono lo sceriffo (Vincent Gallo), il pusher (Vincent Gallo), la duchessa (Claudia Gerini), la puttana (Elisa Sednaoui), il servo (Marco Lampis) ai quali si aggiungerà Kaspar Hauser (Silvia Calderoni).

La bella fotografia in bianco e nero di Tarek Ben Abdallah inquadra sapientemente il brullo paesaggio sardo rendendo perfettamente la sensazione di essere fuori dal tempo. Tale sensazione è accentuata anche dalla rappresentazione che il regista sceglie per i personaggi: lo sceriffo sembra uscito da un film western con una vecchia motocicletta in sostituzione del cavallo, il pusher è un motociclista con una tuta bianca e il casco alla Daft Punk, il prete (spretato?) che indossa una tonaca improbabile, la scritta “priest” sulla schiena e la pistola alla cintura.

Costruito su un impianto surrealista il film, come dichiarato dallo stesso autore, risente dell’influenza di Jarmusch soprattutto nell’utilizzo della macchina da presa che s’ispira al film del regista americano Stranger than paradise. I dialoghi sono spesso al limite del non senso, ma quello che può sembrare un difetto, indica la cifra stilistica del film che vuole rappresentare una vicenda di per sé surreale attraverso cui trasmettere la difficoltà di comunicazione che dal protagonista si estende a tutti gli altri personaggi. La difficoltà di comunicazione è evidenziata dall’utilizzo del linguaggio, ognuno si esprime in una lingua diversa: lo sceriffo parla un americano strascicato, il pusher un italiano stentato con forte accento americano, il prete infine un misto di dialetto pugliese e inglese maccheronico. Sembra come se, paradossalmente fosse l’ambiente circostante incapace di entrare in contatto con Kaspar Hauser e non il contrario. La colonna sonora ipnotica e potente già dai titoli di testa di Vitalic fa da collante e filo conduttore di tutto il film, ed entra nella struttura narrativa come strumento di saggezza che il maestro/guru Sheriff trasferisce al ragazzo. Lo stesso Kaspar si muove ininterrottamente al tempo della musica che esce dalle cuffie le quali hanno la doppia funzione di isolarlo dal mondo esterno e di metterlo in comunicazione con esso tramite la musica. Non a caso una delle scene più suggestive si svolge sulla spiaggia, dove è montato un enorme impianto che spara techno a tutto volume, anche l’assonanza house/hauser rimanda alla genere usato per la colonna sonora del film.

Oltre all’evidente riferimento al gruppo dei Daft Punk nell’abbigliamento del motociclista (di nuovo torna in qualche modo la presenza della musica elettronica) troviamo altri riferimenti e citazioni cinematografiche, da Buñuel (la scena della ciotola che cammina da sola rimanda alla bara che scivola in Simon del deserto), ai freaks e inquadrature tipiche dei film di Ciprì e Maresco, fino alla mitica scena di Taxi driver con De Niro di fronte allo specchio. Il cast è ben assortito con punte di bravura in Vincent Gallo che si destreggia bene nel doppio ruolo di sceriffo e pusher, Silvia Calderoni che con la sua figura androgina acquista una valenza individuale che supera la distinzione uomo/donna, e il sempre bravissimo Alberto Gifuni.

La leggenda di Kaspar Hauser è un film sicuramente non perfetto e neanche di facile visione, in questo non aiuta il carattere surreale, anche se per certi versi è anche il suo punto di forza. I dialoghi sono spesso ripetitivi e la durata di alcune scene può sembrare inutilmente lunga, ma è un film coraggioso e ipnotico che restituisce un’esperienza visiva notevole, un’imponente installazione artistica che cerca di travalicare i canoni della narrazione filmica convenzionale.

Voto dell’autore:3,5 / 5

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