La luce sugli oceani - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.20/5

La luce sugli oceani

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1665° su 2323 in Generale
1° su 0 in
20162 h 13 min
Trama

Tom Sherbourne, guardiano del faro, e sua moglie Isabel vivono nell'isola di Janus al largo delle coste del Western, in Australia. Un giorno salvano un bambino da una barca a remi alla deriva e decidono di allevarlo, dopo averne persi due per un aborto naturale.

Metadata
Titolo originale The Light Between Oceans
Data di uscita 8 marzo 2017
Nazione Nuova Zelanda
Durata 2 h 13 min
Attori
Cast: Michael Fassbender, Alicia Vikander, Rachel Weisz, Bryan Brown, Jack Thompson, Caren Pistorius, Florence Clery, Anthony Hayes, Emily Barclay, Leon Ford, Elliot & Evangeline Newbery, Benedict Hardie, Thomas Unger, Georgie Jean Gascoigne, Scott Wills, Jane Menelaus, Garry MacDonald
Trailer

Già i precedenti “Blu Valentine” e “Come un tuono” confermavano una certa propensione del regista Derek Cianfrance a raccontare storie spalmate lungo una durata filmica piuttosto sostenuta, importante. Ma se in questi due casi un intreccio sicuramente più dinamico, più squisitamente cinematografico, riusciva ad alleggerire l’impegno preso con il film da parte dello spettatore, e a rendere la visione più scorrevole e fluida, per “La luce sugli oceani” la durata costituisce invece una delle pecche più gravi, tanto da farlo sembrare interminabile: un lungo processo melodrammatico inesorabile e senza resa, e per di più lineare, senza che accenni mai ad intraprendere un cammino tra i fatti narrati più artefatto, più “montato”, più impervio. Il tutto, invece, viene reso in modo faticoso e oltremodo abusante della pazienza e della generosità del suo pubblico. Il film di Cianfrance soffre alla base di una sceneggiatura che non riesce ad adattare per il grande schermo il romanzo omonimo d’esordio di M.L. Stedman da cui è tratto: la sensazione piuttosto palese è quella di sfogliare le pagine di un libro, assistere a vere suddivisioni in capitoli, tra chiusure e continue aperture (vuoi anche per le dissolvenze in nero che acuiscono l’effetto), invece che guardare un film.

Quindi tutta la forza drammatica, il potenziale contenutistico e semantico dell’opera, si affievoliscono dentro questa struttura banale, spenta, scontata, che non riesce ad innervare la narrazione. È un peccato, perché la vicenda di Tom Sherbourne (Michael Fassbender), reduce di guerra che sceglie la vita eremitica da guardiano del faro dell’isola di Janus, inizialmente in solitaria, poi con la moglie Isabel (Alicia Vikander), degli aborti spontanei subiti dalla ragazza, del ritrovamento di una bambina su un’imbarcazione spersa nell’oceano, di quel segreto e di quell’inganno per il desiderio di essere padre e madre, del senso di colpa, dell’espiazione delle proprie pene, della privazione e della frustrazione, del senso ultimo del perdono come liberazione, conteneva una tensione drammatica appropriata per il cinema di Cianfrance, nonché il fascino necessario per un respiro da grande storia, e tutte le carte in regola per scartarsi intelligentemente dalla sola nozione di melodramma: al contrario, “La luce sugli oceani” ne resta un po’ troppo imprigionato. Ed è un peccato, anche perché la prova di regia dello statunitense Cianfrance si mostra nuovamente degna e all’altezza, come era già stato per i precedenti film, e capace nel dirigere i due attori protagonisti.

Da un lato una fortissima Alicia Vikander, che restituisce sullo schermo l’immagine di una donna subdola, ma straziata e straziante, e dall’altro Michael Fassbender nella sua solita compostezza, ma sempre dall’energia trasmissiva notevole e allo stesso tempo trattenuta, quasi celata. Una regia capace anche in ogni scelta di decoupage, quando allarga il campo o quando lo stringe verso quei primissimi piani che diventano dettagli, o quando mette a margine i suoi protagonisti per scelte scellerate e conseguenze più grandi di loro. È un’opera che vive anche di una luce misurata e delicata, che bagna scenari suggestivi che sembrano usciti da un quadro di qualche pittore romantico. Ma è un peccato, in sintesi e in conclusione, propriamente complessivo: perché se il lavoro di realizzazione è ottimo, il lavoro a priori invece risulta debole, frutto di una scrittura miseramente “normale”, innocua, molto scivolata e assai poco incline a dare veri scossoni o ad inquietare e a turbare, come riuscivano a fare “Blue Valentine”, soprattutto, e anche “Come un tuono”, in più di una circostanza. Ma questo nuovo film pare intenzionato piuttosto a restare inespressivo. Il faro de “La luce sugli oceani” è spento: è perciò inutile per noi tentare un qualsiasi tipo di approdo.

Voto dell’autore:2.8 / 5

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