La paranza dei bambini - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.00/5

La paranza dei bambini

RANKING
327° su 2562 in Generale
148° su 732 in Drammatico
20191 h 45 min
Trama

Un gruppo di ragazzi pronti a sparare, spacciare, derubare, uccidere. I loro soprannomi sono semplici: Maraja, Pesce Moscio, Dentino, Lollipop, Drone. Il loro unico scopo è arrivare a prendere il controllo dei quartieri e scavalcare i boss più anziani.

Metadata
Titolo originale La paranza dei bambini
Data di uscita 13 Febbraio 2019
Nazione Italia
Durata 1 h 45 min
Trailer
La paranza dei bambini

“La paranza è una danza”, cantava Daniele Silvestri nel suo brano “La paranza”, tratto dall’album “Latitante”, dove mascherava dietro una melodia allegra e spensierata attualità decisamente più allarmanti. È una danza quella che mette in scena Claudio Giovannesi con il suo “La paranza dei bambini”, film tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano e fresco vincitore dell’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura alla 69° edizione del Festival di Berlino, scritta dallo stesso Giovannesi, da Saviano e da Maurizio Braucci. È la danza dei giovanissimi protagonisti del film, Nicola, Tyson, Biscottino, O Russ, Lollipop, in sella ai loro motorini, nei quartieri di Napoli, tra i vicoli di Rione Sanità o dei Quartieri Spagnoli, alla ricerca di modelli da emulare e modi per diventare grandi: una grandezza che per loro coincide con ricchezza, potere e libertà. Il loro sogno è diventare camorristi. Pare proprio di vederli danzare, dentro le inquadrature misurate e mai invadenti di Giovannesi. Danzano con i pensieri e con le prospettive, con il futuro da costruire ora e da non rimandare, con quella tensione giovanile scaricata con tutta l’energia possibile nella ricerca vitale di un modo per essere accettati, sentirsi parte di qualcosa e quindi emergere; spesso stanando gli esempi sbagliati, che sono anche gli unici esempi.

La gioventù di Saviano e Giovannesi danza nel confine labile tra il bene e il male, dentro un’adolescenza che appartiene a tanti altri ragazzi: i motorini, le discoteche, la play-station, le mangiate ai fast food, gli amori estivi. Cambiano le pistole, che da giocattolo diventano reali; la morte, che non è uno spettro lontano ma diventa qualcosa di tangibile. Cambiano i sogni e le prospettive. E la vita di conseguenza assume dei contorni nefasti, contorni pericolosi, perché rinchiusa in perimetri fin troppo grandi e sbagliati, ma proprio a ragione di questo stretti, troppo stretti per degli adolescenti. È una gioventù senza alternative, o con alternative non così all’altezza, presenti e pressanti, come lo è invece l’organizzazione camorrista che dilaga, talvolta platealmente, talvolta sottotraccia nei quartieri di Napoli dove Nicola e “i suoi uomini” vivono. “La paranza dei bambini” tuttavia non è solo danza macabra di armi e pallottole, estorsioni e violenze. È anche la danza dei sentimenti che abitano dentro Nicola, sentimenti che portano a dissidi, scontri tra un esterno scritto e inevitabile e un interno modulato invece da quelle voci di coscienza che sussurrano, aprendo ad una crisi ogni volta che si accende l’amore per una ragazza (tra Nicola e Letizia) o nelle relazioni familiari (Nicola e la mamma, Nicola e il fratellino) e nell’amicizia.

Emozioni e verità che emergono tutte quante nel volto del ragazzo, che non è noto al cinema: Francesco Di Napoli fa il pasticcere, e davanti alla macchina da presa ha retto con la sua spontaneità, con una vitalità pulsante e capace, con gli occhi e con un sorriso, di manifestare quella danza di emozioni e contrasti. Un viso sul quale si specchiano e si riconoscono i volti di tanti suoi coetanei che vivono nelle periferie esistenziali del mondo. Danza anche Giovannesi con i registri stilistici, che talvolta richiamano la potenza di un certo cinema noir e di gangster americano, l’epicità ridimensionata di un western moderno, dove i motorini sostituiscono i cavalli; e l’intimità del suo cinema, capace di immergersi nei fatti senza essere invadente, lasciando parlare i volti e le azioni, sempre permeate da un’impressione di realtà. La paranza, tuttavia, indica anche, nel significato esatto del termine, un’imbarcazione e una rete usate dai pescatori. La soluzione è restare insieme, legati ed uniti; è ritornare dalla propria fidanzatina, prima abbandonata, e abbracciarla; e magari tentare, o almeno progettare, di partire e fuggire insieme. Trasformare il sogno di morte in sogno d’amore e di vita. Prendere il largo. Con un peschereccio o un taxi, poco importa, basta che non sia in sella ai motorini verso un orizzonte / destino già scritto.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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