La talpa - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 8 voto/i
4.56/5

La talpa

RANKING
18° su 2562 in Generale
2° su 13 in Spionaggio
20112 h 07 min
Trama

George Smiley, un ex agente dell’MI6 ormai in pensione, è alle prese con la sua nuova vita fuori dai servizi segreti. Quando un agente caduto in disgrazia, Ricky Tarr, gli rivela la presenza di una talpa nel cuore del Circus, Smiley è costretto a rientrare nel torbido mondo dello spionaggio. Incaricato di scoprire quale tra i suoi ex colleghi abbia deciso di tradire lui e il paese, Smiley restringe la ricerca a quattro possibili sospetti.

Metadata
Regista Tomas Alfredson
Titolo originale Tinker Tailor Soldier Spy
Data di uscita 13 Gennaio 2012
Durata 2 h 07 min
Attori
Cast: John Hurt, Gary Oldman, Kathy Burke, Benedict Cumberbatch, Colin Firth, Mark Strong, Toby Jones, Stephen Graham, Ciarán Hinds, Simon McBurney, David Dencik, Tom Hardy, Svetlana Khodchenkova, Arthur Nightingale, Zoltán Mucsi, Amanda Fairbank-Hynes, Laura Carmichael, Konstantin Khabenskiy, Ilona Kassai, Imre Csuja, Péter Kálloy Molnár
Trailer
La talpa

Partire da un romanzo di John le Carré per una trasposizione cinematografica dall’inusitata eleganza formale, dall’atmosfera cupa e fumosa, in cui Tomas Alfredson si dimostra in tal senso come uno dei maggiori maestri (come anche nel bellissimo precedente “Lasciami entrare”), non fa altro che creare un’interessante quanto positiva premessa. “La talpa”, secondo il titolo italiano, ha dalla sua la presa del grande cinema di spionaggio dove tutto è filtrato e sussurrato, e in questo aiuta un cast di tutto rispetto, rigorosamente in parte, dove emerge la sommessa e misurata interpretazione di Gary Oldman nel ruolo dell’agente George Smiley.

Dove il film convince meno è invece nella soporifera concatenazione degli eventi, nel momento in cui l’eleganza formale si compiace della sua stessa raffinatezza contagiandone il racconto, che per forza di cose deve rifarsi ai codici (esperienziali) dello scrittore, ex dipendente dell’M16. Alfredson forma quantunque un immaginario che prepotentemente piomba dal passato sul cinema del presente, generando contraddizioni fra la lustra bellezza della forma e la spia centrale nel disegno della trama, tutto sommato affascinante. Di questa trasposizione le Carré va orgoglioso, poiché Alfredson resta fedele al libro badando bene a non perdersi troppo nella verbosità dei lunghi dialoghi, che invece appaiono ben calibrati nelle loro pause appannate dai silenzi e dai rumori delle buie stanze in cui i personaggi ingegnano i piani e gli intrighi che lentamente condurranno all’unica verità.

Nel film non ci sono grosse esplosioni di violenza, né tantomeno di adrenalina; al regista svedese interessano i personaggi, le loro relazioni, e soprattutto gli ambienti, chiusi e aperti (e quando sono aperti sembrano chiusi lo stesso, grazie alla notevole fotografia di Hoyte Van Hoytema), dove si relazionano muovendosi come pedine di un disegno più grande di loro. Da apprezzare un cast di tutto rispetto che oltre a Gary Oldman mette assieme un mito della storia del cinema come John Hurt, il talento classicista di un premio Oscar come Colin Firth, i caratteristi Mark Strong, Jared Harris e il giovane emergente Tom Hardy. C’è da credere che ora, dopo tutta una serie di film che non sono andati oltre la Scandinavia e dopo il successo del precedente “Lasciami entrare” (che in America ha generato un più che dignitoso remake), a Tomas Alfredson si aprano le porte di Hollywood; confidando sul fatto che il suo inconfondibile stile sia la sua arma più forte, e per questo inattaccabile (si spera) dal grande sistema.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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