La vita di Adèle - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 6 voto/i
4.60/5

La vita di Adele

RANKING
11° su 2539 in Generale
1° su 240 in Sentimentale
20132 h 59 min
Trama

Adèle ha quindici anni, frequenta il liceo a Lille, ama la letteratura e sogna di diventare un’insegnante. Thomas, uno studente dell’ultimo anno, si mostra interessato a lei; i due cominciano a frequentarsi, ma Adèle, poco coinvolta nel rapporto, non tarda a lasciarlo. Nel frattempo, dopo aver incrociato lo sguardo con una giovane donna dai capelli blu, Adèle inizia a prendere coscienza della propria omosessualità.

Metadata
Titolo originale La vie d'Adèle - Chapitres 1 et 2
Data di uscita 24 Ottobre 2013
Nazione Francia
Durata 2 h 59 min
Attori
Cast: Léa Seydoux, Adèle Exarchopoulos, Catherine Salée, Jeremie Laheurte, Aurélien Recoing, Salim Kechiouche, Sandor Funtek, Mona Walravens, Benjamin Siksou, Alma Jodorowsky, Anne Loiret, Benoît Pilot, Fanny Maurin, Maelys Cabezon, Samir Bella
Trailer
La vita di Adèle

Filmare la realtà, riuscire a coglierne la sua essenza più intima e profonda, usando il minor numero possibile di filtri, affinché la macchina da presa possa aderire appieno allo sguardo, agli stati d’animo, all’universo interiore di un personaggio che è prima di tutto una “persona”. È l’obiettivo, ambizioso ma assolutamente centrato, che il regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche si è posto ancora una volta nel realizzare il suo capolavoro, “La vita di Adèle”, vincitore della Palma d’Oro come miglior film al Festival di Cannes 2013. Un’opera che prosegue nel solco di quell’idea di “cinéma vérité” già ottimamente perseguita da Kechiche nei suoi apprezzatissimi film precedenti, come “La schivata” e “Cous cous”, per raggiungere qui il vertice assoluto, il punto di perfetta compenetrazione fra naturalismo descrittivo e messa in scena cinematografica.

Ne “La vita di Adèle”, Kechiche si è ispirato ad una graphic-novel di Julie Maroh, “Il blu è un colore caldo”, per costruire un racconto di formazione di ben tre ore di durata, totalmente incentrato sul personaggio del titolo, Adèle, che conosciamo all’inizio del film come un’introversa studentessa quindicenne in un liceo di Lille e che ritroveremo, nella seconda parte, nelle vesti di un’insegnante d’asilo. A prestarle corpo, volto e voce, oltre al nome stesso (che sostituisce la Clémentine del fumetto), è la diciannovenne Adèle Exarchopoulos, la quale si immerge con straordinario mimetismo nel ruolo di Adèle, esprimendone in maniera esemplare i sottili turbamenti, il vitalismo represso ed infine pronto ad esplodere, le piccole insicurezze e le misteriose contraddizioni. Fin dal titolo, Kechiche rievoca il romanzo “La vita di Marianne” di Marivaux, presente già nella sequenza d’apertura e in seguito citato più volte dalla protagonista, insieme ad altri riferimenti letterari, fra cui “Le relazioni pericolose” di Choderlos de Laclos (e non dimentichiamo che Marivaux aveva un ruolo centrale anche ne “La schivata”, in cui una classe di liceo metteva in scena il suo “Il gioco dell’amore e del caso”).

Il rimando a “La vita di Marianne”, del resto, non è casuale. La pellicola di Kechiche riprende infatti la struttura del “Bildungsroman”, aggiornandola ai canoni del linguaggio cinematografico, per rappresentare la dolorosa, complessa, ma al contempo entusiasmante educazione sentimentale di Adèle: il flirt impacciato e un po’ svogliato con il diciassettenne Thomas (Jérémie Laheurte), il “bacio rubato” ad una compagna di classe, infine l’incontro con Emma (una bravissima Léa Seydoux), la “ragazza con i capelli blu”, e l’immediato e reciproco colpo di fulmine che darà il via ad una relazione intensa e travolgente. E tale passione, emotiva così come fisica, viene esplorata da Kechiche anche attraverso la concretezza dei rapporti sessuali, compresa una lunga scena erotica di circa dieci minuti che corrisponde alla piena presa di coscienza di Adèle del proprio corpo e dei propri desideri. Andiamo avanti di qualche anno, ed eccoci alla seconda metà (anzi, il secondo capitolo) del film: Emma non è più l’eccentrica studentessa di belle arti con i capelli colorati d’azzurro, ma una pittrice alla soglia dei trent’anni in cerca di affermazione, mentre Adèle, che professionalmente si sente realizzata come maestra d’asilo, nel privato avverte i primi sintomi del distacco da Emma.

Se la prima parte del film era quindi incentrata sul percorso di maturazione di Adèle dal fiore dell’adolescenza verso la consapevolezza dell’età adulta, nella seconda si accentuano le differenze sociali e culturali delle due protagoniste – Adèle proviene da una famiglia popolare e, si intuisce, più conservatrice, Emma appartiene invece alla borghesia intellettuale e progressista. Differenze che, ad un certo punto, contribuiranno all’incrinarsi del legame affettivo fra le due giovani donne, a nuovi errori e a nuove sofferenze; quasi come a voler indicare che, per Adèle, la “formazione” non è terminata con i vent’anni, ma che al contrario il processo dell’esistenza prosegue pure nell’età adulta, e che la costruzione della sua identità di donna e di essere umano è destinata a compiersi giorno per giorno. Un messaggio veicolato da Abdellatif Kechiche mediante la sua capacità, ammirevole e sorprendente, di cogliere quanto di più vero, spontaneo e toccante la macchina da presa sia in grado di catturare: l’attenzione per i dettagli, la semplicità dei piccoli gesti, la bellezza dei primissimi piani di un volto umano che si apre alla vita. Tutti elementi di quella silenziosa ed ineffabile poesia del quotidiano che rende “La vita di Adéle” davvero un grande film.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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