L'abbiamo fatta grossa - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.50/5

L'abbiamo fatta grossa

RANKING
1376° su 2562 in Generale
196° su 453 in Commedia
20161 h 52 min
Trama

Arturo Merlino è un investigatore privato che non riesce a fare il salto di qualità nel suo settore, ridotto com’è al pacchiano recupero di cani e gatti smarriti, e vive a casa della vecchia zia vedova, Elide. Yuri Pelegatti è un attore di teatro con un grave difetto: dimentica le battute in scena perché il copione gli riporta alla mente il trauma della separazione dalla moglie. Yuri vuole procurarsi le prove dell’infedeltà dell'ex moglie Carla e assume uno scettico Arturo, ma per un'erronea casualità entrano in possesso di una valigetta contenente un milione di euro.

Metadata
Regista Carlo Verdone
Titolo originale L'abbiamo fatta grossa
Data di uscita 28 Gennaio 2016
Nazione Italia
Durata 1 h 52 min
Trailer

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L'abbiamo fatta grossa

Il ritorno alla commedia degli equivoci, la felice, scoppiettante unione di due dei maggiori comici, con qualità anche drammatiche, del cinema italiano degli ultimi decenni: Carlo Verdone, attivo dal 1979, e Antonio Albanese, attivo dal 1993. In “L’abbiamo fatta grossa” Pasquale Plastino e Massimo Gaudioso confezionano una sceneggiatura incentrata sull’equivoco di uno scambio fortuito che è la causa di una catena di imprevisti basati su gag prettamente verbali, goliardicamente condite da inseguimenti e siparietti che indugiano in maniera plateale nei richiami al primo Verdone, saccheggiandolo. Diversi agganci narrativi sembrano generare un ponte, nell’impianto narrativo, in particolare tra questo film e “I due carabinieri”, in cui due personaggi qualunque, seppure addetti all’ordine pubblico, vengono catapultati in una situazione più grande di loro, tanto da condurli a una serie interminabile di azzardi, di situazioni rocambolesche che rischiano di allontanarli dalla risoluzione delle incognite, vittime di svolte paradossali dai tratti non solo comici, ma anche drammatici (seppur con le dovute differenze nei personaggi di contorno e nell’illustrazione della figura di Yuri), fino a una risoluzione che prova ad amalgamare anche i principi del thriller (ma in questo senso era più riuscito il film del 1984).

Se le martellanti gag funzionano a dovere (a volte troppo sboccate quelle del personaggio di Arturo), così come i tempi comici dell’ottima intesa tra Verdone e Albanese, alcune soluzioni di regia e di montaggio, la scelta del tono da dare agli innumerevoli piccoli ruoli e i commenti musicali stavolta lasciano un po’ sbigottiti. Quella di Verdone è una regia che dà la sensazione di volersi affrettare in modo semplicistico, involvendosi però in soluzioni approssimative; un montaggio che spesso e volentieri inchioda il racconto in scenette poco riuscite, riguardanti personaggi che convincono poco proprio per il loro essere continuamente sopra le righe (come la figura di Lena, interpretata dalla brava cantante lirica georgiana Anna Kasyan); un commento musicale che sovente toglie smalto laddove c’è da tirare il freno a mano per non dover inchiodare poi sul più bello, che comunque arriva, lasciando un gradevole sapore in bocca, ma soltanto su metà del palato. Comunque, nonostante la lista dei comprimari sia numerosa, alcuni di loro appaiono indovinati, se pensiamo in particolare a Massimo Popolizio nel ruolo del politico a cui è stata sottratta la valigetta, a Clotilde Sabatino nel ruolo di Carla, l’ex moglie di Yuri, e a Virginia Da Brescia, ovvero la vecchia zia Elide. Nonostante i limiti indicati, il film corre gaio verso il gagliardo obiettivo di divertire anche nelle tribolazioni, raccogliendo un insperato colpo di coda che sa tanto di sconsolata missiva al veleno.

Voto dell’autore:3.5 / 5

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