L'arte di vincere - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 6 voto/i
3.90/5

L'arte di vincere

RANKING
550° su 2562 in Generale
233° su 732 in Drammatico
20112 h 13 min
Trama

Billy Bean è il manager degli Oakland Athletics, una squadra di baseball incapace di competere con i budget dei big della Major League statunitense. Perse le sue stelle, Bean è costretto a reinventarsi e a cambiare strategia. È Il giovane Peter Brand, laureato in economia a Yale con il massimo dei voti, a fornirgli l'idea rivoluzionaria: mettere in piedi una squadra non fondata sulle superstar del baseball, ma su un collettivo scelto in base ad un'elaborata analisi statistico-matematica.

Metadata
Regista Bennett Miller
Titolo originale Moneyball
Data di uscita 27 Gennaio 2012
Nazione U.S.A.
Durata 2 h 13 min
Attori
Cast: Brad Pitt, Jonah Hill, Robin Wright, Philip Seymour Hoffman, Chris Pratt, Stephen Bishop, Brent Jennings, Ken Medlock, Tammy Blanchard, Jack McGee, Vyto Ruginis, Nick Searcy, Glenn Morshower, Casey Bond, Nick Porrazzo, Chris McGarry, Reed Diamond, Kerris Dorsey, Arliss Howard, Reed Thompson, James Shanklin, Diane Behrens, Takayo Fischer, Derrin Ebert, Miguel Mendoza, Adrian Bellani, Spike Jonze
Trailer
L'arte di vincere

Scritto da Steven Zailian e Aaron Sorkin dopo una gestazione un po’ problematica e diretto dal candidato all’Oscar Bennett Miller (“Truman Capote”), “L’arte di vincere” è tratto dall’omonimo libro di Michael Lewis, che racconta la stagione 2001 degli Oakland Athletics e del loro general manager Billy Bean. Il film, presentato prima al Festival di Toronto e poi al nostro Torino Film Festival in anteprima nazionale, prende vita dall’idea rivoluzionaria che un giovane genio dell’algebra neolaureato presenta al manager Billy Bean: mettere insieme una squadra di baseball rinunciano alle star e puntando tutto su un collettivo fatto di giocatori scartati perché “difettosi”, ottimizzando ognuno di essi per i suoi reali punti di forza sul campo.

Il film è tutto incentrato sul personaggio di Bean, del quale si alternano la scarna e triste vita privata e il lavoro da general manager, che si compenetrano delineando il bel ritratto di una personalità controversa: tanto straripante, affetto da deliri di onnipotenza e privo di senso del limite sul lavoro, quanto dolce e protettivo con l’adorata figlia dodicenne nel suo intimo. L’incontenibile Billy Bean è un vero distruttore, incompreso e al contempo temuto, per il suo coraggio di rompere le regole di un sistema ormai vecchio e consunto. Molto bravo Brad Pitt a interpretarlo, tanto da offuscare il pur efficace Jonah Hill e un Philip Seymour Hoffman mai così sottostimato, almeno in rapporto al minutaggio concesso. “L’arte di vincere” non è un film sul baseball giocato, che non si vede mai sul campo se non negli innesti di filmati d’archivio, ma è il racconto di un’idea etica, se vogliamo politica, di management sportivo. Quella attraverso la quale l’iconoclasta Billy Bean pensa di poter vincere la Major Leage infischiandosene delle capricciose star, e riservando loro il trattamento spesso meritato: concependo la squadra come un collettivo vero, per il quale l’algebra e la statistica rappresentano solo lo spunto di partenza.

L’idea centrale del film è dunque che a comandare siano il gioco, le strategie e il collettivo, e non gli assegni a fondo illimitato di magnati milionari erogati a star svogliate e straviziare. “L’arte di vincere” si fa anche rappresentazione di impeccabili qualità tecnico-artistiche: regia funzionale ed efficace al servizio di una sceneggiatura solidissima, impreziosite da un fotografia elegante ma sobria e da ottimi attori. Pur peccando di qualche minuto di troppo che appesantisce un ritmo altrimenti sempre elevato, “L’arte di vincere” riesce a coinvolgere con un tema non proprio immediato – specialmente per chi di baseball ci capisce poco – e si propone come esempio della Hollywood mainstream nell’accezione migliore del termine.

Voto dell’autore:3.8 / 5

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