Laurence anyways - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.30/5

Laurence anyways

RANKING
91° su 2562 in Generale
6° su 241 in Sentimentale
20122 h 48 min
Trama

Montréal, 1989. Laurence Alia è un trentenne che lavora come insegnante di letteratura in un liceo, è autore di un apprezzato romanzo ed è innamoratissimo della sua compagna, Frederique Belair, regista di spot pubblicitari. Laurence, tuttavia, è afflitto da un segreto malessere, e nel giorno del suo compleanno rivela a Fred di voler iniziare una nuova vita assumendo un’identità femminile…

Metadata
Regista Xavier Dolan
Titolo originale Laurence Anyways
Data di uscita 16 Giugno 2016
Nazione CanadaFrancia
Durata 2 h 48 min
Attori
Cast: Melvil Poupaud, Suzanne Clément, Nathalie Baye, Monia Chokri, Yves Jacques, Sophie Faucher, Mylène Jampanoï, Susan Almgren, Magalie Lépine Blondeau, David Savard, Antoine-Olivier Pilon, Anne Dorval
Trailer

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Laurence anyways

Dopo i tormenti sentimentali e familiari della fase post-adolescenziale, raccontati con una partecipazione non priva di inevitabili spunti autobiografici nei suoi primi due  film, “J’ai tué ma mère” e “Les amours imaginaires” (di cui non a caso era anche il protagonista), l’enfant prodige del cinema canadese, Xavier Dolan, per il suo terzo progetto sceglie di mirare ancora più in alto, allargando gli obiettivi – e gli orizzonti – di un cinema in forsennata evoluzione. “Laurence anyways”, il terzo lungometraggio del giovanissimo autore (appena 23 anni), è il segno sempre più evidente di una consapevolezza e di una maturazione registica che lasciano stupefatti, soprattutto considerando la sua capacità di intendere la narrazione cinematografica come un connubio di elementi artistici – l’immagine, la parola, il colore, la musica – in miracoloso equilibrio fra loro. L’impronta fortemente estetizzante del cinema di Dolan, già assai marcata nelle sue prove precedenti (non esenti infatti da un certo rischio di manierismo), trova in “Laurence anyways” una più felice applicazione, anche in virtù di una materia narrativa tanto complessa ed impegnativa.

Nell’arco di un racconto che arriva a sfiorare le tre ore di durata, il film ripercorre un intero decennio nella vita di Laurence Alia, interpretato da Melvil Poupaud (attore-feticcio di François Ozon): un docente di letteratura, felicemente fidanzato con Frederique (Suzanne Clément), che all’improvviso manifesta l’insopprimibile necessità di aderire alla propria vera natura, truccandosi, indossando abiti femminili e soprattutto affermando se stesso/a come una donna. Un percorso doloroso, che porterà Laurence a scontrarsi con la diffidenza e i pregiudizi (ben sintetizzati dagli sguardi di disapprovazione rivolti allo spettatore nelle riprese in soggettiva), ma prima ancora con le difficoltà di proteggere il sentimento per la persona a lei più vicina e che più la ama. E così “Laurence anyways” – ovvero “Laurence in ogni caso”, a prescindere dal genere di appartenenza – non si limita alla descrizione dell’esperienza transgender e della ridefinizione del proprio sesso; un processo, quest’ultimo, mostrato allo spettatore attraverso singoli momenti topici (Laurence che per la prima volta entra in classe vestito/a da donna) e con le opportune ellissi, focalizzandosi più sull’impatto psicologico che non sui dettagli della trasformazione fisica. Il film espande il proprio focus e si svela, ad un’ulteriore lettura, anche come una storia d’amore sul disperato desiderio di restare insieme, al di là di tutti gli ostacoli, le incomprensioni e le distanze – spesso abissali – che separano individualità non sempre conciliabili.

Ed è proprio l’emozione, più che la narrazione, ad emergere dalle sequenze principali del film (sequenze che in più occasioni consistono in ralenti insistiti, in primissimi piani, in immagini partorite da un flusso di coscienza), in un calvario sentimentale a tratti addirittura parossistico, ma al contempo incredibilmente coinvolgente. A tale risultato contribuiscono in misura imprescindibile le interpretazioni dei due protagonisti: un Melvil Poupaud che modella la propria fisicità imponente, ma con accenni di delicatezza quasi efebica, per trasmettere oltre lo schermo la commovente fragilità della sua Laurence, e una Suzanne Clément (già diretta da Dolan in “J’ai tué ma mère”) che conferisce all’innamoratissima Frederique un’intensità furiosa e straziante; senza dimenticare l’illustre presenza della grande Nathalie Baye, nel breve ma significativo ruolo di Julienne, la madre di Laurence. Ovviamente, nel contesto di valorizzazione estetica di tutti gli aspetti dell’opera filmica, non si può ignorare l’apporto della fotografia di Yves Bélanger, basata su un cromatismo freddo e fortemente simbolico, e di una colonna sonora quanto mai eclettica, in cui accanto a brani di musica classica (Vivaldi, Beethoven, Brahms, Cajkovskij) trovano posto le hit del pop e della dance elettronica degli Anni ’80 e ’90, ad arricchire il quadro d’epoca: fra le altre, “Fade to grey” dei Visage, “Bette Davis eyes” di Kim Carnes, “The funeral party” dei Cure, “The chauffeur” dei Duran Duran, “Enjoy the silence” dei Depeche Mode e “Pour que tu m’aimes encore” di Céline Dion.

Voto dell’autore:4.3 / 5

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