Blood story - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
4.10/5

Blood Story

RANKING
239° su 2562 in Generale
9° su 113 in Horror
20101 h 56 min
Trama

New Mexico, 1983. Owen ha dodici anni e vive nella cittadina di Los Alamos insieme alla madre, separata dal marito. Owen è un bambino timido e insicuro, vittima dei soprusi dei suoi compagni di scuola e senza nessun amico. Una sera, osservando dalla finestra della propria camera, il ragazzo vede arrivare un uomo di mezza età e una bambina, Abby, che si sono appena trasferiti nell’appartamento accanto al suo…

Metadata
Regista Matt Reeves
Titolo originale Let Me In
Data di uscita 30 Settembre 2011
Nazione U.S.A.Gran Bretagna
Durata 1 h 56 min
Attori
Cast: Kodi Smit-McPhee, Chloë Grace Moretz, Richard Jenkins, Elias Koteas, Sasha Barrese, Dylan Kenin, Dylan Minnette, Jimmy 'Jax' Pinchak, Nicolai Dorian, Seth Adkins, Ritchie Coster
Trailer
Blood story

In origine c’era il romanzo “Lasciami entrare”, firmato dall’autore svedese John Ajvide Lindqvist nel 2006. Poi, nel 2008, dal libro di Lindqvist è stato tratto un film omonimo diretto da Tomas Alfredson, accolto in maniera entusiastica dalla critica e molto apprezzato in tutto il mondo. Infine, a soli due anni di distanza dalla pellicola di Alfredson, il romanzo di Lindqvist ha conosciuto un secondo adattamento cinematografico, realizzato questa volta in lingua inglese, “Let me in” (rititolato in italiano “Blood story”). Dietro la macchina da presa troviamo l’americano Matt Reeves, l’artefice del successo di “Cloverfield” (qui al suo terzo lungometraggio), che ha curato anche la sceneggiatura, attenendosi in maniera estremamente fedele al film precedente. Il risultato è un horror atipico che non solo non tradisce lo stile e le intenzioni del bellissimo “Lasciami entrare”, ma riesce addirittura nella difficile impresa di superare il confronto con l’originale, entrando in quel ristretto numero di remake in grado di “brillare di luce propria”.

Proprio così, perché “Blood story” può essere considerato a tutti gli effetti un autentico gioiello del cinema dell’orrore, e in particolare di quel filone incentrato sulla figura mitica del vampiro, costretto a rifugiarsi in una perenne oscurità e a nutrirsi di sangue umano. Ma “Blood story”, come del resto il suo predecessore, travalica i confini del film di genere per raccontarci una storia tenera e spaventosa al tempo stesso: quella dell’amicizia che nasce spontanea fra il dodicenne Owen (Kodi Smit-McPhee, già visto in “The road”), figlio di genitori separati e vessato da una banda di bulletti prepotenti, e la sua coetanea Abby (Chloë Grace Moretz), una bambina bionda e diafana che si è appena trasferita nell’appartamento accanto a quello di Owen in compagnia di un uomo misterioso (Richard Jenkins). A fare da scenario alle vicende narrate è Los Alamos, una cittadina del New Mexico che non sembra molto dissimile dalla fredda provincia svedese in cui era ambientata la pellicola di Alfredson: un luogo gelido e isolato, dominato dal bianco della neve e dal nero delle tenebre notturne, in un’atmosfera di perenne minaccia esaltata dalla sapiente fotografia di Greg Fraser.

Nel film di Reeves, dunque, il mito del vampiro viene rivisitato nella prospettiva di un tipico percorso di formazione, costituito dal passaggio emblematico del protagonista dall’innocenza dell’infanzia ai turbamenti dell’adolescenza. Tali turbamenti trovano espressione tanto nelle inquietudini di Owen (la separazione dei genitori, il timore dei compagni di classe), quanto nelle sue prime pulsioni “proibite” (il voyeurismo che rinvia a “La finestra sul cortile”, la curiosità nei confronti dell’altro sesso). Prima ancora che un horror, “Blood story” è soprattutto una struggente storia di solitudine, o piuttosto la storia di due solitudini che si incrociano e si compensano l’un l’altra, disegnando i contorni di una delicatissima e commovente educazione sentimentale, come raramente si sono viste al cinema (e infatti non sono casuali i riferimenti a “Romeo e Giulietta” di Shakespeare). La rappresentazione dei sentimenti adolescenziali, colti in tutta la loro complessità, trova quindi il suo controcanto orrorifico nelle improvvise esplosioni di violenza che si abbattono sullo spettatore, scandite dal rosso acceso del sangue delle vittime (ma il sangue, oltre che alla morte, rimanda evidentemente anche alle mestruazioni e alla sessualità incipiente della piccola Abby).

La suspense è veicolata alla perfezione dalla regia di Matt Reeves, abilissimo nell’avvalersi delle suggestioni offerte dai paesaggi invernali del New Mexico e capace di dosare con una precisione geometrica l’orrore mostrato in primo piano con quello lasciato invece all’immaginazione dello spettatore (come nell’agghiacciante sequenza della piscina). “Blood story” si rivela così un film insieme spaventoso ed affascinante, che scuote e sconvolge con una forza espressiva fuori dal comune, e che trova nei giovani Kodi Smit-McPhee e Chloë Grace Moretz due validissimi interpreti. Straordinaria la colonna sonora di Michael Giacchino, che contribuisce a caricare di angoscia i momenti salienti della narrazione, mentre le canzoni di artisti come David Bowie e Culture Club restituiscono il tono d’epoca. Nonostante il consenso pressoché unanime della critica, la pellicola di Reeves non ha ottenuto il meritato riscontro in termini commerciali (a riprova della miopia di un pubblico non sempre disposto ad accogliere un cinema al di fuori dei canoni); ma chissà che con il tempo questo capolavoro dell’horror non finisca per diventare un cult…

Voto dell’autore:4.3 / 5

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