Liberami - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.55/5

Liberami

RANKING
1206° su 2323 in Generale
46° su 66 in Documentario
20161 h 30 min
Trama

Il documentario di Federica Di Giacomo ruota intorno alla figura di padre Cataldo, esorcista nel palermitano, mostrando la sua ordinaria esistenza, fatta di incontri con un'umanità depressa e afflitta e di pratiche d'esorcismo che si legano a questioni di vita quotidiana: i contrasti tra antiche tradizioni e abitudini moderne.

Metadata
Titolo originale Liberami
Data di uscita 6 settembre 2016
Nazione ItaliaFrancia
Durata 1 h 30 min
Attori
Cast: —
Trailer

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“Se sei ossessionato da fantasmi, spiriti, dove vai? Da Dylan Dog? La società non ti mette nella condizione di curarti. Io non sono credente, eppure queste cose sono successe”: il centro di “Liberami” di Federica Di Giacomo sta tutto nell’affermazione pronunciata da uno dei partecipanti a questo suggestivo documentario. L’opera della Di Giacomo, disponibile in formato Dvd grazie alla distribuzione di CG Entertainment, tenta di raccontare la pratica dell’esorcismo, ed evitando di circoscriverla completamente in una dimensione religiosa ne evidenzia piuttosto l’impatto nel sociale. Da padre Cataldo, sacerdote palermitano esorcista da molti anni e protagonista del film, arrivano infatti persone da ogni zona della Sicilia e anche d’Italia: giovani e meno giovani, anziani e bambini accompagnati dalle proprie famiglie, ogni individuo porta con sé il suo carico di problemi, talvolta così ordinari o comuni che difficilmente possiamo associare ad opere demoniache; un fattore questo che desta fin da principio curiosità mista a diffidenza. Le sale parrocchiali si trasformano in vere e proprie sale d’attesa, come quelle degli ospedali, e vi si affolla un’umanità depressa e afflitta, alle prese con relazioni adulterine, sessualità equivoca o esagerata, figli che si comportano male a scuola, pratiche occultistiche, scatti di ira incontrollati e subito dimenticati.

E padre Cataldo cerca di dare risposta a tutti, a volte in modo schietto e brusco, a volte con fare più bonario. A volte praticando esorcismi e liberazioni, a volte consigliando di “vivere in grazia di Dio”, di eliminare oggetti in esubero o sistemazioni confusionarie dentro un’abitazione, di dire le preghiere e di avere sempre fede, riconducendo spesso il tutto all’antica battaglia tra Bene e Male, Paradiso e Inferno, e ad una religione popolare che si costruiva fortemente intorno a questo dissidio. Ma “Liberami”, chiaro fin dal suo titolo, vuole dire qualcosa di più: che la liberazione, subito ben identificata dal grido di una donna esorcizzata nella sequenza di apertura, riguarda tutti e va oltre le logiche di fede e non fede, di sacro e profano. La macchina da presa della Di Giacomo cerca di entrare con discrezione nelle abitudini della vita di questo sacerdote, tanto semplice perché ritmata in azioni che ormai paiono consuete e ripetitive, quanto inquietante e sconcertante per chi quelle azioni quotidiane le vede, le sente, e le tocca per la prima volta. Come lo spettatore, che si addentra in questo mondo, forse sconosciuto o forse proprio esorcizzato, per restarne sconvolto e sospendere un giudizio, ritardarlo, perché in dubbio se quelle reazioni possano essere autentiche e spontanee o dettate invece da un background culturale e da informazioni già acquisite a riguardo. Se da un lato le grida, gli sputi, gli insulti, la bava alla bocca, gli occhi bianchi all’insù, i cambi di tono e timbro di voce, i dialoghi serrati tra esorcista ed esorcizzato sembrano indicare con certezza, se non altro, anomalie ed eccezioni, sono forse i metodi adottati da padre Cataldo a far nascere quesiti e ritrosie.

Per esempio affidarsi a laici per coadiuvare riti esorcisti, o anche le stesse pratiche esorciste collettive durante il rito della Messa o quelle condotte addirittura dal telefono, non solo sono prassi non consone a quanto insegnato dalla Chiesa, ma creano distanza anche tra il documento e chi ne prende visione. Ciò pare voluto dalla Di Giacomo, che investe il suo film di momenti ironici estemporanei e di un’atmosfera diffusamente grottesca; come è anche chiaro l’intento della regista di creare un’opera capace di sembrare cinema sfruttando soprattutto inquadrature particolari, asimmetriche ed espressive, così come un montaggio che suggerisca un percorso narrativo per vicende reali. È tuttavia sempre un rischio (raramente evitato nel documentario moderno) quello di diventare un ibrido che non ha ben chiara la sua vera natura e in alcuni passaggi lasciare lo spettatore alle prese con il dubbio realtà / finzione: un dubbio che già la materia trattata da “Liberami”, e l’umanità problematica rappresentata, potevano ampiamente addurre. A volte uno sguardo in macchina, o un montaggio meno artificiale, e forse una fotografia complessivamente più cinematografica e meno televisiva (quella sì, perché più liminare benché fondamentale) avrebbero contribuito a rendere più autentico e meno filtrato l’approccio dello spettatore; il quale, in ogni caso, resta turbato e scosso per la forza dell’argomento e il suo risvolto sociale, e per il carisma e la spontaneità di questo frate di provincia, quanto basta per smuovere riflessioni, dibattiti e approfondimenti.

Voto dell’autore:3.4 / 5

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