Life, animated - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.00/5

Life, animated

RANKING
324° su 2514 in Generale
10° su 70 in Documentario
20161 h 29 min
Trama

La storia di crescita di Owen Suskind e della sua famiglia, che hanno superato le grandi sfide dell'autismo trasformando i film d'animazione Disney in un linguaggio per esprimere amore, perdita, affinità e fratellanza.

Metadata
Titolo originale Life, Animated
Data di uscita 2 febbraio 2017
Nazione Stati UnitiFrancia
Durata 1 h 29 min
Trailer
Life, animated

Un ragazzo autistico, Owen Suskind, è inquadrato da una macchina da presa mentre ripone con cura e dedizione dentro appositi scatoloni le tantissime VHS di ogni film Disney che sia stato prodotto. Sta traslocando, dopo essersi diplomato, per andare a vivere centinaia di chilometri lontano da casa e dai suoi genitori, per la prima volta, in un appartamento tutto suo, all’interno di una struttura assistita. E il suo trasloco è tutto lì: è l’unica cosa di cui si occupa lui personalmente e di cui si preoccupa. La prima cosa, quella fondamentale. La nuova casa avrebbe anche potuto non avere un letto su cui dormire, un forno per cucinare, un frigorifero, un tavolino, una poltrona, alcuni libri da leggere, alcuni oggetti personali come ricordi, ma quelle videocassette dovevano esserci: sono le fondamenta di un’intera vita, di un’esistenza. È tutto il mondo di Owen, lì c’è stata la sua salvezza e lì ancora si realizza. Protagonista di “Life, animated”, documentario semplice ma strutturalmente preciso sia nelle emozioni che nei messaggi che intende veicolare, Owen, come Peter Pan, ha paura che crescendo possa perdere la magia dell’infanzia.

Così, compiendo questo primo passo verso la maturità e l’età adulta, decide di non staccarsi da quel mondo e di portarlo con sé per avere le coordinate spaziali che lo possano ancora orientare in una vita in solitaria, autonoma e responsabile. Senza saperlo fa suo l’insegnamento di C.S. Lewis, scrittore di libri e fiabe per bambini, tra i quali il celebre fantasy “Le cronache di Narnia”, quando scriveva: “Ci accusano di arresto dello sviluppo perché non abbiamo perso i gusti che avevamo da ragazzi, ma l’autentico arresto non può consistere nel rifiuto di abbandonare un patrimonio, bensì in quello di acquisirne uno nuovo. Oggi mi piace il vino bianco che da ragazzo non avrei apprezzato, ma continua a piacermi la limonata. […] Se per acquisire il piacere del vino avessi dovuto perdere quello della spremuta di limoni, non si sarebbe trattato di crescita ma di semplice cambiamento”. Owen quindi non dimentica il gusto dei suoi film, ma cresce insieme a loro: “Peter Pan”, “La sirenetta”, “La bella e la bestia”, “Il re leone”, “Aladdin” e tanti altri. Quando all’età di tre anni si manifestarono in lui i primi sintomi di autismo, Owen smise anche di parlare, non riusciva a comunicare, tanto che suo padre, Ron Suskind, parlò di “rapimento”, perché era come se qualcuno gli avesse rapito suo figlio. Non c’era più.

Ma il piccolo Owen continua a guardare i suoi cartoni animati, con trasporto ed emozione. Erano proprio quelle visioni gli unici momenti di condivisione e partecipazione emotiva con suo fratello più grande di tre anni, Dave, e con i suoi genitori. Ed è proprio con un personaggio Disney, il pappagallo Iago, la spalla maligna di Jafar in “Aladdin”, che Owen, miracolosamente, ricomincia a parlare: il pupazzo è interpretato nelle movenze e nella voce dal padre che così riesce, dopo tantissimo tempo, ad interagire di nuovo con il figlio, ad ascoltarlo, a sentirsi rispondere a delle domande. In quell’istante avviene il primo vero passaggio di crescita nella vita del bambino: perché l’autismo è come una prigione, un territorio vasto ma di cui conosciamo pochissimo e di cui pochissimo possiamo prevedere; un mistero che è allo stesso tempo preoccupante e affascinante. Owen non cambia, ma cresce. La madre, parlando della condizione del figlio, dirà ad un certo punto che “i genitori invecchiano, le persone muoiono, tutto cambia; e quella è l’unica cosa a cui può aggrapparsi, che non cambia”. Quel personaggio, quel pappagallo, è stato il medium che ha attuato la connessione. È il cinema, a cui Owen può sempre aggrapparsi, perché è eterno, come l’arte.

Roger Ross Williams, che aveva già percorso sentieri affini con la storia di alcuni giovani disabili africani che riuscirono a superare le barriere imposte dalla loro disabilità attraverso la musica (l’arte, di nuovo) nel cortometraggio vincitore del premio Oscar “Music by Prudence”, racconta con “Life, animated” una storia di crescita, del ritorno a casa di un bambino e un ragazzo outsider della società, perso in terre straniere popolate dall’incomprensione, dalla paura e dal dubbio, nelle quali l’unica bussola possibile era il cinema: quei cartoni animati, quei personaggi. Lo fa con un stile discreto e attento, mai invadente, anzi spesso invisibile, ma con una forte connotazione cinematografica: perché se Owen ha riacquistato la capacità di parlare attraverso il linguaggio del cinema, così doveva essere raccontata la sua storia. Allora quasi ad inizio film c’è un campo / controcampo esplicativo, in prospettiva frontale, tra il primo piano di Owen e il dettaglio di un televisore che sta trasmettendo un film Disney. Il cinema mette in scena se stesso come personaggio e, attraverso i suoi codici, ci racconta un dialogo tutto personale con questo giovane autistico; un’intesa che viene da lontano, che c’è sempre stata, una comunicazione diretta, frontale, senza filtri, perciò sicura, intima, che rivela la base primaria e fondativa di ogni rapporto d’amore: una fiducia intaccabile ed incrollabile.

Così tanta fiducia che Owen, dopo aver subito episodi di bullismo nei suoi primi anni di scuola, si esprimerà raccontando e scrivendo la sua storia, che lo vede protagonista come difensore degli “aiutanti” nel “mondo degli aiutanti”. Perché i suoi personaggi preferiti dei film Disney non sono gli eroi, ma i cosiddetti “sidekick”, le spalle degli eroi: quelli spesso strambi, ma che fanno sempre ridere, i saggi che dispensano consigli importanti e danno lezioni di vita, coloro che aiutano l’eroe a compiere il proprio destino; a volte marginali, ma fondamentali. Così per Owen “nessun aiutante deve essere messo da parte”: lui si accorge di loro perché si sente uno di loro, dentro una società che non riesce mai facilmente a scartarsi da emancipazione, paura, diffidenza verso ciò che è diverso. E perciò li difende. E difendendo loro, senza saperlo, sta proprio difendendo il cinema, il margine sicuro di ogni esistenza: aiutante per eccellenza, prezioso e raro, spalla solida, divertente e saggia, di noi stessi, malandati eroi della nostra vita. Un cinema, un film, che possono avere la forma del Dvd, grazie alla distribuzione di CG Entertainment, e diventare così parte concreta ed irrinunciabile di ogni nostro “trasloco” e passo di crescita.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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