Life - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.45/5

Life

RANKING
1565° su 2562 in Generale
35° su 54 in Biografico
20151 h 51 min
Trama

America, 1955. L’era di massima espansione dei Big Studios, ma anche quella in cui ad emergere dalla controcultura giovanile sono una serie di nuovi talenti, fra cui un certo James Dean. Dennis Stock, fotografo della rivista "Life", insegue il desiderio di fotografarlo in un servizio particolare che lo immortali nei momenti apparentemente meno importanti, come nel corso di una passeggiata sotto la pioggia o mentre è intento a leggere un fumetto nella sua casa. James Dean, schivo e introverso, non vede di buon occhio l’idea di essere fotografato, ma alla fine si lascia convincere e parte per tornare dalla propria famiglia in compagnia di Dennis, mentre si avvicina l’anteprima del suo primo film da protagonista, “La valle dell’Eden” di Elia Kazan.

Metadata
Regista Anton Corbijn
Titolo originale Life
Data di uscita 8 Ottobre 2015
Durata 1 h 51 min
Trailer

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Life

Negli anni ’50, l’America stava mutando pelle e il cinema era all’alba di una vera e propria rivoluzione. James Dean era il volto che incarnava il conflitto insanabile fra il vecchio e il nuovo, il tormento disorientato nell’estasi di una nuova alba. In “Life”, il regista olandese Anton Corbijn ripercorre quella esatta fase di trasformazione nella vita di Dean e nel sistema Hollywood, mentre tenta di mantenere la privacy dall’invadenza di mister Jack Warner cercando al contempo di capire le motivazioni per cui Dennis Stock insiste tanto nel volerlo fotografare. E c’è da dire che quel lasso di tempo cruciale è rappresentato con un gusto fotografico introitante (Corbijn cominciò proprio come fotografo e regista di videoclip), laddove la ricercatezza dello sguardo si fa omologazione, e lo scopriamo per mezzo del vero volto delle fotografie scattate all’epoca, passate in rassegna sui titoli di coda. Ottima è la riproposizione sia dal punto di vista delle scenografie che dei costumi. Al centro del racconto c’è Dane DeHaan, attore statunitense emergente, che emula sguardo, pose e fine nevrosi di disadattamento di Dean in maniera più che convincente.

Colui che lo osserva soprattutto dal mirino della sua macchina fotografica, Dennis Stock, è interpretato invece da Robert Pattinson, che sta passando con disinvoltura da un regista considerevole all’altro; in questo caso ci riesce con meno forza ed incisività del solito, e il suo personaggio non lascia il segno quanto quello di DeHaan, dando anzi l’impressione che il ruolo principale lo avrebbe voluto tutto per sé. Se la fotografia e l’interpretazione del protagonista sono i punti di forza del film, la rievocazione di una fase di passaggio, messa per immagini attraverso l’intimità di due anime che sono l’una lo specchio dell’altra nel loro disadattamento, zoppica qua e là, in quanto il quadro che si muove attorno a loro è appena accennato, mentre la cinepresa si sofferma ad indugiare sui primi piani di DeHaan lasciando spesso sullo sfondo tutto il resto. Se il patinato tirato quasi a lucido di molte immagini si sposa con l’immaginario dello star system, è il sottopelle che invece non erompe, lasciando che la personificazione a-solo di una controcultura in sensibile ascesa si esprima soltanto attraverso l’asocialità di uno o più sguardi inflessibilmente controllati. Sotto questo aspetto, Corbijn sembra porsi accanto a quel Jack Warner, magnate direttore di produzione, interpretato da Ben Kingsley, conferendo al film un controllato furore imploso.

Voto dell’autore:3.2 / 5

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