The childhood of a leader - L'infanzia di un capo - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.90/5

The childhood of a leader - L'infanzia di un capo

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448° su 2198 in Generale
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20161 h 55 min
Trama

Prescott è un ragazzino americano che vive a Parigi in compagnia di una madre ossessivamente devota e di un padre impegnato ad alti livelli nella politica francese: l’uomo è coinvolto infatti nel trattato di pace che darà fine alla Prima Guerra Mondiale (e, secondo alcuni storici, porrà le basi per la Seconda). La vita del piccolo è tutt’altro che idilliaca: tra un padre assente e una madre anaffettiva e crudele, Prescott dedica la sua attenzione ad altre figure femminili con esiti però deludenti. La sua frustrazione si trasforma quindi in rabbia, con effetti esplosivi e drammatici.

Metadata
Regista Brady Corbet
Titolo originale The Childhoof a Leader
Data di uscita 29 giugno 2017
Durata 1 h 55 min
Trailer

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“The childhood of a leader – L’infanzia di un capo” è tratto liberamente dall’omonima novella di Jean-Paul Sartre, contenuta nella raccolta “Il muro”. Brady Corbet, dopo aver lavorato come attore con nomi come Michael Haneke, Lars von Trier e Olivier Assayas, ha esordito alla regia con questo notevole film del 2015, che sembra quasi un horror d’epoca girato da Stanley Kubrick e montato da Haneke; un tetro e incalzante commento sonoro da thriller hitchcockiano, composto da Scott Walker, accompagna la discesa negli inferi familiari di Prescott, giovane pargolo dell’alta borghesia, destinato a diventare un grande leader nazista. Tre atti, corrispondenti ad altrettanti “scatti d’ira”, segmentano il racconto, che poi un vero racconto non è: si tratta invece di un’istantanea atemporale, non connotata da una precisa durata. Gli eventi narrati potrebbero svolgersi in pochi giorni, come in settimane o in qualche mese. La regia è crudelmente distaccata, come l’orribile madre interpretata da Bérénice Bejo lo è con il proprio figlio: nessuna empatia, nessun sentimento traspaiono dalla figura di una donna soggiogata dal potere di un marito “ingombrante” e non amato.

Proprio la figura paterna rappresenta invece la violenza e il potere prevaricante di stampo “nazista”, prima che il nazismo stesso avesse origine. “L’infanzia di un capo” scorre quindi su due binari paralleli che alla fine (a differenza delle famose rette) si incontrano: l’orrore familiare da un lato e il dramma politico dall’altro. Il desiderio di rivalsa di una Germania rancorosa si fa carne nel corpo di un bambino privato dell’amore di una madre: ancora prima di essere un movimento politico, il nazismo è un’idea, un’atmosfera. “L’infanzia di un capo” trae forza da contrasti riuscitissimi: quello tra la “grandeur” ieratica degli interni d’epoca e la rabbia e l’odio che trasudano i personaggi; quello tra l’implicito bisogno d’affetto di un ragazzo e l’ostilità e freddezza dell’ambiente in cui è immerso. Nei suoi tre atti, il film di Brady Corbet procede con il suo stile composto e insieme esplosivo verso un crescendo di violenza fisica e psicologica, fino alla vorticosa scena madre finale, che racchiude in sé l’orrore che tutti noi conosciamo. Pretenzioso e ambizioso, forse, ma notevolissimo, “L’infanzia di un capo” è un romanzo nero di de-formazione in cui il sonno privato della ragione genera mostri pubblici.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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