L'isola dei cani - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.50/5

L'isola dei cani

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20° su 2477 in Generale
1° su 85 in Animazione
20181 h 41 min
Trama

Nel Giappone del 2037 i cani sono diventati un problema a causa della loro crescita demografica smisurata; il sindaco corrotto della città di Megasaki dà quindi l’ordine di esiliarli su un’isola chiamata Trash Island. Mentre i cani cercano di adattarsi alla situazione, un giorno sull’isola piomba il giovane Atari Kobayashi, alla ricerca del suo cane Spot.

Metadata
Regista Wes Anderson
Titolo originale Isle of Dogs
Data di uscita 1 maggio 2018
Durata 1 h 41 min
Attori
Cast: —
Trailer
L'isola dei cani

A distanza di nove anni dalla sua ultima incursione nella stop-motion con il riuscito “Fantastic Mr. Fox”, Wes Anderson torna a lavorare con una tecnica che non gli preclude di mantenere i classici stilemi che hanno reso celebre e apprezzato il suo cinema visionario. Uno dei punti di forza della bizzarra filmografia di Anderson è infatti l’impeccabile equilibrio fra l’aspetto formale della lavorazione, con una messa in scena curata nei minimi particolari, e un’analoga efficacia nella dettagliata e approfondita narrazione. Ne “L’isola dei cani”, se possibile, Anderson raggiunge un livello ancor più consapevole con questo tipo di tecnica rispetto alla precedente pellicola d’animazione: senza accusare alcun contraccolpo nel passaggio dal live-action alla stop-motion, Anderson riesce a connettere con eleganza e pragmatismo temi più o meno elevati come la politica, l’animalismo, l’amicizia e l’importanza della famiglia e dei legami. Esilaranti alcune sequenze che riguardano il personaggio del piccolo protagonista, Atari Kobayashi, soprattutto nella scelta della comunicazione con i cani impostata da Anderson.

“L’isola dei cani” si rivela un compendio sorprendente della cultura pop giapponese, dalla quale Anderson prende spunto e che omaggia con encomiabile rispetto, attingendo ad una poetica a cui sono riferibili diversi maestri del cinema e dell’animazione. Il regista statunitense dimostra di saper maneggiare con cura il materiale a disposizione e piega la propria inventiva visionaria al servizio di una storia piena di figure iconiche e di riferimenti ad un futuro che porta all’estremo alcuni elementi del presente, in un contesto malinconico e decadente in cui solo l’unione e l’amicizia possono diventare un moto di speranza. Come accade nelle sue opere in live-action, Wes Anderson si avvale di un ricco cast di star per le voci da assegnare ai personaggi del film, molti dei quali assidui e fedeli collaboratori del regista, come Bill Murray, Jeff Goldblum, Edward Norton e Tilda Swinton. “L’isola dei cani” si rivela dunque l’ennesimo tassello imprescindibile nella filmografia di un cineasta a cui bisogna riconoscere il pregio di aver saputo costruire un personalissimo universo di sogni, prospettive, fragilità e amore, confermando di saper coniugare con la medesima incisività forma e contenuto.

Il cinema di Wes Anderson è costellato di grotteschi individui e strambi elementi, tutti riconducibili allo stesso comune denominatore. Come se stesse lavorando da sempre ad un’unica opera, Wes Anderson ci trasporta da case borghesi a treni in corsa, da tende da campeggio a hotel raffinati, fino ad avventure acquatiche dentro sottomarini. Ogni racconto è connesso a un altro, ogni capitolo è riconducibile al successivo. Lasciandoci trasportare dalla delicata ironia della sua narrazione ci abbandoniamo così ai mondi costruiti da Anderson, come il Giappone del 2037, la Repubblica di Zubrowka degli anni ’30 o i boschi di “Moonrise Kingdom”; e ne “L’isola dei cani” ci appassioniamo alle avventure di un gruppo di animali e del loro piccolo amico pilota, in lotta contro la crudeltà del genere umano. Perché l’amore e l’amicizia sono la migliore speranza possibile, in un mondo colorato in cui non tutto è come sembra e dove il futuro può rivelare una via d’uscita e offrire una grande opportunità di cambiamento.

Voto dell’autore:4.5 / 5

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