Recensione Lo Hobbit - La desolazione di Smaug - Filmedvd

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 3 voto/i
3.33/5

Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

RANKING
1671° su 2502 in Generale
12° su 24 in Fantasy
20132 h 41 min
Trama

In fuga dagli orchi che li stanno inseguendo, Gandalf, Bilbo Baggins, Thorin Scudodiquercia e la compagnia dei nani trovano protezione nella casa di Beorn, una misteriosa creatura dall’aspetto mutevole. Passato il pericolo, Bilbo e i nani si addentrano nelle profondità del Bosco Atro, dove vengono aggrediti da ragni giganteschi e, in seguito, sono fatti prigionieri dagli elfi governati dal Re Thranduil.

Metadata
Regista Peter Jackson
Titolo originale The Hobbit: The Desolation of Smaug
Data di uscita 12 dicembre 2013
Nazione U.S.A.Nuova Zelanda
Durata 2 h 41 min
Attori
Cast: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Ken Stott, Graham McTavish, William Kircher, James Nesbitt, Stephen Hunter, Dean O'Gorman, Aidan Turner, Benedict Cumberbatch, Lee Pace, Luke Evans, Evangeline Lilly, Orlando Bloom, Billy Connolly, Mikael Persbrandt, Manu Bennett, Stephen Fry, John Bell, Sylvester McCoy, Terry Notary, Peter Hambleton, Cate Blanchett, Stephen Colbert, Jed Brophy, Sarah Peirse, Mary Nesbitt, Peggy Nesbitt
Trailer
Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

Dopo “Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato”, film di estremo fascino in cui la struttura narrativa fiabesca del romanzo di John Ronald Reuel Tolkien era rivisitata con originalità ed intelligenza, prosegue l’avventura di Bilbo Baggins (Martin Freeman) e della compagnia dei nani di Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage) attraverso la Terra di Mezzo. Il secondo capitolo della nuova trilogia scritta, prodotta e diretta da Peter Jackson, “Lo Hobbit – La desolazione di Smaug”, riprende la storia laddove si concludeva il precedente film, accelerando il ritmo dell’azione e riproponendo sul grande schermo alcuni degli episodi più celebri dell’epopea tolkeniana: il misterioso Beorn (Mikael Persbrandt), liquidato in realtà assai in fretta, i mostruosi ragni giganti del Bosco Atro e gli elfi silvani di Re Thranduil (Lee Pace), fino ad arrivare alla Montagna Solitaria, sede del terribile drago Smaug (al quale presta la voce, nella versione originale, l’attore Benedict Cumberbatch).

Ma nell’arco di ben 161 minuti di durata, Peter Jackson inserisce non solo buona parte degli eventi del romanzo, ampliandoli a suo piacimento (talvolta fin troppo), ma introduce anche diverse sottotrame o episodi realizzati ex-novo, in misura assai maggiore rispetto a quando non avesse già fatto per “Un viaggio inaspettato”. E proprio tale operazione, tanto ambiziosa quanto gravida di rischi, costituisce il vero banco di prova dell’adattamento realizzato dal regista neozelandese insieme ai suoi fedeli collaboratori, Fran Walsh, Philippa Boyens e Guillermo del Toro: “tradire” la fonte letteraria di Tolkien al fine di restituire a questo film il medesimo spirito alla radice della saga, nonché della trilogia cinematografica de “Il signore degli anelli”. Da tale necessità si spiegano la presenza “spuria” di personaggi come Legolas (Orlando Bloom) e soprattutto l’elfa Tauriel (Evangeline Lilly), vera eroina della pellicola, legata in un atipico subplot romantico al nano Kili (Aidan Turner), l’ampio spazio attribuito alla figura di Bard l’arciere (Luke Evans), nonché quella sezione della trama riservata alle indagini di Gandalf (Ian McKellen) e al suo confronto con il Negromante. Ebbene, se tale operazione era riuscita brillantemente a Peter Jackson in “Un viaggio inaspettato” (benché a tal proposito la critica non avesse espresso un giudizio unanime), ne “La desolazione di Smaug”, per la prima volta nel percorso delle trasposizioni tolkeniane al cinema, a tratti invece tale meccanismo sembra far fatica a funzionare a dovere.

“La desolazione di Smaug” è senza dubbio un film ambizioso, denso di avvenimenti e ricchissimo di suggestioni a livello narrativo e visivo, ma nel quale il regista si fa prendere la mano e, allontanandosi dal magistrale intreccio messo in piedi nelle pagine di Tolkien, rischia l’eccesso: troppi combattimenti, troppi orchi (sempre, dovunque), troppe sequenze spettacolari e adrenaliniche, laddove invece lo scrittore inglese ha dimostrato l’invidiabile capacità di saper alternare i ritmi del racconto con un equilibrio ed un senso della misura che lo hanno reso uno fra i più meravigliosi narratori dei nostri tempi. Riscontrati tali limiti nel difficile passaggio da un libro di appena 350 pagine a tre film di quasi tre ore ciascuno, limiti particolarmente evidenti in questo secondo capitolo, non si possono negare d’altro canto anche le straordinarie virtù dell’impresa di Peter Jackson, araldo di un cinema epico che continua a far appassionare il pubblico (e non solo quello legato alla letteratura di Tolkien). E se “La desolazione di Smaug” si fa carico del sottile rimpianto di un’occasione colta solo in parte, in compenso ci presenta almeno due momenti memorabili, in cui pathos, terrore e magnificenza si incrociano e si fondono in un sublime amalgama: l’apparizione di Smaug, il maestoso drago sputafuoco che riposa sotto infinite coltri dorate nel cuore della Montagna Solitaria; e la prima manifestazione “fisica” del Negromante, ovvero Sauron, in una sequenza sorprendente e visionaria in cui, al cospetto di Gandalf, la pupilla al centro del terrificante “occhio infuocato” assume i contorni dell’Oscuro Signore, in un sapiente richiamo all’iconografia de “Il signore degli anelli”.

Voto dell’autore:3.7 / 5

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