Lo schiaccianoci in 3D - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
2.95/5

Lo Schiaccianoci 3D

RANKING
2106° su 2562 in Generale
100° su 126 in Fantastico
20101 h 50 min
Trama

Nella Vienna del 1920 la piccola Maria non riesce a distrarsi, così chiede aiuto allo zio Albert, che le regala uno schiaccianoci di legno. Di notte lo schiaccianoci sprigiona magici poteri, coadiuvato dalla notevole fantasia di Maria, per un viaggio fra il bene e il male e tra gli amati giocattoli, di colpo ingigantitisi. Il Re dei Topi, con la sua schiera di pestiferi ratti e soprattutto con l’abominevole apporto di Frau Eva, farà di tutto per guastare le feste ai festeggianti.

Metadata
Titolo originale The Nutcracker: The untold story
Data di uscita 2 Dicembre 2011
Nazione Gran BretagnaUngheria
Durata 1 h 50 min
Trailer
Lo schiaccianoci in 3D

Per il regista russo Andrei Konchalovsky, fratello di Nikita Mikhalkov, “Lo schiaccianoci in 3D” è uno di quei progetti di una vita, messi in disparte per un certo periodo di tempo nell’attesa di un cambio di rotta come quello del significativo mutamento delle tecnologie, dagli sviluppi della computer graphic a quello del formato tridimensionale. Si tratta di uno spettacolo messo fra le righe dello zuccheroso labello di sdolcinata fantasia, a mezza strada fra i fasti alla Walt Disney ed i traguardi della moderna animazione.

Mancano il divertimento, l’afflato poetico, la cura per i dettagli, che a parte qualche riuscita definizione dei tratti di alcuni giocattoli o dello stesso Re dei Ratti (John Turturro, presenza azzeccata) non convince appieno, né avvince per il lusso sceno-tecnico allestito grazie alla modica cifra di 90 milioni di dollari. Dallo scrittore romantico E.T.A. Hoffmann, e dalla leggenda divenuta film a seguito del successo del balletto russo sulle musiche di Pëtr Il’i? Cajkovskij, fino all’animazione de “La favola del principe schiaccianoci” e al kolossal di Konchalovsky, c’è uno spazio siderale, non solo in termini di tempi di realizzazione ed uscita.

Il gaio e favolistico tratto visivo cede il passo al modesto impasto di canzoni e “smorfiette” che rendono banale e senza guizzi il congegno. Elle Fanning fa tenerezza, ma non basta ad alzare il grado di compartecipazione emotiva per l’avventura. La meraviglia delle meraviglie tanto acclamata puzza di topo e sa di caramello. Non combacia, non collima, non funge da catalizzatore per l’auspicato dolce-salato, fra le solite rime del limitato e convenzionale tratto bene / male.

Voto dell’autore:2.9 / 5

The following two tabs change content below.

Ultimi post di Federico Mattioni (vedi tutti)

Loading...