L'uomo d'acciaio - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 3 voto/i
3.30/5

L'uomo d'acciaio

RANKING
1714° su 2562 in Generale
74° su 126 in Fantastico
20132 h 23 min
Trama

Sul pianeta Krypton, che sta per essere distrutto, il pacifista Jor-El e sua moglie Lara Lor-Van mettono in salvo il loro unico erede, il neonato Kal-El, inviandolo con una capsula di salvataggio sulla Terra. Atterrato nella cittadina di Smalville, in Kansas, il piccolo viene allevato da una coppia di contadini, Jonathan e Martha Kent, che lo chiamano Clark. Crescendo Clark scopre la propria natura aliena, sviluppando una forza sconvolgente. Da adulto, il “super-uomo” decide di cercare risposte sulla sua vera identità e sui suoi genitori biologici; dopo numerosi tentativi giunge finalmente alla Fortezza della Solitudine, dove sono custoditi gli ultimi messaggi di Jor-El al figlio, e sceglie di diventare un simbolo di speranza per i terrestri e di impegnarsi a proteggere il pianeta. Nel frattempo il generale Zod, leader militare e fervido patriota kryptoniano scampato alla distruzione di Krypton, giungerà sulla Terra per minacciare la salvezza dell’umanità…

Metadata
Regista Zack Snyder
Titolo originale Man of Steel
Data di uscita 20 Giugno 2013
Nazione U.S.A.Canada
Durata 2 h 23 min
Attori
Cast: Henry Cavill, Amy Adams, Michael Shannon, Diane Lane, Russell Crowe, Antje Traue, Kevin Costner, Christopher Meloni, Laurence Fishburne, Jadin Gould, Tahmoh Penikett, Ayelet Zurer, Richard Schiff, Dylan Sprayberry, Michael Kelly, Carla Gugino, Richard Cetrone, Mackenzie Gray, Julian Richings, Mary Black, Samantha Jo, Rebecca Buller, Christina Wren, David Lewis, Doug Abrahams, Brad Kelly, Alessandro Juliani, Jack Foley, Robert Gerdisch, Tom Nagel
Trailer
L'uomo d'acciaio

Dopo la splendida e futuristica trilogia su Batman, considerata la migliore trasposizione cinematografica di sempre dei fumetti sul supereroe mascherato, la firma del suo regista Christopher Nolan è diventata ancora più importante di prima, quando aveva già realizzato altri piccoli capolavori originali come “Memento”. Con “L’uomo d’acciaio”, Nolan appone così la sua sfolgorante firma in qualità di produttore ma anche di supervisore del lavoro nel suo insieme, perché che ci sia il suo zampino possiamo in fondo annusarlo anche a distanza. Il nuovo film incentrato sulle prime avventure di Superman si basa d’altronde su un soggetto e un’idea originali dello stesso Nolan, il quale suggerisce al regista e sceneggiatore vero e proprio, lo Zack Snyder conosciuto per l’apprezzabile adattamento della graphic novel “300”, di ambientarlo in uno scenario più attuale e mastodontico rispetto al fumetto da cui è tratto. Snyder, molto probabilmente sempre dietro consiglio di Nolan, impiega non a caso le dirompenti musiche del bravissimo Hans Zimmer (autore delle colonne sonore dei nolaniani “Batman begins”, “Il cavaliere oscuro”, “Il cavaliere oscuro – Il ritorno” e “Inception”), e accogliendo il suo suggerimento prova a trasferire “L’uomo d’acciaio” in un contesto moderno.

Ma il primo problema di questo film a saltare immediatamente agli occhi è proprio il fatto che la lettura modernistica di Zack Snyder è lontana anni luce dall’interpretazione psicologico-introspettiva del Batman di Christopher Nolan, e che il contesto in cui il suo Superman si muove è riletto in senso parecchio più militare che non veramente attuale, laddove per l’uomo-pipistrello si era scelto invece di mettere in risalto gli aspetti tecnologici e terroristici della nostra attualità. Problema questo, comunque, che dipende soprattutto dalla qualità tutta soggettiva delle aspettative del singolo spettatore, e che s’innalza a simbolo dei numerosi limiti qualitativi che vanno a penalizzare la pellicola nel caso in cui la firma di Nolan induca a pensare di poter ritrovare la medesima profondità di sceneggiatura, dialoghi e contenuto della sua trilogia su Batman. Perché “L’uomo d’acciaio” non vanta certo una trama tanto complessa o suggestiva, è totalmente privo di un approfondimento psicologico realistico del suo protagonista e non può fare affidamento sui dialoghi mozzafiato de “Il cavaliere oscuro”, ma può dire la sua se lo si guarda da una seconda, altrettanto interessante prospettiva.

Il personaggio di Superman, dopotutto, non può essere ricondotto al suo collega Batman, dacché i due hanno poco e niente in comune (l’uno nasce supereroe e l’altro lo diventa, lo specificava persino Quentin Tarantino in una scena del suo “Kill Bill – Vol. 2”), e la stessa superficialità del meta-linguaggio simbolico del fumetto sul super-uomo ci fa capire come Zack Snyder abbia fatto un buon lavoro per quanto riguarda la sua reale essenza: potenza visiva in primis, ma pure esplorazione dell’universo kryptoniano nei suoi antecedenti storici riguardanti i genitori biologici di Kal-El, flashback sull’infanzia e l’adolescenza di un giovane Clark Kent a Smalville, nonché un’ammirevole sottolineatura dell’epicità del messaggio di fondo di Superman – l’unico ponte possibile tra la perfezione fisica dell’alieno e la bontà nucleare di un’umanità stavolta in grado di comprendere e non farsi corrompere dalla paura del mistero – sono solo alcune delle note di merito dell’encomiabile rilettura del regista in tal senso. Un regista, Zack Snyder, che sembra pertanto voler smussare appositamente la propria pellicola nel privarla di qualsivoglia pesantezza introspettiva, per restituire al suo supereroe la dignità di poter riempire, piuttosto, ogni singola, innegabile lacuna lasciata irrisolta nelle passate trasposizioni cinematografiche delle imprese del supereroe.

Ed è così che “L’uomo d’acciaio” diventa il film imperdibile per gli amanti più sentimentalisti del fumetto originale di Jerry Siegel e Joe Shuster, e promette con questo primo reboot una serie di pellicole che potrebbero addirittura evolversi in qualcosa di più, andando ad abbracciare anche gli spettatori più attenti allo spessore contenutistico che non al rispetto di un’armonia di fondo riconoscibilissima. Che Henry Cavill sia infine il “vero” Superman è inutile starlo a specificare: l’attore britannico non è forse tra i più espressivi in circolazione, ma la sua fisicità è quella giusta e tanto basta, perché tutto ciò che gli viene richiesto di fare è di combattere e volare nel pieno spirito fumettistico del caso. Mentre la quattro volte candidata all’Oscar Amy Adams nei panni di Lois Lane è una scelta atipica ma abbastanza congeniale, poiché va a inserirsi perfettamente nella schiera di volti – Michael Shannon, Kevin Costner, Diane Lane, Laurence Fishburne e Russell Crowe – capaci di apportare, con la loro indubbia qualità interpretativa, un ulteriore passo in avanti nella preferenza globale per un registro emotivo più ad ampio spettro che mai.

Voto dell’autore:3.8 / 5

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