Magic in the moonlight - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 3 voto/i
3.43/5

Magic in the Moonlight

RANKING
1608° su 2562 in Generale
164° su 241 in Sentimentale
20141 h 37 min
Trama

Sud della Francia, 1928. Stanley, un geniale mago ed illusionista il cui nome d’arte è Wei Ling Soo, viene chiamato a smascherare una falsa medium di nome Sophie Baker, la quale sta sfruttando una ricca famiglia americana, i Catledge, per i suoi scopi. Quando però Sophie dimostra di conoscere informazioni segrete sulla vita dell’uomo, le certezze di Stanley cominciano a crollare.

Metadata
Regista Woody Allen
Titolo originale Magic in the Moonlight
Data di uscita 4 Dicembre 2014
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 37 min
Attori
Cast: Colin Firth, Emma Stone, Hamish Linklater, Marcia Gay Harden, Jacki Weaver, Erica Leerhsen, Eileen Atkins, Simon McBurney, Catherine McCormack, Jeremy Shamos, Antonia Clarke, Natasha Andrews, Valérie Beaulieu, Peter Wollasch, Jürgen Zwingel, Wolfgang Pissors, Sébastien Siroux, Ute Lemper, Didier Muller, Ronald Alphonse, Ronald Baker, Kelly Keto, Olivier Marchevet, Geroges Edouard Nouel, Mark Sims, Rudolf Krause, Patrick Zard, Pedro Chomnalez, Jessica Forde, Paul Bandey, Lionel Abelanski
Trailer
Magic in the moonlight

Come ogni anno arriva puntuale il nuovo film di Woody Allen. Dopo i toni e le atmosfere drammatiche di “Blue Jasmine”, con “Magic in the moonlight” il maestro americano torna a dirigere una commedia romantica in costume: un film d’altri tempi che mescola l’illusionismo e la magia, elementi già visti in altri film di Allen come “La maledizione dello scorpione di giada” e Scoop”, mentre la ricostruzione d’epoca ricorda l’inno al passato di “Midnight in Paris”. Il protagonista Stanley è infatti un grande illusionista, ma anche un abile smascheratore di truffe legate alla magia; quando però si imbatte nelle bella Sophie, sedicente medium, le cose paiono cambiare.

Come quasi ogni personaggio al centro del cinema di Allen, anche lo Stanley interpretato da Colin Firth rappresenta il compendio morale del proprio regista: sostanzialmente misantropo, pessimista e ateo, con Stanley ci si ritrova davanti all’ennesimo, divertente alter ego di Woody Allen. “Magic in the moonlight” procede come una commedia romantica e degli equivoci, con lo scettico Stanley che man mano si lascia convincere delle abilità sensitive di Sophie: un percorso che, partendo dalla pura scienza, si inoltra nel mondo della fantasia e della fede. Perché sotto la coltre da commediola semplice, benché messa in scena e diretta magistralmente, Woody Allen compone un film che gioca sul vero e sul falso, su quello che è visibile e su ciò che non lo è.

“Magic in the moonlight” è dunque un racconto sul dualismo tra illusione e realtà, e sulla consapevolezza di ognuno di dover accettare la propria vita in base a questi due elementi. Perché Stanley è un realista ma vorrebbe essere illuso, mentre la realtà è puro grigiore ma esiste solo quella e bisogna farsene una ragione. E Allen mischia le carte con un film che è volutamente contro la realtà dei fatti e che accoglie la placida gioia dell’essere illusi. Se la realtà tangibile è ciò che abbiamo intorno, i personaggi di “Magic in the moonlight” accolgono l’inganno come stato dell’anima, affermando anzi che l’inganno sia l’unica realtà vivibile; perché siamo tutti destinati a scomparire nelle nostre piccole menzogne, consapevoli e felici di esistere in un’unica grande illusione.

Voto dell’autore:3.7 / 5

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