Maleficent - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 4 voto/i
2.80/5

Maleficent

RANKING
2056° su 2404 in Generale
17° su 24 in Fantasy
20141 h 37 min
Trama

Malefica è una fata dal cuore buono e la più potente del suo meraviglioso regno. Tradita da quello che credeva il vero amore, il futuro Re Stefano, Malefica decide di vendicarsi lanciando una maledizione sulla piccola Aurora, figlia del sovrano, che il giorno del suo sedicesimo compleanno cadrà in un sonno profondo ed eterno dopo essersi punta con il fuso di un arcolaio.

Metadata
Titolo originale Maleficent
Data di uscita 28 maggio 2014
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 37 min
Trailer
Maleficent

In “Maleficent”, diretto da Robert Stromberg, Angelina Jolie è sensuale, leggiadra, spettrale e con uno sguardo che nelle intenzioni, da solo, avrebbe dovuto rappresentare il simbolo della malvagità iconica di uno dei cattivi più inquietanti e attraenti della Disney, Malefica. Questo l’incipit visivo, ma c’è dell’altro… o forse no. E se Malefica fosse anche una baldanzosa eroina che in sella al suo cavallo galoppa alla volta del castello per salvare la principessa che lei stessa ha maledetto? Perché con questo live-action del suo classico del 1959, “La bella addormentata nel bosco”, l’azienda di Topolino continua a percorrere la strada intrapresa negli ultimi anni, ovvero il rilancio dei propri capisaldi storici in versioni che definire semplicemente riviste, modernizzate e rimescolate è un puro eufemismo.

“If you can dream, you can do it” era il motto universalmente noto di Walt Disney e vero motore del suo successo: la ricerca di quelle idee innovative che facevano del marchio Disney un caso unico nel panorama mondiale, non solo nel campo dell’animazione, e che lo fece assurgere ad esempio del capitalismo e della pop-cinefilia. Questa missione che tanto successo ha portato sembra ormai poter essere catalogata nella definizione “glorioso passato”, che la Disney ha pensato bene di sostituire con un presente contrassegnato sì da stimoli interessanti, come può essere l’intenzione di riproporre una celebre fiaba da un punto di vista decisamente originale, differente da quello conosciuto, ma caratterizzato anche e soprattutto da un colpevole deturpamento della propria grandezza storica. Se già nei mal riusciti “Alice in Wonderland” e “Il grande e potente Oz” tali aspetti potevano essere rimarcati, in “Maleficent” si raggiunge il punto più basso della suddetta, preoccupante tendenza. Da una Malefica di botticelliana eleganza, perfida, rancorosa e accecata dall’odio della versione animata, ecco il nuovo ritratto di una Malefica priva di una reale e tangibile malvagità, propria della più classica definizione di un personaggio “cattivo”; è invece più ascrivibile alla statura di antagonista che sperimenta un inaspettato pentimento, si redime e in certi casi scopre addirittura la bontà del proprio animo.

Sostanzialmente è questo il trend di “Maleficent”, che già prende spunto da uno dei classici Disney con maggiori carenze nella sceneggiatura. Il problema è che Robert Stromberg, all’esordio come regista, non è riuscito a conferire al film la forza necessaria. Il malvagio rancore che indurisce il cuore della fata Malefica, determinato dal fallimento del vero amore per il futuro Re Stefano, perso nell’arroganza e nell’ambizione di diventare sovrano anche a costo di tradire vigliaccamente i sentimenti della fata, si dimostra talmente debole da trasformare il personaggio di Malefica in una ridicola macchietta, pronta a vegliare sulla crescita di colei che per definizione dovrebbe odiare. Privata delle proprie forti ali, la fata si tramuta in una strega nell’aspetto, più che nelle intenzioni. Non basta infatti sproloquiare la “filastrocca” del maleficio per rimarcare al pubblico che la Disney non ha tagliato i ponti con il proprio passato, se poi l’intera narrazione precipita in improbabili ravvedimenti, gag sgangherate e fastidiose, inspiegabili tenerezze tra strega e principessa che nemmeno nelle più patinate famiglie della pubblicità e un penoso sviluppo degli altri personaggi, i quali non trovano un senso e uno spazio adeguati nella dimensione del racconto.

Da un Re Stefano eccessivamente ossessionato dalla figura di Malefica, come un povero vittimista senza carattere costretto a subire le angherie dell’ex-moglie, al corvo Fosco, al quale, nelle scene insieme alla strega, sono affidati i dialoghi più infimi del film, fino alle tre fate, Flora, Fauna e Serenella, relegate ad un ruolo inconsistente anche a causa della loro irritante stupidità, e al principe Filippo, semplice ragazzino intontito, bistrattato e senza scopi narrativi, visto che gli viene “sottratto” pure il magico bacio ad Aurora. Purtroppo nemmeno le ambientazioni e le scenografie, piatto forte della carriera di Stromberg, convincono appieno, così come le singole interpretazioni non possono salvare l’insalvabile. Persa ormai la bussola e con altre operazioni analoghe (fino a che punto meramente commerciali?) in programma, tra cui un remake di “Cenerentola”, la Disney in “Maleficent” riduce una cattiva longeva e spaventosa ad un’inverosimile pseudo-eroina… siamo sicuri che il titolo, stavolta, sia azzeccato?

Voto dell’autore:2.0 / 5

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