Manhunt - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 1 voto/i
3.20/5

Manhunt

RANKING
1826° su 2539 in Generale
48° su 99 in Azione
20171 h 46 min
Trama

Du Qiu è un legale del gruppo Tenjin, una potente azienda giapponese presieduta da Sakai. Qiu decide di lasciare la compagnia, che traffica in affari illeciti. Dopo aver comunicato che vuole terminare il rapporto di collaborazione, però, si trova accusato di un omicidio che non ha commesso, e deve fare di tutto per dimostrare alla polizia che non ha alcun coinvolgimento nella cosa...

Metadata
Regista John Woo
Titolo originale Manhunt
Data di uscita 22 Marzo 2019
Nazione CinaHong Kong
Durata 1 h 46 min
Attori
Cast: Zhang Hanyu, Masaharu Fukuyama, Ha Ji-won, Qi Wei, Jun Kunimura, Angeles Woo, Yasuaki Kurata, Naoto Takenaka, Hiroyuki Ikeuchi, Tao Okamoto
Trailer
Manhunt

Leggi John Woo e sai cosa aspettarti: nel suo cinema “tutto deve cambiare perché tutto resti come prima”. C’è sempre un perno centrale, fisso, immobile, inflessibile, inamovibile nella carriera di quei registi che definiamo autori, un perno che può essere tematico, o stilistico, o di approccio, intorno al quale possono mutare contesti narrativi, esperimenti di linguaggio, ricerche tematiche ed avventure esplorative in generi diversi. Per John Woo e il suo cinema questo perno è rappresentato dall’azione, il movimento interno all’inquadratura o creato con il montaggio, e tutto ciò che ne concerne: le coreografie, le acrobazie, le prodezze fisiche. Pare quasi un felice paradosso, nel caso specifico del cinema di John Woo, associare alla parola “perno” quella di “azione”: ma è quel perno che ci fa scorgere sempre l’autore dietro alla superficie, dietro a ciò che ruota tutto intorno in modo fluido e vorticoso. CG Entertainment distribuisce in formato Dvd l’ultimo film del regista cinese, il suo trentatreesimo, “Manhunt”, che ribadisce, in modo anche più evidente dei film che lo hanno preceduto, quanto sopra asserito.

Della storia dell’avvocato Du Qiu, legale del gruppo farmaceutico Tenjin, incastrato ed accusato di omicidio, costretto quindi alla fuga e inseguito dalla polizia, da un esperto detective e da sicari, ci interessa relativamente. O meglio, deve interessarci relativamente, perché altrimenti non potremmo non notare che il film su questo fronte ha dei problemi grossi e grossolani: a partire dallo spunto su cui si fonda la vicenda, scontato, passando per gli sviluppi narrativi imbrogliati e spesso didascalici o forzati, e arrivando a personaggi abbozzati, caricaturali, deboli. Tutto ciò va a confezionare una sceneggiatura macchinosa, inverosimile, farraginosa, spenta sia sul piano della storia sia su quello dei sentimenti, degli sviluppi emotivi che tenta invano di trasmettere. Ma possiamo non dare troppo peso a tutto ciò, o meglio non dargli il peso necessario, perché poi “Manhunt” piazza sequenze d’azione pura, d’alta scuola, che il maestro cinese gira con la solita cura artigianale e sapienza stilistica, e con caratteristiche prerogative del suo cinema: slow motion, elementi diegetici esterni (la colomba che vola e distrae), sparatorie infinite, l’impugnatura di doppie pistole.

E ancora, frame di dettagli che allargano le prospettive del campo d’azione e conferiscono al ritmo un ruolo da protagonista, movimenti di macchina sinuosi che rispettano le linee di movimento dei personaggi in scena, e i volumi che i loro corpi, le loro acrobazie (anche con moto, moto d’acqua, auto) creano nello spazio circostante. Così alla fine lo spettatore si ritrova dentro quel cinema lì, esaltante e ludico, cartoonesco e colorato, che non si prende sul serio e che non bisogna prendere troppo sul serio; spesso ironico e grottesco, ma capace di impressionare sfruttando anche il fattore nostalgia, per uno stile che guarda e si aggrappa al passato, per trovare una carica d’energia dentro un digitale che tutto satura di colori, luci e impressioni visive, e dentro un impianto narrativo e dialogico vacillante e debole. Ma è il perno che conta; e qui il perno lo conosciamo, o impariamo a conoscerlo fin dalla prima sequenza: ce lo pianta lì, subito, John Woo. Tutto intorno cambia, e può vacillare; ma se restiamo aggrappati, non cadiamo. E ci divertiamo.

Voto dell’autore:3.2 / 5

The following two tabs change content below.

Ultimi post di Simone Santi Amantini (vedi tutti)

Loading...