Mio figlio - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 1 voto/i
3.00/5

Mio figlio

RANKING
2000° su 2562 in Generale
109° su 153 in Thriller
20171 h 24 min
Trama

Il piccolo Mathys non si trova: la brandina all’interno della tenda dove dormiva insieme ad altri compagni del campeggio è vuota. È scomparso, e gli indizi portano subito a pensare al rapimento. La madre, Marie Blanchard, chiama immediatamente l’ex marito, Julien Perrin, che non tarda a raggiungere il paesino delle Alpi francesi in cui è avvenuta la sparizione di Mathys.

Metadata
Titolo originale Mon Garçon
Data di uscita 27 Settembre 2018
Nazione Francia
Durata 1 h 24 min
Attori
Cast: Guillaume Canet, Mélanie Laurent, Olivier de Benoist, Antoine Hamel, Marc Robert, Mohamed Brikat, Lino Papa, Tristan Pagès, Pierre Langlois, Christophe Rossignon, Pierre Desmaret
Trailer
Mio figlio

“Mio figlio” è un thriller drammatico di Christian Carion (“Joyeux Noël”) che, dallo spunto di partenza, ben presto assume sembianze e caratteri di tanti altri film costruiti sul medesimo format: di fatto, a causa delle lente procedure delle autorità locali, un padre è consumato dal senso di colpa per aver sacrificato il figlio sull’altare del lavoro (fa il geologo e questo lo porta spesso a stare via per lunghi periodi di tempo), senso di colpa con il quale dovrà fare i conti a più riprese durante lo sviluppo della storia. Il protagonista, interpretato da Guillaume Canet, decide dunque di intraprendere la sua personale indagine e caccia all’uomo, perdendo progressivamente lucidità e raziocinio e facendosi sopraffare dal turbamento interiore, dall’ansia e dalla paura di non poter rivedere e riabbracciare il figlio. Mentre Julien è intento a cercare tracce ed indizi che lo portino a ritrovare Mathys, attraverso la sceneggiatura di Carion e Laure Irrmann noi percorriamo invece sentieri che conosciamo molto bene: sia per l’ambiente che ci circonda, sia proprio per ciò che incontreremo nel proseguo del cammino narrativo.

La storia è quasi una variante di “Io vi troverò” (2008) con Liam Neeson, certamente ridimensionata, più semplice, con meno action e ritmo, più psicologica ed ancorata alla realtà, e di gusto meno supereroistico; a livello di ambientazioni ci aggiriamo più dalle parti di “Neve nera” di Martin Hodara. Il tema della giustizia privata e solitaria, la neve e il gelo che fanno da sfondo ai campi lunghi, l’oscurità che domina le inquadrature strette sono elementi sui quali anche Taylor Sheridan ha creato il suo potente affresco “I segreti di Wind River”. In “Mio figlio” non ci sono le amplificazioni e gli eccessi, che hanno origine e scopi differenti, rintracciabili invece negli altri film citati, ed è proprio a ragione di questo che l’opera di Carion risulta decisamente ridimensionata, più debole, e meno coraggiosa. Fa eccezione l’ottima prova degli attori, soprattutto di Guillame Canet, sul quale il film e la vicenda fanno perno, fin da un’idea produttiva di base: all’attore non è stato fornito lo script per intero, ma solo una bozza di sceneggiatura, e gli è stato chiesto di lavorare in soli sei giorni, girando le varie sequenze in ordine cronologico.

Canet ha così avuto modo di immedesimarsi nella storia e nel suo personaggio attraverso una “detection” vissuta giorno per giorno nello svelamento di piste e segnali, eleggendo così noi spettatori a suoi compagni e collaboratori. Ma “Mio figlio” si adagia e insiste meccanicamente su congegni già noti, che lasciano poco spazio e respiro all’immaginazione, all’imprevisto, alla sorpresa, all’originalità; mancano le attese, mancano le ansie, così la struttura generale si fa algida come i paesaggi di sfondo, e non ne beneficiano le emozioni. A mancare, in conclusione e in sintesi, è qualsiasi sorta di palpitazione. Un po’ piatto e monocorde, il film di Carion regge per la messa in scena costruita sfruttando al massimo l’idea produttiva a monte della realizzazione filmica, sfruttando le ambientazioni di questi paesaggi lontani e isolati, evocativi, e le prove degli attori. Ma non basta per innervare un impianto drammaturgico fiacco, incapace di offrire spunti audaci di originalità, che possano far prendere al film sentieri diversi, certamente più rischiosi, ma potenzialmente più intriganti; e lasciare impronte più decise e significative.

Voto dell’autore:3.0 / 5

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