Missouri - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
4.40/5

Missouri

RANKING
50° su 2562 in Generale
1° su 17 in Western
19762 h 06 min
Trama

Il ricco allevatore Tony Braxton assolda un killer e cacciatore di taglie, Robert Lee Clayton, con lo scopo di allontanare la minaccia della banda capitanata da Tom Logan, impegnata a compiere furti di bestiame. Jane, la figlia dell’allevatore, si prende una cotta per l’avventuriero Tom, il quale dimostra un certo attaccamento alla sua piccola terra, che cura con più cuore rispetto a quella ben più vasta dell’arricchito, visto come un nemico. Lee Clayton è un tipo fuori del comune e annienta il pericolo a suo modo, senza seguire lo schema indetto da Tony; almeno fino a quando il disteso animo vagante di Tom non ribollirà di un’aspra sete di rivalsa.

Metadata
Regista Arthur Penn
Titolo originale The Missouri Breaks
Data di uscita 9 Dicembre 2019
Nazione Stati Uniti
Durata 2 h 06 min
Attori
Cast: Marlon Brando, Jack Nicholson, Randy Quaid, Kathleen Lloyd, Frederic Forrest, Harry Dean Stanton, John McLiam, John P. Ryan, Steve Franken, Richard Bradford
Trailer

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Missouri

Con “Missouri”, Arthur Penn giunge al suo terzo western – dopo “Furia selvaggia” (1958) e il capolavoro “Piccolo grande uomo” (1970) – dopo l’incursione nel giallo d’ambiente con “Bersaglio di notte” (1975) con Gene Hackman. “The Missouri breaks”, titolo originale del film (il termine “breaks” si riferisce alle profonde fenditure nel suolo presenti su un’area desolata e irregolare del Montana centro-settentrionale, che il fiume Missouri ha scavato nel corso delle ere geologiche), deriva da un soggetto di Marlon Brando e Thomas McGuane, anche sceneggiatori del film; lo stesso Brando, presente nel cast nel ruolo del cacciatore Robert Lee Clayton, offre una delle sue interpretazioni più memorabili, probabilmente la più geniale, affiancato da un Jack Nicholson magnetico e vibrante, che torna al western dopo le esperienze negli anni ’60 con Monte Hellman. Penn, dal canto suo, parteggia esplicitamente per i ribelli, s’impegna una volta di più a demitizzare il mito del West e offre una delle sue prove più coraggiose e corazzate.

Innanzitutto perché il film è scritto davvero bene, e in secondo luogo perché Penn dirige due grandi attori di non facile gestibilità, e li doma a modo suo, tirando fuori il meglio, specie da Brando, e offrendone una visione spavalda e contraria ai canoni per i quali sono stati conosciuti. Oltre a questi due evidenti motivi, “Missouri” rientra pienamente nella categoria dei film crepuscolari che rileggono un genere che negli anni ’60 sembrava iniziare a languire; con questa pellicola Penn si incasella dunque nella schiera autorevole dei grandi autori di cinema i quali, nello straordinario decennio degli anni ’70 (almeno per il cinema americano), hanno contribuito imponentemente ad innalzare e soprattutto rinnovare il livello dei generi e di un cinema dal forte ed immediato assetto sociale. Per tutti questi motivi “Missouri” si rivelò un insuccesso sia di critica che di pubblico, ma ancora oggi si lascia ammirare anche per la bella fotografia di Michael C. Butler, cristallina e terrosa, e per le azzeccate accoppiate nella scelta dei personaggi di contorno, fra i quali spiccano Kathleen Lloyd nel ruolo di Jane e Harry Dean Stanton e Randy Quaid in quelli di due componenti della banda di Tom Logan.

Ma quel che forse sorprende di più è il modo in cui il personaggio di Marlon Brando entra in scena, le modalità secondo le quali sembra lasciarla e il modo in cui alla fine la lascia per davvero. Penn, con il benestare di Brando, trasforma il suo personaggio in una sorta di meteora che, a causa della spietatezza dell’uomo ricco, penetra le vicissitudini dei ribelli e degli accomodati con fuorviante acume: basta osservarlo mentre mastica e parla allo stesso tempo, o quando si rivolge al suo cavallo impegnandosi nel fargli mangiare una carota. Un Brando tutto da ammirare, accanto ad un Nicholson che, se non strega e non convince quanto il suo comprimario, stavolta è solo e soltanto perché c’è Brando a rubargli la scena. “Missouri” è in verità il film più sottovalutato tra i western revisionisti della storia, e per certi aspetti anticipa di non molto il geniale e mastodontico lavoro di Michael Cimino “I cancelli del cielo” (altro fallimento artistico) del 1980. Penn, tanto quanto Cimino, finì per disarmare, disincentivando nel decennio seguente le grosse produzioni alla realizzazione di nuovi western.

Voto dell’autore:4.4 / 5

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