Mon oncle d'Amérique - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.70/5

Mio Zio d'America

RANKING
873° su 2267 in Generale
349° su 643 in Drammatico
19802 h 05 min
Trama

René Raguneau, proveniente da una famiglia di contadini, fa carriera come direttore di un’azienda tessile, ma improvvisamente viene retrocesso. Janine Garnier, una giovane donna di radici proletarie, tenta di affermarsi come attrice teatrale, e nel frattempo ha una relazione sentimentale con un uomo sposato, Jean Le Gall, un intellettuale borghese di provincia che lavora come funzionario della radio statale.

Metadata
Regista Alain Resnais
Titolo originale Mon oncle d'Amérique
Data di uscita 20 ottobre 2017
Nazione Francia
Durata 2 h 05 min
Trailer

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Nell’opinione del biologo Henri Laborit, autore del saggio “Elogio della fuga”, il comportamento di ogni essere umano può essere decifrato scientificamente analizzando l’educazione ricevuta da ciascuno di noi nei primi tre anni di vita. Secondo tale teoria, la mente umana non è che il prodotto di una serie di condizionamenti socio-culturali assorbiti nella tenera infanzia, mentre i nostri pensieri e le nostre azioni sono invariabilmente regolati dagli istinti di fuga, somatizzazione e aggressività. Partendo da questi assunti, il regista francese Alain Resnais ha realizzato “Mon oncle d’Amérique”, un film in cui si propone di analizzare le teorie del professor Laborit mettendole alla prova mediante le vicende intrecciate di tre protagonisti.

Sceneggiato da Jean Gruault (collaboratore di fiducia di François Truffaut), “Mon oncle d’Amérique” ha ricevuto il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes del 1980, dove è stato accolto con molti consensi, e si avvale della presenza dello stesso Laborit, che compare in diversi momenti del film per spiegare le proprie teorie sul comportamento umano. Introdotta da un lungo prologo, la pellicola ci illustra il background dei tre personaggi presi in esame: René Raguneau (Gérard Depardieu), di origini contadine; Janine Garnier (Nicole Garcia), figlia di proletari; e Jean Le Gall (Roger Pierre), di estrazione borghese. Una volta adulti, René, Janine e Jean vedranno incrociarsi le rispettive esistenze, con esiti talvolta imprevedibili, mentre, dall’alto, tanto Laborit quanto lo spettatore ne osservano e ne studiano i comportamenti, come se i tre protagonisti fossero dei topi da laboratorio.

Ma nel corso dello sviluppo narrativo, il rigoroso determinismo dello scienziato finisce per scontrarsi più volte con l’estro creativo dell’artista, che sembra quasi voler contraddire gli assiomi alla base del film stesso. In tal modo, l’opera di Resnais si trasforma in un singolare “gioco di specchi, una sintesi dialettica di ragionamento e di fantasia che trova nel cinema il suo perfetto punto di rifrazione” (Giovanni Grazzini). E se il gioco talvolta può sfiorare l’intellettualismo, Resnais si dimostra sempre in grado di ravvivarlo con originalità e un pizzico di humor. Il titolo del film, lo “zio d’America”, allude metaforicamente ad una fortuna che dovrebbe arrivare dall’esterno e della quale i personaggi restano in speranzosa (quanto vana) attesa.

Voto dell’autore:3.7 / 5

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