Neruda - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
4.40/5

Neruda

RANKING
40° su 2177 in Generale
0° su 46 in Biografico
20161 h 47 min
Trama

L'ispettore di polizia Oscar Peluchoneau dà la caccia al poeta cileno premio Nobel, Pablo Neruda, membro del Partito Comunista, che diventa un fuggitivo nel suo paese d'origine, il Cile, alla fine degli Anni '40, per essersi opposto alla politica del Presidente Gabriel González Videla.

Metadata
Regista Pablo Larraín
Titolo originale Neruda
Data di uscita 13 ottobre 2016
Nazione CileSpagnaArgentinaFrancia
Durata 1 h 47 min
Attori
Cast: Gael García Bernal, Luis Gnecco, Mercedes Morán, Alfredo Castro, Michael Silva, Pablo Derqui, Alejandro Goic, Antonia Zegers, Marcelo Alonso, Héctor Noguera, Néstor Cantillana, Francisco Reyes, Jaime Vadell, Diego Muñoz, Marcial Tagle, Amparo Noguera, Cristián Campos, Victor Montero, Luis Vitalino Grandón
Trailer

Lo spazio di una notte che intercorre dopo la visione, e “Neruda” ti è cresciuto dentro come non ti saresti aspettato da un film già di per sé grande dopo le sue quasi due ore di durata. E allora capisci che Pablo Larraín ha veramente firmato un’opera rara e preziosa, senza paure che limitino la libertà di uno sguardo capace di accogliere un orizzonte inarrivabile, ma comunque magnifico e visibile, con incanto e senza illusioni, non solo dal suo autore, ma anche dallo spettatore. “Neruda” è un “film d’atmosfera”, come è solito chiamare le sue opere Larraín: l’atmosfera in questo caso è propria del cinema, dell’arte che modella la vita e ne racconta a modo suo gli avvenimenti storici. L’arte che perciò si manifesta e lo fa con dolcezza e forza allo stesso tempo, a volte con un sussurro, a volte con un grido, veloce o sospesa, come la poesia di quel Neruda al centro del film. In quest’atmosfera si resta immersi, sfumati tra i confini sfumati del film stesso, ma proprio per questo parte di un’unica grande realtà. “Neruda”, a differenza di quanto il titolo epigrafico possa far pensare, non è un vero biopic: più che un film su Neruda, è un film con Neruda, o meglio ancora di Neruda, perché riflette il carattere sinuoso, melodioso ed accattivante, ma mai confezionabile della poesia del poeta cileno, che si manteneva in bilico (senza per questo perdendo l’equilibrio) tra il contenuto politico, storico e sociale e il canto d’amore.

Un equilibrio mantenuto anche dal Pablo regista nel cantare la storia del Cile con le sue contraddizioni, e nel farlo con termini poetici. Il protagonista del film (Luis Gnecco) è di fatto scisso fra queste due anime: quella del senatore impegnato nella lotta aspra contro il potere di destra rappresentato dal Presidente Videla, che l’ha costretto ai margini, ad essere clandestino, ricercato e poi esiliato; e l’anima dell’artista, che canta i versi di una poesia d’amore, magari tra i miasmi suadenti di un bordello, per lasciare un segno probabilmente più netto, più profondo di quello della resistenza politica. Questa dicotomia è portata sulla scena attraverso la figura dell’antagonista, l’ispettore di polizia incaricato dallo stesso Presidente di assicurare il poeta alla giustizia. Oscar Peluchonneau, interpretato da un meraviglioso Gael García Bernal è anche il narratore della vicenda, il punto di vista inusuale, quello inattendibile, che con i suoi pensieri, talvolta stravaganti, talvolta ironici, talvolta così stravaganti ed ironici da essere anche profondi o merito di attenzione e riflessione, tenta di costruire se stesso nella Storia (il poliziotto che ha arrestato Neruda) e nella storia filmica (il protagonista), e in una relazione a distanza con lui, di costruire il personaggio di Neruda; scoprendo poi che lo stesso anelito di grandezza ed affermazione storica appartiene anche al poeta / politico. Ma se per il primo trova sfogo, paradossalmente, nel disincanto (palesato magnificamente nei primi piani di García Bernal), il secondo si alimenta con il suono della poesia, con la potenza dell’arte, che risulta essere qualcosa di molto più concreto.

Due personaggi a modo loro debordanti ma lievi, grotteschi ma veri, che si danno battaglia e si inseguono (in un finale dal sapore western tra le nevi andine) in attesa di potersi completare, riconoscere l’uno nell’altro. E crearsi: Peluchonneau, quando capisce di essere solo un personaggio secondario, ha bisogno che l’artista dica il suo nome per iniziare ad esistere davvero. È l’arte che crea la vita nella memoria. E allo stesso modo Neruda intuisce di essere il protagonista di un racconto che solo l’esistenza di un personaggio secondario avrebbe potuto scrivere; e tramandare. È così che Larraín ha decostruito il genere biopic per contaminarlo, si è servito della parola poetica come lente di rifrazione della realtà, ha lasciato il film in mano ai suoi personaggi. Stilisticamente ha camminato sui percorsi autorevoli tracciati da Michael Mann (nel rapporto poliziotto e fuggitivo), ha costruito un “Prova a prendermi” d’autore, ha unito commedia nera e grottesco, ha scelto l’estetica del noir: il tutto sfruttando una messa in scena lucida ma visionaria, e perciò affascinante, con una fotografia strenua e mai compatta, un montaggio che monta lo spazio / tempo come fosse autonomo e non governato, che scrive un film / poesia in versi e strofe, allitterazioni ed enjambement; con una macchina da presa che non nasconde personaggi, azioni e sentimenti dietro piani ed inquadrature, ma spesso li avvolge e li coinvolge dentro un universo tipicamente nerudiano, denso e ricco, ma mai greve, sempre leggero. E stupefacente.

Voto dell’autore:4.5 / 5

The following two tabs change content below.
Loading...