Neve nera - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
3.70/5

Neve nera

RANKING
873° su 2267 in Generale
38° su 133 in Thriller
20171 h 31 min
Trama

Marcos e la moglie Laura tornano in Patagonia, dove l'uomo ha trascorso l'infanzia, dopo la morte del padre di lui. Il ritorno porterà Marcos a confrontarsi con Salvador e con quanto accadde nell'inverno del 1978, durante una tragica battuta di caccia.

Metadata
Regista Martín Hodara
Titolo originale Nieve negra
Data di uscita 24 agosto 2017
Nazione Argentina
Durata 1 h 31 min
Attori
Cast: Ricardo Darín, Leonardo Sbaraglia, Laia Costa, Dolores Fonzi, Federico Luppi, Iván Luengo, Andrés Herrera, Mikel Iglesias, Biel Montoro, Liah O'Prey
Trailer

Macchie rosse di sangue che si allargano sul bianco della neve, paesaggi estremi ed isolati, foreste e qualche banco di nebbia, un mistero da svelare: con “Neve nera” a tratti sembra di rivedere “Insomnia” di Christopher Nolan. Non c’è la detection a fare da sfondo, ma ci sono le medesime suggestioni visive; c’è un trittico di personaggi che si affrontano, si scontrano, evolvono e cambiano prospettive; c’è un passato che fa ombra al presente, che ne oscura le armonie e tenta di inquinare anche il futuro: il sangue sulla neve, la macchia di una colpa che non va via, che emerge sebbene si tenti di sotterrarla più a fondo. Il film di Martín Hodara è un dramma familiare che sposa le sembianze del thriller psicologico. Marcos e Salvador sono due fratelli. Il primo, insieme alla fidanzata Laura, torna nel remoto paesino della Patagonia dove, isolato tra le montagne, vive Salvador, accusato di aver ucciso il fratellino dei due durante una battuta di caccia quando erano ancora piccoli. Si tratta di seppellire le ceneri del padre appena morto e di discutere della vendita del terreno di famiglia ad un’importante impresa petrolifera, che frutterebbe guadagni smisurati. Ma Salvador, silenzioso, cupo e granitico, non ne vuole sapere e si oppone pervicacemente.

Il film è costruito con un intreccio tra presente e passato, sempre fluido e scorrevole, attento a legare le due realtà temporali, sfruttando il materiale sonoro come ponte per permettere ai ricordi di raggiungere il presente, e i raccordi di sguardo e di movimento come giunture tra un prima e un dopo per creare quasi un’unica linea spazio-temporale. “Neve nera” dipinge fin da subito, dentro precise atmosfere da thriller, un disagio latente in seno a questa famiglia, determinato da un mistero solo apparentemente chiaro: sono i legami tra i due fratelli a creare cortocircuiti in una realtà che non è come la si dipinge o come la si è raccontata. Legami che infatti non si disgregano, perché disgregati lo sono già in partenza. Laura, il personaggio terzo, è un po’ la Ellie Burr di “Insomnia”, incorrotta e pulita, che tenterà da un lato di inserirsi goffamente in queste crepe tra i due fratelli, dall’altro lato molto più efficacemente di rivelare la verità che soggiace a tanto odio. Il film di Hodara svolge forse frettolosamente i mutamenti dei personaggi, ma conosce le tempistiche del gioco e calibra ogni inquadratura. Ne esce un esercizio di genere anche raffinato, capace di giocare con i silenzi e gli sguardi, dando valore non tanto a ciò che l’opera dice, quanto a ciò che tace. Il detective Dormer occultava e camuffava prove a suo carico, ma infine otteneva il proprio riscatto; qui la verità svelata viene strappata, e “Neve nera” tace fino in fondo, fino quando con l’ultima inquadratura chiede anche a noi di tacere.

Voto dell’autore:3.7 / 5

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