Nico, 1988 - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.75/5

Nico, 1988

RANKING
912° su 2539 in Generale
18° su 53 in Biografico
20171 h 33 min
Trama

La seconda vita di Christa Päffgen, in arte Nico, dopo aver abbandonato passarelle e palcoscenici con i Velvet Underground: l'ultimo tour insieme al suo manager e ad una band improvvisata permette alla “sacerdotessa delle tenebre” di riscoprire se stessa come artista, ma anche e soprattutto come madre, andando alla ricerca di quel figlio dimenticato per riallacciare un rapporto necessario e vitale.

Metadata
Titolo originale Nico, 1988
Data di uscita 12 Ottobre 2017
Nazione ItaliaBelgio
Durata 1 h 33 min
Attori
Cast: Trine Dyrholm, John Gordon Sinclair, Anamaria Marinca, Sandor Funtek, Thomas Trabacchi, Calvin Demba, Karina Fernandez, Francesco Colella, Freddy Drabble, Matt Patresi, Andy Warhol
Trailer
Nico, 1988

Distribuito in Dvd da CG Entertainment, “Nico, 1988” di Susanna Nicchiarelli è il vincitore del premio Orizzonti per il miglior film alla 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e ripercorre gli ultimi due anni di vita di Christa Päffgen, in arte Nico, la “sacerdotessa delle tenebre”, come veniva chiamata, fiorita artisticamente dalla macerie del dopoguerra sotto l’ala protettiva di Andy Warhol che l’aveva eletta come sua musa: donna bellissima, modella e cantante dei Velvet Underground, con i quali segnò la scena musicale degli anni ’60. La vicenda del film ci porta invece negli anni ’80, quando Nico è in tour insieme ad una band scalcagnata come il pulmino di cui si servono per raggiungere le varie tappe (l’Italia, Praga, Manchester). L’icona ha lasciato sempre più il passo alla persona; il mito, anche per volontà della stessa Nico, si è andato sbiadendo, liberandosi della bellezza accecante e facendo emergere la madre, impegnata a ricostruire un rapporto con un figlio problematico e sofferente, e l’artista vera, viva, ipnotica: se stessa fino all’ultimo.

“Nico, 1988” è un’opera di melodia e armonia. La melodia – orizzontale – della Storia e della cronaca, che fa da sfondo ai fatti narrati, ma esplicando, talvolta come simbolo, quanto accade nel primo piano, dove si muovono i personaggi chiave; e l’armonia – verticale – dell’uomo, della persona, dell’essere umano, dei suoi turbamenti, delle sue sconfitte e rinascite, delle sue emozioni, dei suoi oscuri segreti e distruttive dipendenze. Per questo motivo il film della Nicchiarelli non è un biopic nel senso limitante del termine: si serve del genere per dare vita e respiro ad una storia che si fa largo nella Storia, e che parla con passione e coinvolgimento di musica, di amore, di responsabilità materne a tutte le latitudini, fisiche e non, e a tutte le altitudini, di fama e riconoscimento. Quella che abita le inquadrature della Nicchiarelli è in sintesi una Nico non reale, come non lo era il Neruda di Pablo Larraín, ma innestata in un organismo vivifico puramente cinematografico; imprigionata in un 4:3 di formato che tenta di contenerla, quando invece permette il processo contrario liberandone la creatività, l’esuberanza, la forza, la potenza dell’artista e della sua musica, e quella più determinante della donna: il coraggio di scegliere e di essere se stessi, accettarsi imbruttita e vecchia ma vera, madre e non più modella, ma semmai musa e modella per un figlio, solcando le passerelle della vita.

Allora i confini stretti dell’inquadratura ci aiutano a trovarla con più facilità ed intimità nel margine, laddove una persona rivela quello che è. Vulnerabile, emerge: dipendente cronica dall’eroina, scattosa e istintiva, eccessiva negli atteggiamenti e nelle relazioni, viziata, Nico è una figura magnetica ed ipnotica in virtù delle sue fragilità – come la Berlino in fiamme, spettacolo di bagliori e luci allo stesso tempo tragico e bellissimo, che una Nico bambina ammira incantata nella sequenza iniziale del film. Questa fragilità è restituita con passione, conoscenza e rispetto dall’interpretazione metodica, vibrante, energica – un’energia dolce e allo stesso tempo rabbiosa – di Trine Dyrholm: e questo è un altro elemento chiave e precipuo di quell’organismo cinematografico al quale “Nico, 1988” è legato simbioticamente. I contenuti extra del Dvd offrono un backstage che mostra proprio il lavoro dell’attrice sul personaggio, curando i dettagli, dal tono di voce alle espressioni, per creare sia la “sacerdotessa” amata dal suo pubblico sul palcoscenico, sia la donna semplice che mangia un piatto di spaghetti e beve coca cola e limoncello. La fine non è stata sulle vette del successo, ma sulle vette e gli abissi della vita (le verticalità dell’armonia) che Nico ha scelto di vivere e continuare a vivere fino agli ultimi palpiti: insieme a suo figlio, alla sua musica, ai suoi demoni, spostandosi magari con una piccola bicicletta rosa.

Voto dell’autore:3.7 / 5

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