Oculus - Il riflesso del male - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
3.90/5

Oculus - Il riflesso del male

RANKING
550° su 2562 in Generale
18° su 113 in Horror
20141 h 45 min
Trama

Uno specchio è causa scatenante, nel corso dei secoli, di sciagure a non finire. Colpisce anche la casa della famiglia Russell, teatro di una tragedia che segna per sempre la vita dei fratelli Tim e Kaylie. Dopo dieci anni, Kaylie decide di mettere alla prova Tim, ingiustamente incarcerato, operando un test sullo specchio di famiglia, tetra dimora di una maledizione. Qualcosa esce fuori e, in linea con le ossessioni dell’infanzia, si rivela un poco: specchiarsi, a quel punto, sarà quanto più smascherante...

Metadata
Regista Mike Flanagan
Titolo originale Oculus
Data di uscita 10 Aprile 2014
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 45 min
Attori
Cast: Katee Sackhoff, Karen Gillan, Brenton Thwaites, James Lafferty, Rory Cochrane, Kate Siegel, Garrett Ryan, Katie Parker, Miguel Sandoval, Annalise Basso
Trailer
Oculus - Il riflesso del male

Premesso che “Oculus” di Mike Flanagan non è uno di quei film che vanno a caccia dello spavento gratuito, di quelli che fanno sobbalzare sulla poltrona in linea con gli strombazzati effetti auditivi, occorre riportare per certo l’aspetto che invece più risalta all’occhio e all’orecchio, ovvero quello di tutta una serie di sedati tumulti pronti ad esplodere attraverso una rappresentazione dell’orrore basata sulla seguitissima teoria del “meno si vede e meglio è”. L’idea del film prende forma da un cortometraggio originale dallo stesso titolo che il regista e sceneggiatore Mike Flanagan girò in un’unica stanza bianca, con un solo personaggio e un budget di duemila dollari; poi, dopo il successo del primo lungometraggio “Absentia”, ecco ampliarsi in tutto il mondo lo spunto per spandere l’idea originaria di “Oculus”.

Flanagan predilige la finezza espressiva del racconto, elaborato su una narrazione dalla complessa ma interessantissima orditura, sofisticata da un montaggio ambiguo, deflagrante via di mezzo fra quello alternato e quello parallelo. Ad un certo punto del film, i flashback rivelatori si sovrappongono, alternandosi, alla risoluzione dei fatti presenti. Contribuisce enormemente a catturare l’interesse la colonna sonora dei Newton Brothers, che compongono accattivanti groove di bassi elettronici montanti. Ma a stupire è semmai la direzione degli attori, dove a brillare particolarmente è la bravissima Karen Gillan (Kaylie), in tenera compagnia dei due bambini Annalise Basso (Kaylie da piccola) e Garrett Ryan (Tim da piccolo) e dei genitori Katee Sackhoff (Marie Russell) e Rory Cochrane (Alan Russell). È caratteristica assai rara in un film horror, dal momento che questo aspetto è stato perlopiù trascurato dalla stragrande maggioranza dei registi che si sono avvicinati al genere, o che ne hanno fatto un filo conduttore delle loro filmografie (ad esclusione di poche grandi eccezioni che è quasi inutile menzionare). Flanagan è davvero bravo nel farci percepire le emozioni dei terrorizzati piccoli e dei tormentati adulti, ci addentra nelle fila del racconto con il dono del tocco giusto, anche se ad un certo punto tende a volerci spiegare un po’ troppo con l’ausilio di dialoghi prolungati, fino a quando non si lascia suggestionare dall’idea di un racconto distillato su più livelli.

Operazione riuscita? O la solita solfa demoniaca sui panni sporchi da lavare in famiglia? Nessuna delle due. Flanagan è già esperto nel campo, oltre che talentuoso, conosce il genere a menadito e sa come veicolare le sue paure più profonde e appartate; si limita a pochi effetti speciali e lascia parlare i silenzi e ciò che dimora oltre lo specchio, senza circoscriverlo all’appannaggio di una univoca direzione. Peccato per il finale, che chiude gli eventi in maniera ostilmente risoluta, perché “Oculus” ha davvero qualcosa di esclusivo nella maniera in cui tenta, riuscendoci per buoni tratti (ci sono almeno due scene sorprendentemente riuscite che fanno accapponare la pelle, e delle due vale quasi la posta quella della lampadina), di trattare il tremore fanciullesco del doloroso atto di assoggettamento al mondo adulto. Quel mondo che dovrebbe fare da guida e che finisce troppo presto per essere guidato a sua volta, e preso letteralmente per mano dalle oscure forze del male.

Voto dell’autore:3.9 / 5

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