Omicidio al Cairo - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.75/5

Omicidio al Cairo

RANKING
886° su 2477 in Generale
16° su 23 in Noir
20171 h 46 min
Trama

Noredin Mostafa è un detective corrotto della polizia del Cairo che quotidianamente arrotonda intascando tangenti dai venditori ambulanti e dai proprietari dei locali. Normalmente, estorce denaro dai criminali del posto. Una notte gli viene assegnata un’indagine per omicidio: una cantante è stata trovata morta al Nile Hilton. Quello che inizialmente sembra essere un crimine passionale si rivela qualcosa che riguarda le alte sfere della società egiziana.

Metadata
Regista Tarik Saleh
Titolo originale The Nile Hilton Incident
Data di uscita 22 febbraio 2018
Nazione SveziaGermaniaFranciaDanimarca
Durata 1 h 46 min
Attori
Cast: Fares Fares, Mari Malek, Mohamed Yousry, Yasser Ali Maher, Slimane Dazi, Ahmed Fouad Selim, Hania Amar, Tareq Abdalla, Nael Ali, Taher Badr, Ger Duany, Emad Ghoniem, Ahmed Abdelhamid Hefny, Ahmed Khairy, Ibrahim Salah, Hichem Yacoubi, Hichem Yacoubi
Trailer

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Omicidio al Cairo

“Omicidio al Cairo” per certi versi è un film che spiazza, che inevitabilmente cattura l’attenzione. Sullo sfondo della “primavera araba”, anima politica di questa pellicola, Tarik Saleh, regista e sceneggiatore nato a Stoccolma, si muove nell’oscurità di un noir dalle tinte da thriller che non disdegna il poliziesco puro. Ispirandosi alla triste storia della cantante libanese Suzanne Tamin, assassinata da Hisham Talaat Moustafa, uomo d’affari di spicco e parlamentare egiziano vicino al presidente Mubarak, Tarik Saleh ci mostra l’Egitto di uno specifico periodo storico in tutta la sua disillusione. Una disillusione ben stampata sul volto del poliedrico attore svedese, di chiare origini libanesi, Fares Fares, il quale ha il compito di rappresentare il corpo di polizia, tra corruzione e totale abnegazione alla dittatura di Mubarak. Nel film non ci sono personaggi positivi, ed anche quelli che in fondo lo sono finiscono per perdersi in una rassegnazione e in un degrado che sembra non avere via d’uscita; e da ciò deriva quel senso di claustrofobia che riesce a trasmettere Tarik Saleh, nonostante i tanti spazi aperti che appaiono come vicoli ciechi.

“Omicidio al Cairo”, presentato al Sundance Film Festival 2017, dove ha vinto il World Cinema Grand Jury Prize, è un noir con le atmosfere retrò di film come “L.A. Confidential” (non a caso in Francia il film si chiama “Le Cairo Confidential”) e “Chinatown”, con alcuni aspetti che ricordano i polizieschi italiani di Francesco Rosi. La produzione è perlopiù scandinava, pur figurando anche Francia e Germania tra i produttori, e questo diventa piuttosto evidente proprio nello stile di Tarik Saleh, egiziano di origine ma svedese di nascita, che per eleganza e raffinatezza ricorda i connazionali Tomas Alfredson o Robert Ostlund. “Omicidio al Cairo” è molto più di un semplice thriller, perché il contesto storico diventa anch’esso protagonista e senza di esso verrebbero meno le fondamenta stesse del film. Un ricordo che sembra tanto lontano e che invece è più vicino che mai: Piazza Tahrir gremita di persone che non hanno paura di reagire rimarrà per sempre un simbolo di cambiamento. Lo stesso Saleh in fondo dice: “Dal mio punto di vista, il film riguarda una città che amo. Si tratta del passato e del futuro che si scontrano e delle persone che restano schiacciate in questa collisione”.

Voto dell’autore:3.8 / 5

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Da quando ho 13 anni mi sono imposto di vedere almeno due film al giorno. Ora ho quasi 29 anni e posso dire di aver visto più di diecimila film, qualcuno più, qualcuno meno. Nel 2016 ho collaborato alla stesura del libro " J-Movie. Il cinema giapponese dal 2005 al 2015" (2016, Edizioni Simple) occupandomi del cinema horror giapponese nel capitolo 5. Il cinema è la mia grande passione, se ancora non fosse chiaro

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