Ottobre - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 1 voto/i
5.00/5

Ottobre!

RANKING
1° su 2323 in Generale
1° su 30 in Storico
19281 h 55 min
Trama

Nel decimo anniversario della Rivoluzione boscevica, il governo sovietico affida al regista Sergej Ejzenstejn, 29 anni, ma già maestro indiscusso, la rievocazione dei "dieci giorni che sconvolsero il mondo". Applicando le proprie teorie innovative sul montaggio cinematografico, Ejzenstejn compone un affresco grandioso che i suoi contemporanei però non compresero appieno.

Metadata
Titolo originale Oktyabr
Data di uscita 12 dicembre 2017
Nazione Russia
Durata 1 h 55 min
Attori
Cast: Vladimir Popov, Vasili Nikandrov, Layaschenko, Boris Livanov, Mikholyev, Chibisov, Nikolai Padvoisky, Smelsky, Eduard Tisse
Trailer

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Un’opera d’arte. Una scultura, un quadro. Avere in casa, nella propria personale raccolta di Dvd e Blu-Ray, il disco di “Ottobre” di Sergej Michajlovic Ejzenštejn è come avere appeso un Van Gogh al muro, o avere appoggiato su di un piedistallo un Rodin (magari “Primavera”, opera che compare anche nel film): un vero e proprio monumento, cioè da definizione “un’opera degna di grande e imperitura considerazione”. “Ottobre” è un monumento della storia del cinema, un film che si potrebbe analizzare per ore, giorni, ed anni, e ogni volta riscoprire, sotto nuove sfumature e dettagli pioneristici; oppure riscoprire dentro di noi quella meraviglia genuina del cinema e delle sue forme cangianti, che sempre si rinnova. Un rinnovamento che CG Entertainment, distribuendo in Dvd questo capolavoro di Ejzenštejn, ci dà l’occasione di sperimentare, offrendo una di quelle possibilità irrinunciabili per l’appassionato di cinema, ma non solo: di arte in generale.

Tratto dal libro di John Reed “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”, l’adattamento di “Ottobre”, commissionato dal governo sovietico, è stato curato dallo stesso Ejzenštejn e Grigorij Aleksandrov, e racconta di come i bolscevichi, nella San Pietroburgo del febbraio del 1917, guidati da Lenin, tornato dall’esilio, riuscirono a sovvertire con la rivoluzione e l’insurrezione finale nel Palazzo d’Inverno il governo provvisorio ed oppressivo di Aleksandr Kerenskij. L’opera di Ejzenštejn è di fatto un film storico, dalla forte cifra documentaristica, che lo rende già per questo un prodotto importante: la cura con cui si raccontano e documentano quei famigerati “dieci giorni”, capaci di riscrivere la storia di tutto il continente europeo, ma anche mondiale, non è affatto irrilevante. La Russia si affermava come una superpotenza, il popolo affermava il proprio ruolo principale e decisivo nelle trame della storia. Ma nonostante questa forte impronta storica, “Ottobre”, come accade per tutto il cinema di Ejzenštejn, è un’opera che travalica la contingenza specifica per farsi sperimentazione, diventando perciò laboratorio artistico e fucina di idee: la rivoluzione messa in scena è una rivoluzione che si attua prima e dopo la scena, nella sintassi, nel linguaggio cinematografico.

Perciò diventa soprattutto un’opera unica e irrinunciabile per la storia, quella con la S minuscola, più modesta, ma altrettanto vitale e decisiva per come riesce a parlare con le persone, con l’essere umano, con quel popolo appunto, che è la storia dell’arte cinematografica: “Ottobre” è l’esempio fulgido di un cinema che parla con la messa in scena. Al netto della storia e della propaganda, “Ottobre” è di fatto, essenzialmente e intrinsecamente, un cinema di propulsione avveniristica, di spinta, di un futuro e una modernità incastonati in quel presente di quasi un secolo fa (1928 la data della sua uscita). È il cinema di Ejzenštejn, capace di intercettare visioni che superavano i tempi, che andavano “oltre”, che indirizzavano lo sguardo su orizzonti mai scorti prima. Il genio è colui che trova. Ejzenštejn trovava nel linguaggio cinematografico a lui contemporaneo possibilità che altri nemmeno vedevano: tutti gli elementi base, i codici assodati, erano per lui occasioni per sperimentare qualcosa di nuovo, per mettere in moto qualcosa di travolgente, tumultuoso, che non dà pace. Un fuoco di idee e passioni capace di modellare nuovi principi e modelli futuri, ma anche emozioni durature. Precursore unico ed irripetibile, Ejzenštejn fu un artista, artigiano e mestierante che toccava con mano il futuro e ne rendeva testimonianza nel presente.

“Ottobre” allora va letto sotto questa luce, magari non in modo esclusivo, ma prioritario: sotto la luce di un cinema magniloquente ed imponente. Un cinema di immagini simboliche: non è un caso che il film si apra sulla scena della statua dello Zar che viene abbattuta. Il simbolo cade, e la caduta diventa essa stessa simbolo di un significato. Significante e significato si legano per la prima volta in un modo nuovo, con un montaggio eccessivo, carico, metaforico, connotativo, che venne definito “delle attrazioni”, ancora oggi tanto raro quanto basilare nelle sue accezioni. Le immagini si giustappongono tra realtà storica ed evocazione simbolica, piani totali e dettagli, figura intera e primissimi piani, campi e controcampi sfalsati, in sequenze talvolta forsennate, ritmiche, forzate: Kerenskij che sale le scale senza fine, che viene accostato ad un pavone meccanico che si apre, o alla statuina di Napoleone che poi si rompe. Sono conflitti nella percezione visiva dello spettatore. È lo scontro a caratterizzare l’inquadratura: “Il conflitto di due pezzi opposti l’uno all’altro. Il conflitto. Lo scontro”, diceva Ejzenštejn: la rivoluzione, in altre parole. Il quadro risulta di sofisticata composizione e potenza. Per questo non fu capito; per questo “Ottobre” fu rigettato dallo stesso regime. Ma non dal cinema, non dall’arte: che ancora oggi lo celebrano.

Voto dell’autore:5.0 / 5

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