Outrage coda - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.85/5

Outrage coda

RANKING
581° su 2323 in Generale
7° su 90 in Azione
20171 h 44 min
Trama

La guerra tra i clan Sanno e Hanabishi, entrambi appartenenti alla Yakuza, è vinta dai secondi; Otomo è quindi costretto a lasciare il Giappone. L'uomo tornerà anni dopo per risolvere, una volta per tutte, i conti lasciati aperti...

Metadata
Regista Takeshi Kitano
Titolo originale Outrage Coda
Data di uscita 12 dicembre 2017
Nazione Giappone
Durata 1 h 44 min
Attori
Cast: Takeshi Kitano, Toshiyuki Nishida, Ken Mitsuishi, Sansei Shiomi, Yutaka Matsushige, Tatsuo Nadaka, Hakuryû, Ikuji Nakamura, Ren Osugi
Trailer

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Presentato fuori concorso come titolo di chiusura al Festival di Venezia 2017, il nuovo film di Takeshi Kitano, “Outrage coda”, è il capitolo conclusivo di una trilogia di successo (i capitoli precedenti sono “Outrage” e “Outrage beyond”) che ha segnato il ritorno del regista giapponese allo yakuza-eiga dopo la controversa trilogia del suicidio artistico (“Takeshis’”, “Glory to the filmmaker”, “Achille e la tartaruga”). Pienamente in linea con i due capitoli precedenti, che assieme a questo costituiscono un vero e proprio film in tre atti, “Outrage coda” mette ancora una volta in scena, in maniera geometrica e glaciale, una violenta guerra tra clan e fazioni basata su intricati giochi di potere, ambizioni smisurate e vendette personali. Ma a parte questo “Outrage coda” è un film dal sapore quasi testamentario, attraverso cui Kitano riflette sul proprio ruolo di attore e regista e sulla fine di un genere cinematografico. A dispetto della sua presenza marginale in quella che è un’opera decisamente corale, il personaggio interpretato da Kitano è il vero e proprio fulcro su cui si muove l’intero racconto: fedele e leale come uno yakuza d’altri tempi, Otomo è l’imprevedibile mina vagante che scardina i precari equilibri di volta in volta ricostituiti.

Considerato da tutti un gangster fuori moda, Otomo è l’unico a contrapporsi agli yakuza vecchi e nuovi che sembrano agire in modo meccanico, guidati esclusivamente dall’avidità e l’ambizione. Dietro la sua maschera imperscrutabile, Otomo nasconde una malinconia nerissima per un mondo che non c’è più, ed è difficile non riconoscere in lui l’alter-ego di un regista che, dopo aver attraversato una difficile crisi artistica all’inizio degli anni 2000, non ha più smesso di riflettere sulla propria posizione all’interno del cinema giapponese. La trilogia “Outrage” segna il ritorno di Kitano al genere che lo ha reso celebre negli anni ’90 e quest’ultimo capitolo sembra richiamare esplicitamente il suo capolavoro “Sonatine”: restano le ellissi e i fuori campo, le inquadrature geometriche e le improvvise esplosioni di violenza, ma lì dove trovavano spazio le parentesi giocose, la poesia struggente e gli squarci incantati, c’è ora posto solamente per un realismo pessimista che non riesce a evadere nemmeno per un minuto dai freddi uffici degli yakuza e dai loro rigidi incontri, sempre più simili a riunioni finanziarie. È il segno più evidente di un’epoca che si è conclusa, della fine di un mondo e di un cinema che Kitano sembra voler raccontare per l’ultima volta, nella sua opera più funerea e dolorosa dai tempi di “Dolls”.

Voto dell’autore:4.0 / 5

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