Passengers - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
2.85/5

Passengers

RANKING
2173° su 2562 in Generale
104° su 133 in Fantascienza
20161 h 56 min
Trama

Aurora Lane e Jim Preston sono i protagonisti di un’avventura a bordo di una navicella spaziale in viaggio verso una nuova vita su un altro pianeta. Il viaggio prende un risvolto imprevisto quando un malfunzionamento delle loro capsule di ibernazione li risveglia misteriosamente 90 anni prima dell’arrivo a destinazione. Mentre Jim e Aurora cercano di scoprire le cause dell’avaria, finiscono per innamorarsi… ma il loro idillio viene minacciato dall’imminente distruzione dell’astronave e dalla scoperta della verità dietro il loro risveglio.

Metadata
Regista Morten Tyldum
Titolo originale Passengers
Data di uscita 30 Dicembre 2016
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 56 min
Attori
Cast: Jennifer Lawrence, Chris Pratt, Michael Sheen, Laurence Fishburne, Andy García, Aurora Perrineau, Julee Cerda, Kimberly Battista, Jamie Soricelli, Shelby Taylor Mullins, Marie Burke, Kristin Brock, Vince Foster, Kara Flowers, Kevin Tan, Robert Larriviere, Jeff Olsen, Ana Gray, Stephen M. LaBar Jr., Conor Brophy, Kelli Pardo, Barbara Jones, Inder Kumar, Emma Clarke
Trailer
Passengers

Non parte male, “Passengers” di Morten Tyldum: una nave futuristica chiamata Avalon emerge dal vuoto dello spazio profondo e si fa largo dentro una fascia di meteoriti, superandoli indenne. Il silenzio esterno abita anche il suo interno: non c’è movimento alcuno, equipaggio e passeggeri sono in uno stato di sonno criogenico, iniziato da 30 anni e che dovrà durarne altri 90, per raggiungere la colonia Homestead II. Poi per un malfunzionamento della sua capsula Jim Preston (Chris Pratt) si sveglia in anticipo dal suo lungo letargo, scoprirà di essere solo e destinato a passare la sua intera esistenza dentro una nave spaziale, in mezzo all’universo. Così “Passenger”, dopo essersi mostrato come fantascienza, assume le fattezze di un altro genere cinematografico, più vicine al survival-movie: Jim tenterà in tutti i modi di ristabilire il sonno forzato, ma senza esiti positivi, e sarà costretto ad accettare la sua situazione, quella di un naufrago solitario in un’isola deserta, fino alla fine dei suoi giorni. Moderno Chuck Noland del “Cast Away” di Robert Zemeckis, troverà nel robot-barista Arthur (Michael Sheen) il suo “Wilson” con cui parlare, sfogarsi o a cui chiedere talvolta perle di saggezza che possano alleviare la sua disperata situazione.

Se inizialmente il gioco funziona e i passatempi che offre questa nave-crociera lo aiutano a non pensare, il trascorrere del tempo continua inesorabile, come una macina, a distruggere prospettive e accettazioni, e ad allargare all’infinito un vuoto sempre più interiore. Jim subisce dentro di sé la pena dello spazio: eterno, vuoto, buio e muto. Pur adagiandosi troppo spesso su un montaggio frenetico, invece di dare respiro a questa lacerante interiorizzazione con maggiori sospensioni narrative e sguardi interlocutori, Tyldum riesce comunque a trasmettere il senso di inquietudine del suo protagonista: la folta barba, la bottiglia in mano e qualche straccio come vestito sono i rimandi oggettivi più chiari al naufrago arresosi al destino, e un paio di sequenze, come la scelta (poi ritirata) del suicidio, creano la giusta tensione e presa emotiva. E proprio il destino costituisce il richiamo ad un pronunciamento anche filosofico, da non sottovalutare. Ma intanto “Passengers” cambia ancora aspetto: Jim si innamora di un passeggero, Aurora Lane (Jennifer Lawrence), donna bellissima, giornalista e scrittrice con in serbo l’articolo del secolo, che sta ancora placidamente dormendo all’interno della sua capsula.

Il desiderio di risvegliarla, per poter godere della sua presenza e sconfiggere la solitudine, alla fine vince sul senso morale, e l’atto egoistico inizia a sfumare i suoi contorni con il grido d’aiuto di chi sta annegando e cerca un’altra anima che possa quantomeno mitigare l’inevitabile. Aurora si sveglia, Jim le fa credere che, come per il suo caso, sia stato un guasto, così i due iniziano a conoscersi e ad amarsi. Il film di Tyldum diventa una storia d’amore, con tutti i “sintomi” del caso: non così struggente né originale, non così appassionante, ma che vive proprio per la condizione di costrizione dei due amanti, i quali si donano speranza l’uno con l’altra, ed è alimentata a livello narrativo dalla suspense che soggiace a quel tremendo segreto in attesa di essere rivelato. E lo svelamento avviene: da qui in avanti si rompe pressoché ogni cosa. Si rompe la love story, ovvio: Aurora trattiene a fatica un dissidio tremendo che la sua interprete, Jennifer Lawrence, riesce a restituire con le giuste dosi di strazio e dramma. Ma si rompe anche “Passengers”, che non sa più su quali percorsi muoversi e inventa stratagemmi senza logica per andare avanti: il personaggio di Laurence Fishburne, il tecnico Gus, pare svegliarsi non per un altro malfunzionamento della navicella, che sta effettivamente “affondando”, ma per un malfunzionamento di sceneggiatura o quasi per volontà del regista, che aveva bisogno di giustificare alcuni passaggi narrativi chiave per arrivare ad un finale consolatorio e ristabilire un certo ordine.

Se i due amanti salvano la nave dalla distruzione, e riscoprono l’amore ricucendo il loro rapporto, il film, dal canto suo, non riesce a non deflagrare, schiantandosi in un finale così telefonato che spegne anche quel minimo di afflato filosofico segnalato in principio: è obbligatorio che l’amore abbia sempre bisogno di un atto eroico di salvezza per essere notato? Che non si possa affrancare da logiche di convenienza, consequenzialità e compromesso? Che il salvataggio dell’intera ciurma non sia visto nemmeno un po’ in senso epico, in seno a quel destino e quella volontà che hanno portato i due protagonisti ad essere lì in quel preciso momento? E la possibilità di un sonno criogenico dentro la capsula medica, buttata là nel finale, è un’altra forzatura narrativa che il film avrebbe potuto risparmiarsi. Se “Passengers” avesse ricercato invece la propria ragione artistica dentro un discernimento dei suoi personaggi, dentro l’umano e i sensi dell’esistenza, se rispettando la sua natura camaleontica avesse percorso sentieri più impervi, di sicuro avrebbe raggiunto una vetta notevole. Ma rimangono solo le briciole, disseminate lungo il tragitto.

Voto dell’autore:2.5 / 5

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