Paterson - Recensione

Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 3 voto/i
4.20/5

Paterson

RANKING
137° su 2323 in Generale
12° su 406 in Commedia
20161 h 58 min
Trama

Paterson è un autista di autobus che vive a Paterson, New Jersey, con la moglie Laura e il cane Marvin. L'uomo conduce una vita ordinaria e rituale, ma scrivendo poesie ha la possibilità di distaccarsene e raccontare sfumature e dettagli.

Metadata
Regista Jim Jarmusch
Titolo originale Paterson
Data di uscita 22 dicembre 2016
Nazione Stati Uniti
Durata 1 h 58 min
Attori
Cast: Adam Driver, Golshifteh Farahani, Kara Hayward, Sterling Jerins, Helen-Jean Arthur, Owen Asztalos, Kacey Cockett, Luis Da Silva Jr., Jared Gilman, Chasten Harmon, William Jackson Harper, Frank Harts, Barry Shabaka Henley, Joan Kendall, Dominic Liriano, Johnnie Mae, Rizwan Manji, Brian McCarthy, Method Man, Jaden Michael, Sophia Muller, Masatoshi Nagase, Nellie, Trevor Parham, Troy T. Parham, James Van Treuren, Martin Van Treuren, Jorge Vega
Trailer

Jim Jarmusch è un regista-poeta. L’ha dimostrato anche in film più propriamente di genere che non si prestavano ad un tale approccio ma che contenevano dentro di sé, a volte celati tra le righe della narrazione, frammenti di suggestione ed incanto, che evocavano la sostanza di una poesia, una narrazione in versi, in figure retoriche, dissonanze e storture, ma con ritmo e amalgamata musicalità. Mi era già capitato di dire a proposito del cinema di Jim Jarmusch che è un cinema che nasconde quello che mostra e mostra ciò che nasconde; come fa appunto la parola poetica, che il poeta-regista va ricercando attraverso le immagini e i codici del linguaggio cinematografico. Con “Paterson” Jarmusch compone poesia, il cui senso è ben condensato nella poesia finale dal suo protagonista che si chiama Paterson e vive a Paterson (una sorta di scatola-cinese, questa, che è già di per sé poetica), fa l’autista di autobus e scrive poesie su un taccuino, perché non ha né cellulare né computer.

Quella poesia pensata e composta nell’atto conclusivo di una settimana intera apparentemente monotona, routinaria e rituale, e dopo aver perso definitivamente le parole scritte in precedenza, e perciò dopo aver trattenuto rabbia e lacrime, in un’implosione interna che solo un grande attore, come lo è ormai Adam Driver, avrebbe saputo gestire e restituire così straordinariamente, e dopo l’incontro casuale con un uomo “lontano” per origini, ma che ama lo stesso poeta (William Carlos Williams di Paterson), e che gli suggerisce come “una pagina bianca offre più possibilità”, e come anche solo un’affermazione onomatopeica può bastare per riscoprire la poesia che è dentro la vita. Ecco, quella poesia, scritta così, a margine di questo percorso esistenziale e di un modo di vivere anch’esso volutamente marginale, e prima poesia di un nuovo inizio, racconta del ricordo di una canzone, ma non dell’interezza del testo di quella canzone, solo di una riga: una sola riga. E “Paterson” non è altro che una riga per Jarmusch: una riga di qualcosa di più ampio, che lui non ricorda e che non dà a noi modo di ricordare. È il verso di una poesia: una poesia non alta, non aulica, non di quelle ricche di metafore o simbolismi, ma una poesia più prettamente moderna, plasmata di frammenti di normalità che si caricano di essenzialità, così dense di quotidianità che si strutturano proprio nella ciclicità del quotidiano, che affastellano momenti di vita, gesti ripetuti, intese d’amore, sguardi, carezze e baci. Cose semplici.

Un verso d’amore, ma che vive di contrasti: Paterson, chiuso e più taciturno, vive di riflesso l’esuberanza e il fiume di parole di Laura (Golshifteh Farahani), il bianco e il nero, l’amore corrisposto e quello non corrisposto, il mondo esterno e quello interno. Un verso d’amore che mette in luce i disordini di un’esistenza, che sono “nuance”, tocchi di asimmetrie, anche in una vita da linea retta: incontri casuali con un rapper alla lavanderia automatica, con una bambina poetessa; oppure autobus che si rompono, il paletto della cassetta della posta che non riesce a stare dritto. Marvin è il cane della coppia: testimone della ripetitività e primo responsabile della sua rottura. Anche nella perfezione della circonferenza c’è dissesto: silenzioso e sommesso, ma presente. Paterson accetta queste inclinature, come accetta quel paletto della posta storto, dopo aver cercato di riportarlo in asse ogni sera di ogni giorno della settimana. Il verso poetico “Paterson”, scritto da Jim Jarmusch, scolpisce il tempo e rivela tutta la bellezza e l’essenza di un’esistenza ordinaria.

Voto dell’autore:4.3 / 5

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