Paulette - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato da vedere
sulla base di 2 voto/i
3.90/5

Paulette

RANKING
550° su 2562 in Generale
63° su 453 in Commedia
20121 h 27 min
Trama

Una spigliata anziana, Paulette, vive da sola nel suo appartamento nella periferia di Parigi, ma la sua misera pensione basta a malapena a farla arrivare a fine mese. Osservando con occhio curioso i traffici loschi del suo quartiere, Paulette deciderà di rimboccarsi le maniche per guadagnarsi qualche soldo in più, anche se in maniera poco ortodossa, spacciando cannabis con dolcetti di raffinata pasticceria.

Metadata
Regista Jérôme Enrico
Titolo originale Paulette
Data di uscita 6 Giugno 2013
Nazione Francia
Durata 1 h 27 min
Trailer
Paulette

Dopo l’irriverente giardiniera che nella verde Cornovaglia coltivava piantine di marijuana nel famoso “L’erba di Grace”, sui grandi schermi torna lo scottante tema della droga con una nuova divertentissima commedia, “Paulette” di Jérôme Enrico, questa volta connotata dall’infallibile stampo del cinema francese. Protagonista della pellicola, una vecchietta tutt’altro che deliziosa: Paulette è acida, scorbutica, senza peli sulla lingua e per di più razzista, perfino con il suo povero nipotino, nato dalla relazione tra sua figlia e un poliziotto di colore. Nel suo quartiere multietnico, tra i ricordi del marito defunto ormai da dieci anni e gente di ogni etnia che infastidisce la sua vista, l’arzilla signora cerca di campare come meglio può, rovistando spesso nella spazzatura alla ricerca di preziosi bottini da intascare e portarsi segretamente a casa. Il foulard legato sotto il mento, l’ampio impermeabile verde marcio e la borsa saldamente appesa al braccio la fanno sembrare in apparenza un’anziana qualunque: una di quelle che, dopo aver sbrigato le faccende di casa, nel pomeriggio se ne vanno a giocare a carte con le amiche per sparlare della vita che scorre frenetica al di fuori della loro età ormai avanzata.

In effetti, prima di scoprire gli effetti prodigiosi della cannabis, la routine di Paulette non è affatto straordinaria, anzi è tutt’altro che movimentata. Ma ciò che la contraddistingue, oltre al carattere rude e antipatico e al suo linguaggio colorito, è l’incredibile forza di volontà in virtù della quale la protagonista non è per nulla simile a quelle vecchiette che sentono il peso dell’età in ogni articolazione del corpo e dell’anima. La curiosa Paulette osserva, scruta e scopre un espediente, quello di spacciare hashish, efficacissimo per fare affari. Senza alcun problema si presenta alla porta dell’abitazione del capobranco di quei mascalzoncelli che spacciano nel suo affollato quartiere: da questo punto, la storia si colorerà di favolose sfumature ironiche, simpatici equivoci e dolci dal sapore alquanto inusuale. Il regista Jérôme Enrico riesce a proporre una vicenda estremamente appassionante, che fonde con una semplicità non da poco due temi piuttosto controversi: la droga e l’immigrazione.

Ma entrambi i temi vengono trattati con spensieratezza, cercando di spezzare quelle catene che costringono a subire inutili censure, spesso dovute non tanto alla paura di offendere gli occhi e le orecchie degli spettatori, quanto all’incapacità di trovare una modalità narrativa adeguata. Bernadette Lafont, con un’interpretazione squisita che le è valsa il premio come miglior attrice al Bari International Film Festival, dà vita infatti ad un personaggio senza precedenti, completamente “politically uncorrect” con le sue battute sferzanti che non risparmiano proprio nessuno. Il suo carattere infastidisce, sbalordisce e colpisce in un continuum che, pur sviluppando il personaggio in direzione positiva, non le fa perdere la fenomenale grinta di un’anziana signora del tutto sopra le righe. Il ritmo delle scene, la gustosa ironia perfettamente dosata in modo da infondere una paradossale leggerezza all’insieme, e l’amalgama degli attori che vestono con disinvoltura i panni dei loro personaggi rendono questo film una vera e propria boccata d’aria fresca.

Non vi è comunque da stupirsi della straordinaria efficacia di “Paulette”, visto che molte delle commedie francesi uscite negli ultimi anni, come per esempio “Quasi amici”, hanno conquistato il pubblico internazionale grazie ad un’identica irriverenza. Il segreto sta proprio nella capacità di abbandonare qualsiasi pudore e mostrare la realtà nei suoi aspetti più basici: ciò non vuol dire privarla degli ingredienti che il buon cinema riesce sempre ad aggiungere, ma bensì mostrarla nella sua nuda quotidianità, pregi e difetti inclusi, limitandosi a colorarla con qualche spiritosa caricatura per renderla più frizzante. Di nuovo – senza nascondere un filo d’amarezza per un’Italia che rispetto a opere di tal genere ha ancora tanta strada da fare – un meritato “chapeau” al cinema francese, valido, poetico e, specialmente in questo caso, divertente come non mai.

Voto dell’autore:4 / 5

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