Paura - Recensione


Voto staff filmedvd

Film considerato passabile
sulla base di 2 voto/i
3.20/5

Paura

RANKING
1841° su 2562 in Generale
64° su 113 in Horror
20121 h 44 min
Trama

La noia è una brutta bestia e può condurre in luoghi proibiti, dove non è oro tutto ciò che luccica. Tre amici della borgata capitolina, Simone, Ale e Marco, decidono di trascorrere un week-end nella villa del ricco Marchese Lanzi, collezionista di auto d’epoca e chitarre. Uno dei tre ragazzi, Ale, fa il meccanico, e nel controllare l’automobile del Marchese trova una copia delle chiavi della sua villa. La curiosità è tanta, e così Ale trascina nell’avventura i due annoiati amici. Ma nella cantina della villa si nasconde un terribile segreto…

Metadata
Titolo originale Paura
Data di uscita 15 Giugno 2012
Nazione Italia
Durata 1 h 44 min
Trailer
Paura

La paura è di casa. Anche i Manetti Bros cedono alla tentazione di ambientare un film del terrore all’interno di una dimora, che in questo caso non è spettrale ma comunque motivo di mistero oltre che di fascinazione ancestrale. Nelle atmosfere vagamente argentiane del film “Paura” i due fratelli romani, Marco e Antonio, dipanano un morboso thriller che sfocia nell’horror solo nella parte finale, riuscendo a frazionare con sapienza una discreta tensione. Cantilene e sussurri, Ernst Hoffmann scrittore e l’oscurità che si avvicina lentamente, il death metal e l’hip hop, una lezione su Mario Bava all’università, un sadico torturatore che anche se non sembra un certo Szell (vedi “Il maratoneta”) lo riporta alla mente almeno per un attimo.

Il cinema dei Manetti Bros non cita, ma prende un po’ da tutto e da tutti, ricavandone qualcosa di creativo nel saporito gioco di rimandi. Quel che lascia perplessi è la loro traboccante parodia di un genere, in questo caso in grado di dileggiare i suoi stessi antieroi, che con estrema facilità finiscono ogni volta per cacciarsi in trappole evitabilissime. “Paura” costruisce tale parodia con farseschi dialoghi che a volte sfociano nell’imbarazzo e nell’inverosimiglianza della sceneggiatura, che giocoforza volutamente viene a galla. Non basta la volontà di prendersi in giro e di prendersi gioco di un genere apparentemente logoro e sempre bistrattato in Italia. I rimandi all’uomo nero e al racconto di Hoffmann si spengono come le luci nel finale, quando ormai te lo aspetti.

In un horror che non è demenziale, se il ridere sorpassa il brivido, allora qualcosa non ha funzionato a dovere o non ha voluto funzionare. Però in “Paura” c’è del mestiere: nella concatenazione degli eventi e nella costruzione della suspense, nell’opprimente gestione delle atmosfere cupe degli interni e nei famigerati effetti gore del solito Sergio Stivaletti. E così il film tiene fino alla fine dei giochi, neanche tanto brutali.

Voto dell’autore:3.4 / 5

The following two tabs change content below.

Ultimi post di Federico Mattioni (vedi tutti)

Loading...